Politica 5 Gennaio 2022 12:58

Emergenza-urgenza, arriva la riforma: dipartimento integrato e contratto unico per una gestione uniforme in tutta Italia

La pdl, firmata dai deputati Bologna, Marin e Mugnai, prevede la creazione del medico unico dell’emergenza e istituisce le figure del personale soccorritore e dell’autista soccorritore

di Francesco Torre
Emergenza-urgenza, arriva la riforma: dipartimento integrato e contratto unico per una gestione uniforme in tutta Italia

Creare un sistema nazionale integrato di emergenza sanitaria che superi l’attuale dicotomia tra il sistema di emergenza preospedaliero, il sistema 118, e le strutture di emergenza ospedaliera della medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza. È questo l’obiettivo del progetto di legge presentato alla Camera dal gruppo Coraggio Italia che vede come firmatari i deputati Stefano Mugnai, Fabiola Bologna e Marco Marin.

La proposta si inserisce in un dibattitto già piuttosto acceso tra i fautori della riforma presentata della senatrice M5S Maria Domenica Castellone e appoggiata da SIS 118 e medici di medicina generale e che si contrappone alla Carta di Riva del Garda firmata da diverse società scientifiche come la Simeu, dal sindacato Aaroi-Emac e dalla Croce Rossa.

«È una proposta di mediazione che cerca di fare ordine – spiega Fabiola Bologna a Sanità Informazione -. Dobbiamo mettere attorno al tavolo tutti gli attori per farli ragionare in funzione del bene del malato».

Tra le principali criticità riscontrate spicca quella di un sistema di emergenza-urgenza con caratteristiche eterogenee e dipartimenti di emergenza ospedalieri con modelli organizzativi diversificati, dove le regioni o, addirittura, le singole aziende sanitarie, hanno organizzato un servizio di emergenza-urgenza fondato su percorsi formativi e modelli organizzativi diversi e non armonizzati e in cui, soprattutto, l’integrazione con i servizi ospedalieri continua a presentare forti aspetti di debolezza.

Secondo Marin, Mugnai e Bologna manca un modello organizzativo fondato su standard omogenei a livello nazionale e nella maggior parte delle regioni il servizio del soccorso si fonda quasi completamente sull’impegno delle organizzazioni di volontariato.

L’idea di un Dipartimento Integrato di Emergenza

Il fulcro della proposta è l’istituzione del Dipartimento integrato di emergenza (DIE) che ha il compito di coordinare gli interventi di emergenza-urgenza sanitaria adottando percorsi clinici, assistenziali, organizzativi e gestionali integrati nell’ambito del servizio preospedaliero e ospedaliero di emergenza-urgenza, allo scopo di assicurare una gestione tempestiva e appropriata delle emergenze e delle urgenze sanitarie. Il DIE aggrega le strutture del servizio preospedaliero e ospedaliero di emergenza-urgenza ed esercita le funzioni di competenza nelle aree provinciali, interprovinciali, di area vasta o di area metropolitana in cui sono situati i presìdi ospedalieri gerarchicamente organizzati nel modello delle reti cliniche tempo-dipendenti ‘hub-spoke’. Nel DIE opererà la figura professionale del medico unico di emergenza, sulla base di percorsi clinico-assistenziali condivisi e di criteri di rotazione programmata dei professionisti sanitari operanti nelle diverse articolazioni del servizio preospedaliero e ospedaliero di emergenza-urgenza.

«La nostra proposta – spiega Bologna – è frutto dell’ascolto di alcune società scientifiche, ma naturalmente può essere migliorata. La finalità è quella di avere una ‘équipe unica’, un dipartimento in cui infermieri e medici siano in stretta collaborazione con coloro che lavorano nel Pronto soccorso, nell’osservazione breve e nell’osservazione intensiva. Per questo pensiamo alla creazione di un dipartimento che possa unirli, anche per avere dei protocolli univoci. A volte l’uno non sa cosa fa l’altro».

La proposta di legge punta ad istituire le figure professionali del personale soccorritore e dell’autista soccorritore e prevede la definizione di un percorso formativo specifico a livello nazionale con un livello minimo di formazione e la certificazione delle competenze necessarie per l’attività di soccorso.

«Vogliamo superare il dualismo medici ospedalieri-medicina generale con la creazione del dipartimento integrato di emergenza» aggiunge Fabiola Bologna che non chiude al contributo delle associazioni di volontariato: «Va preservato ma deve rientrare all’interno di una formazione specifica. Però non può essere messo da parte: molte persone che fanno volontariato in un secondo momento si vanno a professionalizzare, è un veicolo non solo sociale ed etico ma anche di professionalità».

La forma contrattuale

Secondo la proposta di legge di Coraggio Italia bisogna superare la presenza nel medesimo sistema di medici con differenti tipologie contrattuali e favorire l’inquadramento del personale medico in ruoli con contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato.

«La contestuale presenza di medici titolari di contratti diversi, convenzionati e dipendenti, soprattutto nell’emergenza preospedaliera 118 – si legge nella nota introduttiva alla pdl – e di medici titolari di contratto di lavoro dipendente, in maggior parte nelle strutture di Pronto soccorso-osservazione breve intensiva, è una delle gravi debolezze dell’attuale organizzazione del sistema, insieme alla mancanza di standard organizzativi uniformi a livello nazionale».

La legge punta su un organico unico, con un’unica tipologia contrattuale e prevede che i medici convenzionati i quali alla data di entrata in vigore della presente legge sono impiegati, in forza di contratto a tempo indeterminato, da almeno cinque anni, nel servizio di emergenza urgenza territoriale, siano inquadrati, a domanda e previo superamento di apposita prova di idoneità.

L’articolo 6 prevede, inoltre, di riservare in via eccezionale e sperimentale ai medici convenzionati di emergenza territoriale l’accesso ai posti per la specializzazione in medicina d’emergenza-urgenza rimasti vacanti durante l’ultima tornata concorsuale, annullando la vigente incompatibilità tra la convenzione dei medici di medicina generale e l’iscrizione alla scuola di specializzazione e stabilendo il loro inquadramento contestuale nei ruoli della dirigenza medica a tempo indeterminato, con conservazione dell’anzianità di servizio maturata come medici convenzionati.

 

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