Politica 27 Dicembre 2018

Deroga iscrizione Ordini, Beux (TSRM e PSTRP): «Condividiamo obiettivi ma così si rischia sanatoria. In decreti attuativi si ponga rimedio o faremo da soli»

Il provvedimento inserito in legge di Bilancio prevede che chi ha lavorato 36 mesi negli ultimi 10 anni possa continuare ad esercitare anche senza i titoli per iscriversi al maxi Ordine delle professioni sanitarie. «Ben venga elenco speciale – spiega Beux – ma per l’iscrizione bisogna introdurre elementi qualitativi come percorso formativo, titolo di studio, inquadramento professionale e retribuzione»

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«Per come è scritta la norma si rischia una potenziale sanatoria. Ma ora ci auguriamo che quegli elementi qualitativi che mancano siano inseriti nel decreto attuativo». Dopo giorni di polemiche Alessandro Beux, Presidente dell’Ordine dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, prova a fare chiarezza sull’ormai famigerato comma 283 bis del maximemendamento alla legge finanziaria. La norma consente di esercitare una delle professioni sanitarie individuate dalla legge 3 del 2018 (dai logopedisti ai podologi) anche senza il possesso di un titolo abilitante per l’iscrizione all’albo professionale, ma solo per chi ha lavorato per un periodo minimo di 36 mesi, anche non continuativi, negli ultimi 10 anni. Un provvedimento che ha spinto molti a definirla una “maxi sanatoria”, ipotesi respinta però dal Ministro Giulia Grillo che invece ha parlato di «norma per mettere fine al caos prodotto da una giungla di corsi regionali che negli anni hanno creato situazioni incontrollabili». Una intenzione e una finalità che sono condivise dall’Ordine TSRM e PSTRP, da sempre favorevole a una soluzione “politica” della questione, che però contesta l’assenza di una normativa più stringente: «In questo modo – sottolinea Beux – chi è stato assunto come cuoco e poi è andato a fare il dietista, se lo ha fatto per 36 mesi negli ultimi 10 anni, potrebbe essere sanato per la seconda professione». Per Beux l’iscrizione all’elenco speciale, così come previsto dal testo, deve avvenire soprattutto sulla base di altri requisiti come il percorso formativo seguito, il titolo di studio, la modalità di accesso al mondo del lavoro, l’inquadramento e la retribuzione. In mancanza di normativa saranno gli Ordini a far valere questi criteri qualitativi: «Gli Ordini TSRM PSTRP – sottolinea Beux – non iscriveranno abusivi, nemmeno agli elenchi speciali».

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Presidente, proviamo a fare chiarezza. Perché voi contestate il provvedimento del governo?

«Nessuno ha voluto una sanatoria e certamente non l’ha voluta il Legislatore. Si parla di sanatoria nella misura in cui all’interno della norma, nella fattispecie il comma 283 bis, ci sono solo elementi quantitativi e non anche, come noi abbiamo suggerito, qualitativi. È l’assenza esplicita di elementi qualitativi che la trasforma, pur non essendo stata pensata e ricercata come tale, in una potenziale sanatoria. Questo avviene nel momento in cui la norma prevede la deroga per chi ha esercitato per 36 mesi negli ultimi 10 anni senza andare a vedere il percorso formativo e il titolo sulla base del quale i soggetti sono entrati nel sistema sanitario e senza preoccuparsi del modo in cui l’hanno fatto e di quello in cui sono stati inquadrati e quindi retribuiti. Noi auspichiamo che accanto all’elemento quantitativo nel decreto attuativo vi siano una serie di elementi qualitativi che già abbiamo suggerito e di cui c’è bisogno per fare le cose perbene. Tutti, a partire da noi, da mesi siamo al lavoro per una soluzione politica per coloro per cui è doverosa: ci saremmo potuti limitare a fare entrare negli Ordini chi aveva il titolo, scaricando sugli altri soggetti istituzionali tutte le responsabilità della gestione di coloro che restavano fuori, ma abbiamo sempre posto anche la questione della soluzione politica, perché nel mondo professionale che noi osserviamo ci sono competenze che vanno messe in protezione. A queste persone dev’essere consentito di operare come fanno da decenni pur non avendo oggi un titolo idoneo all’iscrizione all’albo. Se la strada individuata dal Legislatore è l’iscrizione ad un elenco speciale, ben venga quella strada, ma poi sono importanti gli elementi sulla base dei quali ci si può iscrivere a quell’elenco speciale. I soli elementi quantitativi rischiano di trasformare le buone intenzioni in una sanatoria pur non essendo stata pensata come tale».

Cosa si può fare adesso?

«Quegli elementi qualitativi che non ci sono nella legge dovranno essere inseriti all’interno del decreto attuativo».

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Siete in contatto con il Ministro e con chi definirà il decreto?

«Sì, il confronto col Ministero è costante; la settimana scorsa abbiamo anche incontrato l’onorevole Lorefice che per conto del Movimento Cinque Stelle ha seguito la questione. Ci siamo trovati ancora una volta d’accordo sul fatto che qualcosa si sarebbe dovuto fare: l’oggetto del contendere non era e non è sul cosa fare ma sul come. Le intenzioni e le finalità erano e continuano ad essere condivisibili, le modalità non ancora».

Il mondo della sanità si è diviso: c’è chi lo considera una norma molto negativa, come l’AIFI e chi, come la Fnopi, la valuta quasi positivamente. Com’è possibile questa discrepanza nelle valutazioni?

«Una possibile spiegazione potrebbe essere che alcune professioni, tra cui gli Infermieri, sono ordinate da molti decenni e quindi non hanno professionisti interessati da una potenziale sanatoria, perché, tolti gli abusivi, coloro che esercitato sono tutti iscritti agli albi, come per le Ostetriche, gli Assistenti sanitari e i Tecnici di radiologia. La riabilitazione, area alla quale appartengono i Fisioterapisti, invece è stata ordinata solo all’inizio dell’anno, con la legge 3 del 2018; ma le professioni di quell’area non sono state create con la legge ed esercitano da decenni. In quell’area può essere entrato anche chi non ne aveva tutti i requisiti e/o qualcuno può essere stato chiamato a fare più di quel che gli era consentito dall’abilitazione, non tanto nel pubblico, quanto nel privato e nelle cooperative».

Ha visto che ora c’è l’elenco ufficiale dei master delle professioni sanitarie. Questo potrebbe aiutare a una migliore definizione e gestione della questione?

«No, perché i master riguardano il futuro prossimo. Mentre qui il tema è ciò che è stato, il passato. E adesso il rischio è che, sulla sola base degli elementi quantitativi, si legittimi chi non ne ha titolo».

È fiducioso che nel decreto attuativo ci siano gli elementi qualitativi che al momento mancano?

«Sì perché questi elementi qualitativi sono indispensabili per capire chi tra quelli che sono entrati nel sistema sanitario pur non possedendo oggi un titolo idoneo all’iscrizione all’albo possa continuare ad esercitare. Per evitare che questo gruppo di soggetti sia pensato come una sorta di “mostro di Loch Ness”, cioè un mito di cui tutti parlano ma di cui nessuno ha fatto esperienza, abbiamo fatto un esempio concreto, perché ci siamo resi conto che ci riferivamo a una fattispecie che gli interlocutori non riuscivano a focalizzare. Quella persona, T.R., si è laureata nel 1992 – la formazione universitaria per le professioni sanitaria sarebbe arrivata solo quattro anni dopo -, ma pur essendo entrata in università adesso non ha un titolo riconosciuto idoneo. Ma quella persona a suo tempo fece un concorso pubblico presso una Ussl, fu assunta e dall’epoca lavora ed è retribuita come educatore professionale. Questi sono gli elementi qualitativi che consentiranno di valutare chi, tra quelli che hanno lavorato per 36 mesi negli ultimi 10 anni, ha titolo per continuare a farlo pur non potendosi, come T.R., iscrivere all’albo, ma all’elenco speciale ad esaurimento. Per contro, quelli che non avranno anche gli elementi qualitativi non potranno iscriversi, per cui andremo eventualmente anche a ripristinare la legalità laddove si era generato un illecito».

Voi come vi comporterete se questi elementi qualitativi non dovessero arrivare?

«Li adotteremo perché chi iscriverà saranno i singoli Ordini e gli Ordini, enti pubblici sussidiari dello Stato, dovranno iscrivere sulla base di elementi oggettivi, certamente quelli di tipo quantitativo che ci ha consegnato la legge, ma anche altri di tipo qualitativo, che se non saranno consegnati dal dm, ci daremo noi».

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