Politica 14 Gennaio 2022 11:22

Carnevali (Pd): «Su sostegno psicologico fare di più, non può essere condizionato a possibilità economiche»

La capogruppo dem in commissione Affari sociali si dice soddisfatta dell’obbligo vaccinale per gli over 50: «La vaccinazione è lo strumento di prevenzione che più ci permette di contenere l’epidemia ma soprattutto di evitare i ricoveri e di finire in terapia intensiva»

di Francesco Torre
Carnevali (Pd): «Su sostegno psicologico fare di più, non può essere condizionato a possibilità economiche»

Obbligo vaccinale, Didattica a distanza, bonus psicologo e RSA. È un colloquio a tutto tondo quello con Elena Carnevali, capogruppo del Partito democratico in commissione Affari sociali e da poco nominata coordinatrice del settore RSA all’interno del partito, una delle nomine avvenute di recente all’interno del Dipartimento Sanità con la conferma di Beatrice Lorenzin quale coordinatrice del Forum tematico Politica Sanitaria.

La deputata bergamasca, relatrice nella scorsa legislatura di una legge fondamentale per le persone con disabilitò come quella sul ‘Dopo di Noi’, si è battuta in questi mesi per la proroga delle Usca, resa operativa dalla legge di Bilancio 2022, ma anche per la stabilizzazione dei precari in sanità assunti durante l’emergenza e per l’aumento delle borse di formazione per i medici. Suo un emendamento al Decreto Sostegni bis, la scorsa estate, che ha istituito il ruolo sociosanitario per assistenti sociali, sociologi ed operatori sociosanitari dipendenti del SSN. Ora l’impegno sul fronte del sostegno psicologico, dopo la mancata introduzione del bonus psicologo che sta destando molte polemiche.

Onorevole, lei ora è responsabile del settore RSA per il Pd. Quali sono le priorità?

«Ringrazio innanzitutto Enrico Letta per la fiducia. La priorità è fare chiarezza tra i diversi modelli che ci sono in Italia perché sotto la voce case di riposo, RSA, strutture di ricovero per anziani ci sono modelli organizzativi, strutture organizzative e standard molto diversi. Dall’altro lato credo ci sia soprattutto la necessità di valorizzare una parte di patrimonio: alcune sono IPAB, cioè strutture pubbliche, altre sono fondazioni derivanti da trasformazioni di IPAB: dobbiamo fare in modo che siano all’interno di un sistema che è quello che vorremmo realizzare anche con le risorse del PNRR e che gli consenta di far parte della rete socio-sanitaria assistenziale: molte di queste strutture hanno una cultura geriatrica consolidata e da valorizzare».

Capitolo obbligo vaccinale Covid: siete soddisfatti della scelta di limitarlo agli over 50?

«Noi rivendichiamo il fatto di aver posto un tema e soprattutto di aver seguito una politica di rigore, per questo abbiamo sostenuto le scelte del governo. È stata una scelta di gradualità quella che il governo ha voluto mettere in campo, perché prima di arrivare all’obbligo per gli over 50 sono stati introdotti obblighi in modo graduale: prima le professioni sanitarie, poi i lavoratori delle RSA fino e il personale scolastico e tutti gli altri. Io credo che questa sia stata la strada giusta, da un lato perché ovviamente sappiamo benissimo che la vaccinazione è lo strumento di prevenzione che più ci permette di contenere l’epidemia ma soprattutto di evitare i ricoveri e di finire in terapia intensiva. Credo sia stato un bene che alla fine, per fortuna, abbiamo tenuto questa politica di rigore nei confronti della tutela della persona e della tutela della società. La responsabilità è collettiva».

Resta il problema delle scuole: in questi giorni c’è stato un braccio di ferro tra i fautori della DAD e quelli dell’apertura in presenza…

«I problemi esistono, non possiamo nasconderci. La DAD è un sistema educativo e formativo che di norma è integrato con la didattica in presenza. Quello che dobbiamo tenere presente sono due cose: la prima è che sono quasi due anni che in particolare sono gli studenti sono quelli che hanno pagato di più il prezzo di una didattica faticosa. Sono molto d’accordo quando Draghi dice ‘questo provoca grandi diseguaglianze’. Sono convinta che le probabilità di infezione siano minime a scuola. La scuola è un luogo sicuro e quindi credo che la strada scelta dal governo sia quella giusta. Quello che serve adesso è garantire tutti gli strumenti per facilitare il più possibile il rientro a scuola e sostenere coloro che devono stare in isolamento e quarantena».

C’è molta polemica sul bonus psicologo, saltato all’ultimo dalla legge di Bilancio. È stata un’occasione persa?

«Innanzitutto, non è vero che non è stato fatto nulla in questo ambito. Come ha detto il ministro Speranza in Aula sono stati 38 i milioni stanziati per rafforzare i servizi di neuropsichiatria e per incrementare il personale deputato al sostegno psicologico. Inoltre, abbiamo garantito la continuità dei progetti scolastici di sostegno all’interno della scuola. Il tema vero è che, nonostante questo, bisogna fare di più. Per questo abbiamo proposto un Question time proprio sul tema di come rafforzare il sostegno psicologico: credo sia importante centrare l’obiettivo. Le comunità scientifiche ci stanno dicendo che ci sono condizioni di disagio profondissime non solo nell’adolescenza. Vi posso assicurare che riceviamo molte segnalazioni: c’è un bisogno che non può essere condizionato dalle possibilità economiche dei singoli o delle famiglie».

 

 

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