Politica 13 Febbraio 2020

Aggressioni, ok in commissioni Camera al Ddl sulla sicurezza del personale sanitario. Ma non mancano le polemiche…

Pene aggravate per chi causa lesioni personali gravi (da 4 a 10 anni) e gravissime (da 8 a 16 anni) al personale sanitario e socio-sanitario, ma bocciata la qualifica di pubblico ufficiale per gli operatori sanitari. Rostan (Leu): «Testo imperfetto, inefficace, insufficiente»

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Il Ddl sulla sicurezza del personale sanitario è stato approvato dalle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera. «È un atto dovuto alle migliaia di persone tra medici e operatori delle professioni sanitarie e socio-sanitarie che, purtroppo, ogni giorno rischiano di subire atti di minaccia e di violenza nello svolgimento delle loro funzioni», dichiarano le due presidenti di commissione Francesca Businarolo e Marialucia Lorefice.

«Il provvedimento – spiegano – istituisce un Osservatorio, a costo zero per le finanze pubbliche, con il compito di monitorare gli episodi di violenza e aggrava le pene istituendo un comma all’articolo 583 del Codice penale sulle lesioni personali introducendo quelle gravi (da 4 a 10 anni) e gravissime (da 8 a 16 anni) cagionate a chi esercita violenza contro il personale sanitario e socio-sanitario definito. Il testo prevede anche misure di prevenzione e di informazione tese a contrastare questo odioso fenomeno di cui fanno le spese professionisti al servizio della collettività».

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L’approvazione del testo tuttavia ha lasciato strascichi polemici all’interno della maggioranza. La norma infatti è stata giudicata insoddisfacente dalla vicepresidente della Commissione Michela Rostan. Il motivo è la bocciatura della qualifica di pubblico ufficiale per gli operatori sanitari: il governo ha dato parere negativo all’emendamento e così in Commissione M5S e PD hanno bocciato la norma che è stata votata invece da Leu e Fratelli d’Italia, mentre la Lega aveva abbandonato la Commissione.

«Nel corso di tutto questo tempo ho incontrato decine di operatori sanitari vittime di aggressioni anche brutali, rappresentanti nazionali e locali dei sindacati di categoria, i medici dell’associazione “Nessuno tocchi Ippocrate”, gli operatori del 118, associazioni di professionisti, titolari di strutture cliniche, esperti giuristi e le guardie giurate che operano nelle strutture ospedaliere. Molti di loro sono stati ascoltati in audizione nella Commissione della quale faccio parte. Tutti d’accordo con questa proposta – ha scritto la Rostan su Facebook -. Insieme abbiamo preparato il testo di legge. Ecco perché è un voto che fa male. Che mostra il  più totale disinteresse per i problemi di una categoria che quotidianamente si adopera per tutelare la nostra salute tra mille problemi logistici e organizzativi».

«Io ho fatto tutto quello che potevo – continua -: ho difeso la proposta fino a votare in dissenso da governo e maggioranza. Ora tocca agli altri prendersi la responsabilità delle loro scelte. La mia battaglia è stata limpida e decisa. La legge sulla violenza ai medici e al personale sanitario uscirà dalla Camera imperfetta, inefficace, insufficiente. C’è grande rammarico e grande amarezza. Ma ho l’orgoglio di aver difeso fino in fondo le cose in cui credo» conclude la deputata di Liberi e Uguali.

Sulle stesse posizioni della Rostan anche la Lega, che annuncia battaglia in Aula sul provvedimento. I rappresentanti del Carroccio in Commissione Affari Sociali hanno
protestato contro quella che considerano una retromarcia del governo. La Lega aveva chiesto una sospensione dei lavori per verificare l’informazione riportata dal sottosegretario alla Salute Sandra Zampa di un tavolo nel quale gli operatori sanitari avrebbero dichiarato di non volere più il riconoscimento del ruolo di pubblico ufficiale. Ma la richiesta è stata negata, secondo quanto dichiarato da Roberto Turri, capogruppo Lega in Commissione Giustizia, e Massimiliano Panizzut, capogruppo Lega in Commissione Affari Sociali, e da tutti i componenti Lega delle rispettive Commissioni.

«Abbiamo chiesto un accantonamento dell’emendamento per approfondire il nuovo elemento, ma i relatori sono rimasti rigidi sulla loro posizione. Da qui la decisione del gruppo Lega delle Commissioni Giustizia e Affari sociali» spiegano gli esponenti leghisti.

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