Voci della Sanità 3 Novembre 2017

Veneto, i medici confermano lo sciopero. Crisarà (FIMMG): i pazienti sono con noi

In Veneto medici di famiglia non mollano, e se nelle prossime ore la Regione non farà passi avanti concreti nella trattativa, passeranno alla chiusura per due giorni degli ambulatori. Da oltre un mese prosegue infatti la protesta limitata al mancato trasferimento dei dati informatici delle ricette, ma la fase due sarà quella della serrata, con […]

In Veneto medici di famiglia non mollano, e se nelle prossime ore la Regione non farà passi avanti concreti nella trattativa, passeranno alla chiusura per due giorni degli ambulatori. Da oltre un mese prosegue infatti la protesta limitata al mancato trasferimento dei dati informatici delle ricette, ma la fase due sarà quella della serrata, con ambulatori chiusi intanto l’8 e il 9 novembre, mentre dal 13 dicembre si passerà eventualmente a tre giorni la settimana su cinque, calcolando poi che già sabato e domenica i medici di famiglia non ricevono i pazienti.

Come si legge sul sito della Fimmg: «La Regione ha fatto qualche passo avanti, ha aperto al dialogo con i nostri sindacati di categoria, ed è un fatto che apprezziamo», afferma Domenico Crisarà, segretario generale regionale della Fimmg, «ma per sospendere la protesta abbiamo bisogno di passi concreti, di cambiamenti effettivi. Quali? Tutti quelli di cui stiamo discutendo da settimane. Dal percorso informatico al fascicolo sanitario, dallo sblocco delle medicine di gruppo integrate al via libera per tutti i posti letto previsti nelle strutture intermedie come gli ospedali di comunità e gli hospice. Secondo noi basta la volontà, non è difficile attuare tutto quando previsto oltre due anni fa dal nuovo Piano sociosanitario regionale».Intanto i medici di famiglia incassano il supporto dei loro stessi pazienti, in particolare i più bisognosi di assistenza. «Ci continuano a sostenere e ringraziare perché hanno capito che stiamo protestando anche per loro», prosegue Crisarà. «Soprattutto i malati cronici che necessitano di assistenza domiciliare, e che sono quelli che in questo momenti soffrono di più la situazione e la mancanza di servizi territoriali adeguati» conclude.

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