Voci della Sanità 2 Maggio 2018

“Telemedicina in emergenza-urgenza”, il convegno CIMO a Perugia

La Telemedicina ancora non decolla in Italia, è stata adottata a macchia di leopardo o con investimenti sbagliati, mentre in tutto il mondo i suoi vantaggi sono riconosciuti e sfruttati in termini di efficacia, qualità e risparmio. Prende le mosse da questo scenario il confronto tra esperti dedicato a “Telemedicina in emergenza-urgenza” organizzato dal sindacato […]

La Telemedicina ancora non decolla in Italia, è stata adottata a macchia di leopardo o con investimenti sbagliati, mentre in tutto il mondo i suoi vantaggi sono riconosciuti e sfruttati in termini di efficacia, qualità e risparmio. Prende le mosse da questo scenario il confronto tra esperti dedicato a “Telemedicina in emergenza-urgenza” organizzato dal sindacato dei medici CIMO il prossimo 5 maggio presso l’Hotel Posta dei Donini a San Martino in campo (Perugia).

In occasione del convegno si discuterà di esperienze concrete e scenari futuri, soprattutto nel settore dell’emergenza-urgenza: dal ricovero del paziente nell’ospedale più sicuro in caso di urgenza al teleconsulto per un malato acuto o cronico residente in zone disagiate; dalla possibilità di avere pareri specialistici in tempo reale alle indicazioni salva-vita date via video agli operatori sanitari o ai familiari di un malato, per non parlare del fondamentale ruolo in caso di aree colpite da calamità naturali. Telemedicina è questo e ben altro ma oggi, a dieci anni dalle indicazioni in materia della Commissione Europea e a quattro anni dalle linee di indirizzo nazionali prodotte dal Ministero della Salute, gli operatori sanitari italiani navigano a vista e nella totale incertezza, rischiando di perdere un’occasione unica di evoluzione professionale, oltre che di risparmi per il SSN e di maggiore qualità delle cure.

Obiettivo della Telemedicina, sostiene CIMO, è quello di mettere ancora di più il medico e il paziente al centro di ogni strategia organizzativa della sanità, supportandoli non solo con un assetto organizzato ed efficiente nell’uso delle tecnologie per ottenere notevoli risparmi e cure più efficaci ma anche con un adeguato riconoscimento del servizio che offrono i medici che si cimentano nell’applicazione della telemedicina per situazioni non immediatamente raggiungibili fisicamente, in un contesto ancora disorganizzato. Ad oggi, infatti, in Italia non si ha una chiara visione strategica di ammodernamento del parco tecnologico nell’ottica della telemedicina e, molto spesso, gli investimenti nelle strutture sanitarie sono del tutto assenti o sovradimensionati.

«Sono risorse che andrebbero più saggiamente investite sentendo il parere dei medici – commenta Francesco Corea, di CIMOLAB – evitando di sottostare a ‘mode’ dell’industria dell’information technology e valutando come mettere in rete le necessità dei territori. Dobbiamo pensare alla Telemedicina come un “principio attivo” non ancora compreso e correttamente adottato in Italia, ma di fondamentale supporto all’evoluzione della professione medica, dove tecnologie e intelligenza artificiale sono e saranno sempre di più strumento di supporto per l’organizzazione del lavoro e ottenere risultati in meno tempo».

Secondo Marco Coccetta, Segretario Regionale CIMO Umbria «per la Sanità la Telemedicina rappresenta una chance di risparmio e semplificazione nell’organizzazione, ma il ricorso a questi strumenti deve essere improntato sempre sulla sicurezza delle cure e dei pazienti. In particolare nel settore dell’emergenza, ovvero per le patologie. Un approccio organizzato alla telemedicina è strategico per garantire a tutti i cittadini, ovunque si trovino, accesso alle cure in maniera sostenibile, in un SSN che annaspa per le scarse risorse disponibili. Il medico deve avere un ruolo centrale in questo processo di cambiamento ed innovazione infrastrutturale, ancora troppo lento. La rivoluzione è anche culturale perché il medico sarà chiamato a rinnovare il proprio bagaglio di conoscenze e comportamenti di fronte a strumenti innovativi senza mai abbandonare deontologia ed empatia a garanzia del rapporto fiduciario con il paziente».

QUI IL PROGRAMMA

 

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