OMCeO, Enti e Territori 14 gennaio 2019

Sanità e integrazione, Foad Aodi: «No a medici di serie A e B in un momento di grave carenza a livello mondiale»

L’associazione medici di origine straniera in Italia (AMSI) e la Confederazione Internazionale-Unione Medica Euro Meditteranea (UMEM) lanciano l’allarme sulle barriere burocratiche imposte ai professionisti della sanità di origine straniera in Italia in relazione al loro diritto all’esercizio della professione presso le strutture pubbliche tramite concorsi. «Purtroppo esiste ancora l’obbligo della cittadinanza per poter sostenere i […]

L’associazione medici di origine straniera in Italia (AMSI) e la Confederazione Internazionale-Unione Medica Euro Meditteranea (UMEM) lanciano l’allarme sulle barriere burocratiche imposte ai professionisti della sanità di origine straniera in Italia in relazione al loro diritto all’esercizio della professione presso le strutture pubbliche tramite concorsi.

«Purtroppo esiste ancora l’obbligo della cittadinanza per poter sostenere i concorsi pubblici da parte dei professionisti della sanità di origine straniera – fanno sapere AMSI e UMEM -nonostante si registri un alta carenza di medici nelle strutture pubbliche e presso i centri di pronto soccorso. Il numero dei medici che lascia il SSN per la pensione o altri motivi è in aumento, e la situazione tenderà ad aggravarsi nei prossimi anni».

«Ormai dal 2000 chiediamo e proponiamo una soluzione – che non è mai stata valutata – alla problematica dei concorsi che colpisce i professionisti della sanità di origine straniera senza cittadinanza italiana» dichiara Foad Aodi Fondatore dell’AMSI e dell’UMEM e Consigliere dell’OMCEO di Roma dove coordina l’Area Rapporti Affari Esteri e Area Riabilitazione. «Consideriamo che si parla di 80 mila professionisti di origine straniera in Italia (20 mila medici, 40 mila infermieri, 5000 fisioterapisti, 4000 Farmacisti, 1000 psicologi, 250 podologi, 250 logopedisti e ci sono anche tecnici di radiologia e di elettromiografia, diplomati Isef e numerosi professionisti della sanità in attesa del riconoscimento della laurea ottenuta all’estero)  secondo le nostre statistiche elaborate all’inizio di Gennaio 2019» specifica Aodi.

«La maggioranza dei professionisti della sanità di origine straniera esercita nelle strutture private proprio per l’impossibilità di sostenere i concorsi per mancanza della cittadinanza italiana – continua Foad Aodi, dispiaciuto per questa divisione tra «medici di serie A  e medici di serie B, ma sempre eguali nel pagare le tasse e la quota d’iscrizione all’Ordine. Ma diseguali in assoluto nelle regole per i concorsi» sottolinea il professore.

«Auspichiamo che il Governo Conte possa ascoltare e accettare le nostre proposte inerenti ai concorsi presso le strutture sanitarie pubbliche presentate tramite i due progetti: “La Buona Immigrazione” e” La Buona Sanità internazionale “ – continua Aodi – entrambi basati sul rispetto del principio dei “Diritti e Doveri”, su un’immigrazione programmata con la concessione ai professionisti della sanità di origine straniera che esercitano in Italia da più di 5 anni e hanno tutti i requisiti richiesti (iscrizione all’ordine, laurea e specializzazione riconosciute) di poter sostenere i concorsi pubblici, con l’impegno, da parte loro, di fare  richiesta per ottenere la cittadinanza italiana».

«Consideriamo – prosegue Aodi – che negli ultimi 3 anni a numerosi concorsi non si è presentato il numero richiesto di medici specialisti e a volte i concorsi rimangono senza partecipanti. Inoltre, va considerato che numerosi medici di origine straniera vengono assunti con un contratto a termine, con chiamata diretta e ben consci che, successivamente, perderanno il posto di lavoro quando verrà indetto il concorso» sostiene il professore.

Le statistiche presentate dall’Amsi e dall’UMEM nell’arco del 2018, mostrano più di 500 richieste ed offerte di lavoro per medici stranieri  presso le strutture sanitarie pubbliche e private italiane, con un aumento del 35% di richieste da parte di medici italiani di poter esercitare all’estero e del 25% di professionisti della sanità di origine straniera di rientrare nei loro paesi di origine.

In Europa, al contrario, ci sono più di 550 mila medici di origine straniera: 450 mila esercitano la professione  in modo stabile e 100 mila in mobilità. Numerosi paesi europei offrono condizioni economiche e burocratiche vantaggiose e più immediate per combattere il fenomeno della carenza dei medici che sta diventando un preoccupante fenomeno mondiale, considerando anche le  richieste che arrivano all’Amsi dall’Europa, dal Sud America, dai paesi del Golfo e dalla stessa Italia.

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