OMCeO, Enti e Territori 17 luglio 2018

Medici specializzandi: cinque richieste al mondo della politica

FederSpecializzandi, Associazione Nazionale dei Medici in Formazione Specialistica, da 15 anni porta avanti istanze per il miglioramento della formazione dei medici Italiani. Da sempre si rivolge a tutti gli attori politici e istituzionali impegnati sul fronte della formazione dei professionisti della Salute, il cuore pulsante del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Si è da poco insediato il […]

FederSpecializzandi, Associazione Nazionale dei Medici in Formazione Specialistica, da 15 anni porta avanti istanze per il miglioramento della formazione dei medici Italiani.

Da sempre si rivolge a tutti gli attori politici e istituzionali impegnati sul fronte della formazione dei professionisti della Salute, il cuore pulsante del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Si è da poco insediato il nuovo Governo e per questo, rivolge all’Esecutivo, in particolare ai Ministri della Salute, dell’Istruzione, Università e Ricerca e dell’Economia e delle Finanze i migliori auguri di buon lavoro ed evidenzia come la tutela del personale del SSN e dei medici in formazione sia una priorità assoluta per la Salute della popolazione, troppo tempo posta ai margini del dibattito politico.

FederSpecializzandi, chiede con forza che l’agenda di Governo venga declinata considerando questi punti imprescindibili:

1) Un adeguato investimento di risorse per garantire il numero medici di cui nei prossimi anni il SSN avrà bisogno.

Dall’istituzione del primo concorso nazionale di accesso alle Scuole di Specializzazione ad oggi, il divario tra i candidati e i posti a disposizione è rimasto immutato. Nel 2014 si sono iscritti 12168 candidati a fronte di 5504 posti totali; nel 2015 si sono iscritti 13188 candidati a fronte di 6363 posti; nel 2016 si sono iscritti 13802 candidati a fronte di 6725 posti; nel 2017 si sono iscritti più di 15000 candidati a fronte di 6676 posti. Per il 2018 il numero dei contratti statali a disposizione è di 6200 unità, che anche con le integrazioni delle borse Regionali, non saranno sufficienti a far fronte ai numeri di candidati attesi.

Dal 2014 ogni anno 7000 medici rinunciano alla possibilità di accedere ad una Scuola di Specializzazione. Anche considerando le circa 1000 borse di formazione aggiuntive annuali riservate ai corsi di Medicina Generale, i numeri rimangono largamente insufficienti per garantire il proseguimento della formazione a più della metà dei medici che ogni anno si iscrivono al concorso.

Le stime sul fabbisogno di medici, indicano che i numeri attuali sono ben al di sotto di quelli realmente necessari e pertanto il problema non è più rinviabile. Chiede, dunque, che si garantiscano i fondi necessari per ovviare al cosiddetto “imbuto formativo” e si mettano in atto inoltre sistemi che permettano il recupero delle risorse perse ogni anno con i trasferimenti e gli abbandoni dalle Scuole di Specializzazione.

2) Certificazione e monitoraggio della qualità formativa delle Scuole di Specializzazione

è necessario portare avanti il lavoro avviato in questi ultimi anni dall’Osservatorio Nazionale della Formazione Medica Specialistica mediante la piena attuazione dei sistemi di accreditamento contenuti nel DIM 402/2017 e l’introduzione di un aggiuntivo accreditamento didattico-formativo, che permetta di valutare le Scuole non soltanto dal punto di vista dei volumi di assistenza e di erogazione delle prestazioni (condizione necessaria, ma non sufficiente), ma anche dal punto di vista dell’effettiva certificazione delle competenze nei confronti degli specializzandi. in più, è opportuna una maggiore attenzione alla comunicazione dei dati sulle Scuole di Specializzazione, sia in termini quantitativi (tassi di abbandono, iscritti, trasferimenti) che in termini qualitativi (descrizione delle strutture delle reti formative, turnazione nei servizi, qualità didattica), al fine favorire scelte consapevoli da parte degli specializzandi.

3) La piena realizzazione del concorso nazionale di accesso alle specializzazioni

Dal 2014, anno della sua prima edizione, ad oggi, il concorso nazionale di accesso alle Scuole di Specializzazione ha subito graduali e progressivi miglioramenti, ma molte sono le questioni ancora irrisolte. Tra queste, le più significative riguardano la piena ottimizzazione della graduatoria unica nazionale, riducendo i vincoli per le scelte, l’introduzione di una o poche macro-sedi concorsuali e la piena garanzia di controlli capillari ed uniformi durante lo svolgimento del test.

4) Il blocco di ogni tentativo di creare canali formativi paralleli per assicurare un sistema uniforme di qualità della formazione

Chiede con forza che si difenda un percorso di specializzazione unico finalizzato ad assicurare le medesime competenze su tutto il territorio italiano. Il nostro Servizio Sanitario è nazionale, e i professionisti che ne costituiscono il cuore devono potersi formare al meglio indipendentemente dalla loro sede di origine. La formazione medica è un patrimonio della collettività e una frammentazione dei percorsi su base regionale mediante canali formativi paralleli giustificati in nome della risoluzione dell’imbuto formativo rischia di smantellare questo importantissimo principio di universalità. All’atto pratico, i cosiddetti “teaching hospitals”, di cui si sente parlare spesso come uno strumento per risolvere le attuali carenze, sono già implicitamente previsti dalla normativa, dato che lo specializzando può accedere per legge ad una rete formativa che al suo interno non comprende solo centri universitari, ma anche numerose strutture accreditate del SSN. Secondo FederSpecializzandi, è prioritario il controllo rigoroso e capillare sulla qualità e sull’uniformità della formazione dei futuri specialisti, senza vincoli sulla rete formativa e all’interno di una cooperazione virtuosa e con alti standard tra SSN e Università, perché professionisti sanitari preparati con percorsi certificati rappresentano una delle più grandi ricchezze per la Salute delle comunità.

5) Diritto al lavoro nel post specializzazione per il futuro del nostro SSN e del nostro Paese

Per un completo smantellamento degli imbuti d’accesso che contraddistinguono il percorso formativo dei medici, è infine essenziale garantire congruo assorbimento dei professionisti della Salute all’interno del Servizio Sanitario Nazionale nel post-Specializzazione. Per questo, si deve lavorare sullo sblocco dei turnover regionali e promuovere concorsi per i giovani specialisti, in linea con i bisogni di Salute della popolazione. Come diceva il famoso rapporto Romanow “un sistema sanitario è sostenibile quanto si vuole che lo sia”, e questo vale ovviamente anche per la formazione delle figure che vi operano. Occorre invertire la tendenza consolidatasi negli ultimi anni e creare una convergenza di intenti su una causa che riguarda tutti, in maniera indipendente da fazioni e orientamenti. Gli scenari che si prospettano sono chiari: o un sistematico smantellamento del nostro sistema di Salute, universale, equo e solidale, o la sua completa tutela a servizio di ogni cittadino.

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