Voci della Sanità 30 Giugno 2020

Lazio, Senior Italia FederAnziani: «Ecco le soluzioni per ridurre le liste d’attesa»

Telemonitoraggio, aumento ore specialisti, informatizzazione. Le proposte lanciate da Senior Italia FederAnziani che ha messo a confronto società scientifiche e organizzazioni sindacali di medici con la Regione Lazio

Criticità nell’accesso al Cup, sale operatorie ancora quasi ferme anche nell’ambito della cardiologia, crollo dell’aderenza alla terapia e aumento degli infarti per timore del contagio da parte dei pazienti. Queste alcune delle difficoltà dei pazienti in questo periodo segnalate da Senior Italia FederAnziani nell’incontro con il Presidente della Commissione Sanità della Regione Lazio Giuseppe Simeone che ha visto coinvolte le diverse società medico-scientifiche e organizzazioni dei medici riunite nell’Advisory Board costituito da Senior Italia FederAnziani per presentare proposte ai decisori in questa fase post-lockdown.

«Tra le criticità segnalate – spiega FederAnziani in una nota – la difficoltà dei pazienti anziani nel seguire le terapie in questi mesi di sospensione delle visite e dei controlli. In particolare, nel paziente iperteso si è riscontrato un calo del rispetto delle terapie assegnate dal medico, fatto che, assieme alla riduzione del monitoraggio della salute attraverso le visite, genera potenziali problemi per la salute dei pazienti. La cardiochirurgia  – prosegue – sta riprendendo in maniera molto lenta, la specialistica ambulatoriale in ambito cardiologico ha programmato ma ancora ci sono problemi logistici e di organizzazione del personale, quindi siamo di fronte a una ripresa lenta che penalizza le patologie croniche che riguardano soprattutto gli over 65. Nel periodo di lockdown si è registrato un calo del 50% per infarto rispetto all’anno precedente a causa del timore di contagio, superiore al timore del rischio infarto. Nel lockdown si è persa anche la possibilità di essere seguiti dal medico per i pazienti affetti da malattie respiratorie che richiedono un monitoraggio costante della loro salute».

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«In quest’ambito l’altro grave problema è lo stop alle nuove diagnosi, venute meno in questi mesi. Occorre recuperare il sommerso – continua – per curare al meglio i pazienti e impedirne l’accesso in ospedale dove devono arrivare solo i pazienti con grave insufficienza respiratoria. In area diabetologica è emersa più che mai la necessità di investire in tecnologia per far sì che tutti gli ambulatori siano forniti di strumenti adeguati, cartella clinica in primis, e ben collegati ai medici di medicina generale. Anche gli interventi di cataratta stanno ripartendo tra mille difficoltà».

«Le visite specialistiche e gli esami diagnostici sospesi in questi tre mesi andranno ad allungare le liste d’attesa già pesanti in quasi tutte le Regioni – dichiara il Presidente di Senior Italia FederAnziani Roberto Messina -. Occorre intervenire per far ripartire subito ovunque gli ambulatori specialistici del territorio, in modo da consentire di riprendere correttamente in carico i pazienti e di diagnosticare tempestivamente le nuove patologie Dobbiamo rafforzare la medicina del territorio, uscire da una logica ospedalocentrica. Solo così possiamo dare una mano ai pazienti e farli costare meno».

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«Nel Lazio abbiamo 1.700 specialisti con una media di 20 ore settimanale – sostiene il Segretario Generale di Sumai Assoprof Antonio Magi -. Portandole a 38 potremmo recuperare ogni mese mezzo milione di prestazioni. Nel Lazio al momento ci sono 1.200.000 prestazioni da recuperare e altrettante di diagnostica per immagini. Non c’è bisogno di andare a cercare i medici da altre parti: sono risorse umane già presenti nel sistema, e questa soluzione avrebbe costi inferiori rispetto ad altri progetti che si stanno introducendo in questo momento. Con un investimento strutturale potremmo ridurre anche le attese che c’erano prima del Covid».

«Ho sempre ritenuto che il territorio debba essere al centro del sistema – precisa Giuseppe Simeone, Presidente della Commissione Sanità della Regione Lazio mentre c’è sempre stata una profonda spaccatura tra questo e gli ospedali, due mondi che hanno sempre dialogato poco e male. Nessun ospedale riuscirà mai a soddisfare il bisogno del territorio, per questo serve una rete che funzioni, che scambi informazioni, che ottimizzi lo sforzo che ognuno quotidianamente fa nel proprio ambito. Chiedo a Senior Italia un nuovo incontro anche con la Commissione Salute per parlare del futuro della presa in carico del paziente cronico alla luce di quanto emerso oggi, per lavorare a un modello nuovo basato sulla prevenzione, sulla comunicazione tra i vari attori, sulle nuove tecnologie» ha concluso.

 

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