Voci della Sanità 18 Novembre 2019 17:14

Glaucoma seconda causa di cecità al mondo: il ruolo della prevenzione

Se quando camminate fra la gente urtate senza rendervene conto le persone che incrociate oppure iniziate a vedere degli aloni e notare parole mancanti durante la lettura, non date la colpa all’età concludendo che è normale, dopo i 50 anni, avere qualche disturbo visivo. Meglio fare un controllo oculistico per verificare che non ci siano […]

Se quando camminate fra la gente urtate senza rendervene conto le persone che incrociate oppure iniziate a vedere degli aloni e notare parole mancanti durante la lettura, non date la colpa all’età concludendo che è normale, dopo i 50 anni, avere qualche disturbo visivo.

Meglio fare un controllo oculistico per verificare che non ci siano i classici segnali di una patologia oculare. Il glaucoma, ad esempio, è considerato il ‘killer’ silenzioso della vista proprio perché nelle fasi iniziali non presenta sintomi specifici. Ciò comporta che spesso chi ne soffre non se ne accorge almeno sino a quando la situazione non peggiora.

Perciò, proprio come all’inizio della stagione invernale si effettua un controllo degli pneumatici della macchina, allo stesso modo chi soffre già di glaucoma e anche chi non ha avuto questa diagnosi ma ha 50 anni ed inizia ad avere qualche disturbo visivo, dovrebbe considerare l’inverno come un’opportunità per fare una visita oculistica in modo da scoprire in tempo se soffre o meno di glaucoma, una patologia che aggredisce in modo progressivo ed irreversibile il nervo ottico e che può portare alla cecità. La malattia, che interessa in media il 3% della popolazione con più di 40 anni di età, rappresenta la seconda causa di cecità nel mondo dopo la cataratta. Si prevede che il numero di persone affette da glaucoma nel mondo aumenterà dagli attuali 64 milioni a 76 milioni nel 2020 e a 112 milioni nel 2040. Si calcola che in Italia circa un milione di persone ne siano affette, ma una persona su due ancora non lo sa.

“All’inizio – spiega il professor Salvatore Cillino, direttore dell’Unità di Oculistica dell’Ospedale di Palermo – il campo visivo viene danneggiato nella sua porzione periferica perciò il paziente percepisce poco il problema. Infatti, vede chiaramente tutto ciò che è al centro del suo sguardo. Man mano che il glaucoma progredisce, la percezione dello spazio circostante il punto centrale di fissazione diminuisce e nascono difficoltà in alcune delle attività quotidiane, con un rischio di cadute anche dentro casa o di incidenti stradali”. “Per questo – prosegue l’esperto – è importante sottoporsi con regolarità a controlli oculistici, specialmente in presenza di fattori di rischio come l’età poiché la frequenza del glaucoma aumenta progressivamente con l’avanzare degli anni. È buona norma, per chi ha più di 40 anni, sottoporsi a un controllo oculistico che comprenda anche la misurazione della pressione oculare. Un momento ideale è rappresentato dall’insorgenza della presbiopia. Altri fattori di rischio sono la familiarità, la miopia elevata e le terapie protratte con farmaci cortisonici”. 

Lo stress ossidativo e il glaucoma

Anche se la pressione oculare resta il sintomo più evidente del glaucoma, circa il 30% dei pazienti non ha un’alterazione dei valori pressori. Le ricerche hanno ormai appurato, infatti, che alla base di questa malattia c’è anche lo stress ossidativo tanto da farla considerare una malattia neurodegenerativa al pari di Alzheimer e morbo di Parkinson. “È accertato come lo stress ossidativo sia il meccanismo patologico comune a queste malattie neurodegenerative, con presenza di radicali liberi”, afferma il professor Cillino. “Quando non ci sono abbastanza antiossidanti naturali per neutralizzare i radicali liberi, le cellule sane vengono alterate con danni metabolici, alterazioni del DNA e morte. Gli occhi sono particolarmente sottoposti a condizioni di stress ossidativo perché sono esposti alla luce, all’ossigeno e alle sostanze irritanti presenti nell’aria. Questo determina la comparsa, o l’anticipazione, di condizioni quali la secchezza oculare, la cataratta ed il glaucoma. In quest’ultimo caso lo stress ossidativo è in grado di indurre l’apoptosi delle cellule ganglionari, ovvero la morte delle fibre che costituiscono il nervo ottico. Tutto ciò spiega perché la riduzione della pressione intraoculare non è sufficiente a prevenire l’insorgenza del glaucoma in tutti i soggetti a rischio e non riesce ad arrestarne la progressione in tutti i soggetti già malati”. 

Contrastare il danno ossidativo con la neuroprotezione

Sono, quindi, necessarie altre strategie terapeutiche come la neuroprotezione che, affiancate alla riduzione della pressione intraoculare e agendo direttamente sulla cellula neuronale, siano in grado di contrastare la progressiva morte cellulare. La somministrazione di antiossidanti sarebbe appunto in grado di fornire neuroprotezione contrastando il danno ossidativo. “Tra le varie sostanze ad azione antiossidante e bio-energetica – prosegue l’esperto – il Coenzima Q10, noto anche come ubiquinone, è considerato una delle molecole più promettenti. Si tratta di una molecola simile ad una vitamina presente a livello del mitocondrio che partecipa al metabolismo deputato alla produzione di energia all’interno della cellula e che interviene nei meccanismi di rimozione dei radicali liberi. Alcuni studi clinici hanno dimostrato che esercita un’attività neuroprotettiva ed è stato ampiamente studiato in varie forme di neurodegenerazione come la malattia di Parkinson, il morbo di Alzheimer e la corea di Huntington. Il coenzima Q10 è oggi riconosciuto dalla comunità scientifica come un possibile approccio di supporto nel contrastare i complessi meccanismi di danno neuronale causati dal glaucoma”.

Fino ad oggi il Coenzima Q10 veniva utilizzato sotto forma di collirio oculare senza conservanti, ma di recente si è resa disponibile anche la formulazione orale da assumere due volte al giorno. Si tratta di una novità importante visto che l’aderenza alla terapia farmacologica dei pazienti con glaucoma viene spesso messa a dura prova dalla necessità di effettuare numerose instillazioni giornaliere con un rischio elevato di discontinuità del trattamento.

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