Voci della Sanità 21 Maggio 2019

Contratto, FVM al Governo: «Elemento di crisi tale da destabilizzare definitivamente il Ssn»

Il presidente della Federazione dei medici, veterinari e dirigenti sanitari Aldo Grasselli scrive una lettera indirizzata al Ministro della Salute Giulia Grillo e ai vicepremier Salvini e Di Maio, sul nodo relativo al Contratto delle Dirigenza medica, veterinaria e sanitaria. «Ministro Grillo, mi rivolgo a lei direttamente in qualità di Ministro competente, e ai due […]

Il presidente della Federazione dei medici, veterinari e dirigenti sanitari Aldo Grasselli scrive una lettera indirizzata al Ministro della Salute Giulia Grillo e ai vicepremier Salvini e Di Maio, sul nodo relativo al Contratto delle Dirigenza medica, veterinaria e sanitaria.

«Ministro Grillo, mi rivolgo a lei direttamente in qualità di Ministro competente, e ai due Vice Presidenti del Consiglio in carica per loro conoscenza, per chiedere di definire nel confronto con gli altri Ministri la questione del Contratto della Dirigenza medica, veterinaria e sanitaria che non trova soluzioni adeguate e che – dopo 10 anni di attesa – sta diventando un elemento di crisi tale da destabilizzare definitivamente il Ssn» si legge nella lettera della Federazione veterinari, medici e dirigenti sanitari (FVM).

«Il triste rimpallo di responsabilità tra livelli istituzionali e addirittura tra ministeri riguardo alle risorse disponibili e alla modalità di incremento degli stipendi lasciano l’intera categoria dei sanitari dirigenti del Ssn senza un minimo di adozione politica». 

«Gli errori fatti dai precedenti governi – prosegue FVM –  restano intatti nella loro forma legislativa regressiva, vedasi il più volte citato art. 23 del Dlgs 75/2017 che ha progressivamente ridotto la massa degli stipendi di oltre 140.000 sanitari per consentire risparmi sia con i pensionamenti, sia con l’aumento dei carichi di lavoro di chi è rimasto negli ospedali e nei servizi, sia impedendo l’aumento proporzionale delle relative retribuzioni, ferme da 10 anni».

«Si rilevano, poi, non poche asimmetrie nelle definizione di convenzioni e contratti. Se è vero che il pubblico impiego soggiace tutto alle stesse regole generali, allora devono esserci regole particolari – ma non le conosciamo – che distinguono tra i dipendenti del Ssn coloro che hanno diritto a utilizzare la “RIA – Retribuzione individuale di anzianità” dei dipendenti andati in pensione per finanziare il contratto di lavoro dei colleghi in servizio, da quelli che – invece – la RIA dei cessati la devono lasciare al MEF o alle Regioni».

«L’art. 80, comma 3, lettera c) del CCNL 2016-2018 relativo al Comparto Sanità, stabilisce – infatti – che il neo istituito “Fondo condizioni di lavoro e incarichi” sia finanziato stabilmente con l’importo corrispondente alle retribuzioni individuali di anzianità che non saranno più corrisposte al personale cessato dal servizio a partire dal 2018; l’importo confluisce stabilmente nel Fondo dell’anno successivo alla cessazione dal servizio in misura intera in ragione d’anno. Tutto ciò premesso, non sussiste quindi un impedimento giuridico all’incremento dei fondi contrattuali del personale del Ssn con la RIA del personale cessato dal servizio».

«Ma allora- si legge – perché, persistono per i dirigenti gli iniqui tetti che incombono sul salario accessorio (art.23 Dlgs. 75/2017), e perché non si non si concede egualmente al Comparto sanità anche alla Dirigenza Medica, Veterinaria e Sanitaria di finanziare stabilmente con la RIA dei dirigenti cessati il loro CCNL?».

Inoltre, sempre nel CCNL 2016-2018 del Comparto sanità si legge la dichiarazione congiunta N. 5 sottoscritta dalle parti che recita testualmente:

“Le parti si danno reciprocamente atto che le conclusioni contrattuali raggiunte realizzano un delicato equilibrio fra gli interessi delle parti, in funzione delle disponibilità economiche complessivamente stanziate anche in funzione della necessità di determinare un equilibrio nell’insieme delle conclusioni contrattuali del settore pubblico.Si conviene che qualora i contenuti del Contratto dell’area della Dirigenza Medica e Sanitaria fossero incoerenti con quanto sopra affermato e determinassero significativi scostamenti negli istituti contrattuali comuni e affini, ivi compresi gli effetti di ricaduta sul personale del comparto dell’attività libero professionale intra-moenia, esse si incontreranno per armonizzarle con quelle del presente contratto”.

«In buona sostanza – prosegue Grasselli – l’Aran sottoscrive un contratto del Comparto sanità in cui si recupera e ridistribuisce la RIA dei cessati e, inoltre, si garantisce una clausola di garanzia per la riapertura della contrattazione se nel contatto ancora in gestazione della Dirigenza medica e sanitaria si venissero a riconoscere scostamenti significativi.

«Nessuna obiezione sul principio di uguaglianza. Ma se la clausola di garanzia ha un fondamento giuridico – oltre che una validità contrattuale – occorre applicarla in entrambi i contratti. Altrimenti si potrebbe rilevare qualche sperequazione addirittura nei principi di riferimento a danno della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria. In particolare, nel caso del reintegro tra le risorse nei fondi contrattuali del valore della RIA, il principio di uguaglianza di fronte ai contratti dovrà essere applicato in via preventiva».

»Se il Governo intende requisire (come il Governo precedente) la RIA dei dirigenti medici e sanitari cessati può farlo – conclude Grasselli – ma le SV devono sapere che stanno danneggiando ulteriormente una categoria che sta dando un considerevole e insostituibile aiuto per far funzionare il Servizio sanitario nazionale. Vanto di tutti, ma ormai forse figlio di nessuno?».

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