Voci della Sanità 27 Febbraio 2018

Il calore per trattare il diabete, al Gemelli parte la nuova sperimentazione

Il calore per trattare il diabete: è in pieno svolgimento una nuova sperimentazione per dimostrare l’efficacia di una terapia non farmacologica che potrebbe consentire la guarigione definitiva. Si tratta di una promettente cura che “ringiovanisce il duodeno”, porzione dell’intestino considerata nevralgica nello sviluppo di questa grave malattia metabolica sempre più diffusa. In corso al Policlinico A. […]

Il calore per trattare il diabete: è in pieno svolgimento una nuova sperimentazione per dimostrare l’efficacia di una terapia non farmacologica che potrebbe consentire la guarigione definitiva.

Si tratta di una promettente cura che “ringiovanisce il duodeno”, porzione dell’intestino considerata nevralgica nello sviluppo di questa grave malattia metabolica sempre più diffusa. In corso al Policlinico A. Gemelli di Roma e all’Humanitas Research Hospital di Milano l’arruolamento di pazienti per questa sperimentazione clinica multicentrica randomizzata di fase II denominata Revita 2. «I nuovi test clinici, denominati Revita 2, in corso (al momento sono stati arruolati 11 pazienti), serviranno a convalidarne l’efficacia anti-diabete dell’innovativo trattamento» spiega il professor Guido Costamagna, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Endoscopia Digestiva Chirurgica del Gemelli e direttore dell’Istituto di Clinica chirurgica generale e Terapia Chirurgica all’Università Cattolica di Roma.

«Ci auguriamo risultati definitivi degli studi attualmente in corso entro un paio di anni» spiega la professoressa Geltrude Mingrone, Direttore dell’Unità Operativa Complessa Patologie dell’obesità del Gemelli e docente di Medicina  interna e geriatria all’Università Cattolica. L’arruolamento – per l’Italia sono coinvolti due centri, il Gemelli e l’Humanitas di Rozzano – è iniziato il 19 maggio ed è prevista la conclusione nell’autunno 2018.

La fase di sperimentazione attualmente in corso consiste in un trial multicentrico (Revita-2) che vede protagonista l’Università Cattolica e la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, insieme a più di dieci altri centri ospedalieri europei ed extraeuropei di eccellenza in Belgio, Inghilterra, Irlanda, Germania, Brasile e Italia. Lo studio sarà seguito nella seconda parte dell’anno dall’inizio di un’analoga sperimentazione negli USA, volta a ottenere l’approvazione della FDA, l’organo regolatorio sui farmaci e le terapie negli Stati Uniti d’America. Lo studio recluta pazienti volontari di età tra 28 e 74 anni, affetti da diabete di tipo 2, in terapia con farmaci antidiabetici orali ma non ancora sottoposti a terapia con insulina, con valori di emoglobina glicata (HbA1c) tra 7,5 e 10%.

«La fase sperimentale dello Studio Revita-2 si concluderà – aggiunge il professor Costamagna – nell’arco di circa 2 anni; se i risultati si confermeranno positivi questo innovativo trattamento potrà essere esteso a tutti i pazienti affetti da diabete che non riescono a tenere sotto controllo la terapia con i farmaci, cioè circa la metà del totale» conclude la dottoressa.

Il diabete di tipo 2 è una malattia di proporzioni pandemiche non sempre associata all’obesità. Si stima che ne siano affetti circa 382 milioni di persone in tutto il mondo e l’incidenza della malattia sta aumentando a un ritmo allarmante sia nei paesi occidentali sia in quelli in via di sviluppo. Solo in Italia, quasi 4 milioni di persone ne soffrono, di cui il 90% del tipo 2.Attualmente il diabete di tipo 2 si controlla con farmaci somministrati per via orale, il più usato dei quali è la metformina. Sono disponibili diverse classi di farmaci ma con la progressione della patologia molti pazienti necessitano della terapia con insulina che va somministrata attraverso iniezione più volte al giorno.

 

 

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