Voci della Sanità 11 Dicembre 2020 16:14

Bilancio, Biologi, Chimici e Fisici e Tecnici della prevenzione: «No all’emendamento in favore di AssoArpa»

«L’emendamento presentato dall’onorevole Braga corre il rischio di avallare una disparità con le altre figure che operano nel comparto ambientale, e tra gli stessi professionisti sanitari appartenenti alla medesima categoria» spiegano in una nota congiunta le tre professioni

«No all’emendamento in favore di AssoArpa: il ministro Speranza intervenga. Governo e Parlamento respingano la norma che umilia migliaia di lavoratori e svaluta la professione sanitaria».  A chiederlo, in una nota congiunta, sono i vertici degli ordini professionali dei Biologi, dei Chimici e dei Fisici e Tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, i quali puntano il dito contro il “correttivo” alla legge di Bilancio di cui è prima firmataria l’on. Chiara Braga. Un atto, quello proposto dalla deputata del Pd che, a detta dei tre enti di rappresentanza: «lede i diritti di numerosi professionisti sanitari»

La questione nasce dalle Arpa (Agenzie Regionali per la Prevenzione e la Protezione Ambientale), enti finalizzati alla tutela ambientale, finanziati prevalentemente dal Fondo Sanitario Nazionale, all’interno dei quali operano per specifica peculiarità professionale le categorie professionali di Biologi, Chimici, Fisici e Tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro.

«Negli ultimi anni – si legge nella nota – per far fronte anche a nuove esigenze legate alla complessità dei problemi ambientali, le Agenzie hanno inserito nuove figure, senza garantire il giusto equilibrio di competenze nella distribuzione dei compiti e pretendendo ora finanche di derogare rispetto all’ineludibile obbligo di iscrizione all’Albo professionale». L’emendamento proposto prevede infatti un’eccezione alla regola generale per le Agenzie, riducendo le competenze attribuite ai professionisti sanitari dalla normativa vigente, e “creando disparità di trattamento tra professioni sanitarie” venendo meno il principio che il professionista sanitario è tale a prescindere dall’ambito in cui svolge la propria attività professionale.

Ad aggravare la situazione, da alcuni anni, si assiste a situazioni di lesioni dei diritti dei lavoratori con sotto inquadramento di professionisti sanitari come collaboratori tecnici professionali invece di dirigenti sanitari ai sensi della legge n. 3/2018 istitutiva delle professioni sanitarie. Eppure – ricordano gli Ordini – c’è un tavolo aperto al Ministero della Salute con le categorie ed AssoArpa per dirimere tale questione e decidere le modalità ed i tempi sul da farsi. Perché, dunque, legittimare lo stato delle cose con questa proposta a ciel sereno? 

Per Biologi, Chimici e Fisici e Tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, l’emendamento Braga, sostanzialmente, corre il rischio di avallare una disparità con le altre figure che operano nel comparto ambientale, e tra gli stessi professionisti sanitari appartenenti alla medesima categoria. L’emendamento prevarica altresì il ruolo e la funzione degli Albi professionali laddove modifica, limita e circoscrive indebitamente, diritti e prerogative che di norma spettano agli iscritti agli Ordini professionali, riducendo a fatto meramente formale l’obbligo stesso d’iscrizione.

Da qui l’appello rivolto dai rappresentanti dei tre Ordini professionali a Governo, Ministero della Salute, Ministero dell’Ambiente e parlamentari firmatari a “rigettare o ritirare” un emendamento giudicato improvvido e gravemente lesivo, perché non solo va a creare disparità di trattamento a danno di taluni lavoratori, ma cancella diritti, prerogative e competenze spettanti secondo le norme vigenti a Biologi, Chimici, Fisici e Tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro.

Infine, gli stessi ricordano che «privare la collettività di soggetti altamente qualificati Biologi, Chimici, Fisici e Tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, che rispondano professionalmente delle proprie attività significa non dare idonei strumenti e collaboratori alle Agenzie, e dunque non garantire adeguatamente la salute alla cittadinanza per il tramite della tutela ambientale». 

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