Mondo assicurativo 21 Marzo 2017 11:11

L’estensione dell’obbligo di assicurazione per le strutture sanitarie a tutti coloro che operano al loro interno

Sono il titolare di uno studio odontoiatrico in provincia di Milano nel quale operano quattro medici e tre sanitari igienisti dentari dei quali in totale tre con un contratto di collaborazione. Ho letto che la nuova legge Gelli mi obbligherà ad assicurare indiscriminatamente tutti i miei collaboratori a prescindere dal tipo di contratto stipulato con […]

di Ennio Profeta - Consulente SanitAssicura

Sono il titolare di uno studio odontoiatrico in provincia di Milano nel quale operano quattro medici e tre sanitari igienisti dentari dei quali in totale tre con un contratto di collaborazione.

Ho letto che la nuova legge Gelli mi obbligherà ad assicurare indiscriminatamente tutti i miei collaboratori a prescindere dal tipo di contratto stipulato con loro. Non capisco la ratio per la quale la mia struttura debba farsi carico anche della responsabilità dei liberi professionisti; questa innovazione inciderà senz’altro sui costi della mia società; sarò pertanto a rivedere i compensi concordati con i miei liberi collaboratori.

Lei cosa ne pensa? Le sembra corretta questa scelta del legislatore?

 

Mi spiace affermare che la scelta del legislatore mi sembra corretta e quindi condivisibile. La ratio della norma è, ancora una volta, quella della tutela del paziente; quest’ultimo deve avere la certezza di essere comunque protetto in caso di danno ricevuto nel corso della somministrazione delle prestazioni nella struttura che ha prescelto. In altre parole il paziente si rivolge alla struttura e non deve aver quindi l’obbligo di conoscere quale rapporto contrattuale leghi la struttura a coloro che gli stanno somministrando le cure.

La mia convinzione non mi consente per altro di entrare in un’area che non mi compete, quella degli artifici contrattuali che spesso vengono adottati per vestire un contratto di lavoro subordinato in un mero contratto di collaborazione. Posso solo affermare che da questo punto di vista si è fatto un parziale atto di equità  verso la parificazione di due profili di lavoratori nella sostanza eguali e chiamati a svolgere eguali prestazioni a condizioni diverse.

Per completezza rammento che tali collaboratori – alla pari dei dipendenti –  non sono esentati in assoluto da ogni responsabilità in quanto sono comunque chiamati a rispondere del danno procurato nel caso in cui emerga che questo stato procurato da un loro comportamento gravemente colposo. Conseguentemente essi sono obbligati a stipulare una polizza di responsabilità per colpa grave nel caso la struttura ovvero l’Assicuratore della stessa promuova un’azione di rivalsa o di surroga nei loro confronti per il recupero di quanto indennizzato al paziente.

Articoli correlati
Nascita indesiderata e responsabilità medica
Quando si ha responsabilità medica in una nascita indesiderata? Cosa sostiene la Cassazione in una recente sentenza
di Riccardo Cantini, intermediario assicurativo (Iscrizione RUI di IVASS: E000570258)
Non voler visitare un paziente può essere reato
Una recente sentenza sancisce che il non voler visitare un paziente può portare ad una richiesta di risarcimento danni o peggio
di Riccardo Cantini, intermediario assicurativo (Iscrizione RUI di IVASS: E000570258)
Formazione ECM, Monaco (Co.Ge.A.P.S.): «Obbligo morale e deontologico scritto nel DNA del medico»
L’inadempienza potrebbe comportare ricadute assicurative. «Al di là dell’obbligo di legge, ogni medico deve formarsi per dare al cittadino il massimo della professionalità e delle competenze». Così Il segretario della Federazione degli ordini dei medici sull'ECM
Ecm, Anelli: «Formarsi significa garantire la qualità delle prestazioni»
Il Presidente Fnomceo incentiva la formazione medica e invita ad assolvere l’obbligo formativo in vista della stretta sulle polizze assicurative. «Oggi il professionista sanitario non formato si trova di fronte a delle difficoltà di carattere medico legale. Né le assicurazioni, né i giudici potranno comprendere perché non si è formato»
Se il nesso causale non è provato dal paziente, niente risarcimento
Se il paziente non riesce a dimostrare il nesso causale, il risarcimento da parte del medico non è dovuto
di Riccardo Cantini, intermediario assicurativo (Iscrizione RUI di IVASS: E000570258)
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Advocacy e Associazioni

Anziani, il ‘Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza’ al Premier: “Riformare i servizi domiciliari e riqualificare le strutture residenziali”

Le 60 organizzazioni che hanno sottoscritto il 'Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza' in una lettera aperta al Premier Meloni: “Lo schema di decreto legislativo recante disposizi...
Advocacy e Associazioni

Cancro delle ovaie: e se fosse possibile diagnosticarlo con un test delle urine? Nuove speranze per la diagnosi precoce

Cafasso (ALTo): “La sopravvivenza a cinque anni delle pazienti che scoprono la malattia ad un primo stadio si aggira intorno al 85-90%, percentuale che si riduce drasticamente al 17% nel quarto ...
Advocacy e Associazioni

Screening oncologici, da Pazienti e Clinici la richiesta di un’azione più incisiva per ampliare l’offerta e aumentare l’adesione dei cittadini

Tra le proposte degli esperti: introdurre la prevenzione come materia di insegnamento nelle scuole, digitalizzare i processi di invito allo screening, promuovere un’informazione costante e capil...
di I.F.