Mondo assicurativo 26 Aprile 2017 10:05

Legge Gelli, l’alternativa dell’autoassicurazione della responsabilità sanitaria garantisce certezza nei risarcimenti ai pazienti?

Sono un anestetista dipendente di una clinica privata. Fino ad oggi, pur essendo dipendente, ho provveduto ad assicurarmi in proprio in quanto la mia struttura, per quanto ricordo, non ha mai stipulato alcuna polizza a protezione della sua responsabilità civile. Questa scelta ovviamente costituisce per me un costo al quale gradirei fare a meno! Le […]

di Ennio Profeta - Consulente SanitAssicura

Sono un anestetista dipendente di una clinica privata. Fino ad oggi, pur essendo dipendente, ho provveduto ad assicurarmi in proprio in quanto la mia struttura, per quanto ricordo, non ha mai stipulato alcuna polizza a protezione della sua responsabilità civile. Questa scelta ovviamente costituisce per me un costo al quale gradirei fare a meno! Le chiedo se sia vero che la nuova legge stia cambiando le regole del gioco a favore dei dipendenti delle strutture? Può darmi un’idea di questi cambiamenti?

 

Effettivamente la legge Gelli  stabilisce forti innovazioni in termini di assicurazione e responsabilità facendo anche un po’ di chiarezza nei rapporti tra strutture ed operatori sanitari. La ratio è quella della protezione del paziente in forza della quale le Strutture devono garantire la tutela di tutti coloro che ricorrono alle loro prestazioni a prescindere da colui che le eroga. Indirettamente l’operatore sanitario dipendente, o assimilato, ne trae un vantaggio in quanto il legislatore ha stabilito che debba essere il datore di lavoro a provvedere a rispondere dei danni da questo procurati ai pazienti (con un limite, quello della colpa grave).

Conseguentemente Lei è esentato da stipulare una propria polizza di Responsabilità professionale in quanto è la struttura che deve provvedere in tal senso.

Lei, come dipendente della struttura, dovrà invece munirsi di una polizza che la garantisca dall’azione di rivalsa da parte di colui che ha pagato il danno (l’assicuratore o la stessa struttura) soltanto in caso di sua acclarata responsabilità per colpa grave.

Ma la legge concede alla struttura un’alternativa; quella che viene chiamata “autoassicurazione”, che in verità si realizza nella “non assicurazione”. Cioè la legge concede alla struttura di “tenersi il rischio in proprio” e quindi provvedere a far fronte direttamente con il suo portafoglio al risarcimento dei danni cagionati ai pazienti.

Questa alternativa concessa al datore di lavoro non dovrebbe modificare la posizione dell’operatore sanitario dipendente. Almeno lo speriamo. Infatti in caso di latitanza della struttura l’eventuale citazione effettuata dal paziente al medico dovrebbe essere dal giudice rigettata per mancanza di legittimazione passiva; come dire che il paziente non poteva citare il medico dipendente in quanto lo stesso risponde solo ed esclusivamente a seguito di rivalsa per colpa grave. Certo il medico subirà la seccatura di doversi costituire in giudizio.

Questa alternativa dell’autoassicurazione concessa alle strutture è quindi un’insidia, e non soltanto per coloro che ci lavorano, ma anche per i pazienti. Il panorama delle strutture private italiane infatti non è costituito soltanto da grandi e solvibili gruppi ma anche di piccole aziende che potrebbero non avere mezzi finanziari per far fronte a risarcimenti di entità  medio-grande.

Articoli correlati
Sanità e regioni, Rasi: «Pandemia ha mostrato debolezza di un sistema frammentato. Puntare su formazione»
L’ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco: «Auspico incentivi a formazione ECM del personale sanitario». E sulla gestione dell’emergenza da parte delle Regioni: «Sulla salute serve maggiore centralizzazione»
Che fine hanno fatto i decreti attuativi della legge Gelli? Sono ostaggio delle Regioni
La Conferenza Stato-Regioni ritarda l’approvazione del decreto che regola le polizze assicurative dei professionisti sanitari. Tra gli elementi ostacolati, la proposta di legare la formazione continua alla prevenzione del rischio clinico
Vaccinatori, è necessario uno scudo penale? Gelli: «No, Legge 24 parla chiaro»
Dopo i casi di iscrizione nel registro indagati dei medici somministratori dei vaccini nelle persone poi decedute, su cui le indagini sono ancora in corso, FNOMCeO è in prima linea per la richiesta di uno scudo penale a protezione dei professionisti. Ma Federico Gelli (FIS) chiarisce: «Tutelati dalla Legge24, non c'è responsabilità»
Ritardi o omissione delle cure a causa della pandemia, chi ne risponderà legalmente?
L’analisi del professore Antonio Oliva, associato di Medicina Legale all’università Cattolica: «Le aziende ospedaliere potrebbero essere chiamate in causa per il risarcimento del danno per colpa organizzativa»
di Isabella Faggiano
Rischio clinico, oltre 300mila download per il manuale promosso da Fondazione Italia in Salute
Pubblicato da Springer, fornisce le basi metodologiche della gestione del rischio. Il presidente Gelli: «Tema sempre più attuale»
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Al 14 maggio, sono 161.188.177 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 3.344.757 i decessi. Ad oggi, oltre 1,38 miliardi di dosi di vaccino sono state somministrate nel mondo. Mappa elaborata dalla&...
Voci della Sanità

Terapia domiciliare Covid, Ministero ricorre al Consiglio di Stato. Il Comitato: «Ricorso in appello va contro voto del Senato»

«Chiediamo al Ministro della Salute Speranza delucidazioni in merito alla decisione di ricorrere in Appello, alla luce dell’opposto indirizzo votato dal Senato» scrive in una nota Er...
Cause

Medico denuncia per diffamazione paziente che lo aveva portato in tribunale per lesioni personali. Risarcito

Donna denuncia penalmente dermatologo ma l’accusa cade. Il medico avvia a sua volta un iter processuale verso la paziente che lo aveva accusato pubblicamente. «Una sentenza che farà...