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Potenza, nuova terapia d’avanguardia rimette in piedi i malati di Parkinson

La Malattia di Parkinson è una malattia neurodegenerativa cronica e lentamente progressiva, caratterizzata da rigidità, lentezza dei movimenti (bradicinesia), instabilità della postura e/o dell’andatura e tremore prevalentemente a riposo. In Italia le persone affette da Malattia di Parkinson sono circa 230.000; la prevalenza della malattia è pari all’1-2% della popolazione sopra i 60 anni e al […]

La Malattia di Parkinson è una malattia neurodegenerativa cronica e lentamente progressiva, caratterizzata da rigidità, lentezza dei movimenti (bradicinesia), instabilità della postura e/o dell’andatura e tremore prevalentemente a riposo. In Italia le persone affette da Malattia di Parkinson sono circa 230.000; la prevalenza della malattia è pari all’1-2% della popolazione sopra i 60 anni e al 3-5% della popolazione sopra gli 85 anni, con una frequenza superiore di 1,5-2 nei maschi.

Una nuova terapia per i pazienti con malattia di Parkinson in fase avanzata è stata applicata con successo per la prima volta all’ospedale San Carlo di Potenza. Come si legge sul sito dell’ospedale, nello stadio avanzato della malattia, le performance motorie e l’autonomia sono drammaticamente ridotte con grave ripercussione sulla qualità di vita del paziente e delle loro famiglie. Per questi pazienti è oggi disponibile la Duodopa, un gel a base di Levodopa e Carbidopa, che viene somministrato direttamente nell’intestino per infusione continua, tramite una pompa portatile, allo scopo di garantirne un assorbimento costante.

La terapia intestinale riduce le fluttuazioni motorie e le discinesie grazie al fatto che le concentrazioni di L_Dopa sono mantenute a un livello costante nell’ambito della finestra terapeutica individuale. La cosa straordinaria è che gli effetti terapeutici sui disturbi sono raggiunti già dal primo giorno di trattamento.

I sintomi della malattia sono il risultato della morte di cellule nervose della substantia nigrache sintetizzano e rilasciano il neurotrasmettitore dopamina; la perdita cellulare è di oltre il 60% all’esordio dei sintomi. La terapia, pertanto, mira a ripristinare la funzione dopaminergica cerebrale con farmaci a base di L-Dopa (un precursore della dopamina), in associazione ad altri farmaci che hanno la funzione di “mimare” l’azione della dopamina (farmaci dopaminoagonisti) o ridurre la degradazione della dopamina (farmaci inibitori enzimatici delle MAO B).

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