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Fondazione Ime, il 25 luglio manifestazione Cgil, Cisl, Uil e Anaoo al Ministero della Salute

In piazza per protestare contro l’ingiustificabile chiusura dell’Istituto mediterraneo di ematologia e per costringere i ministeri soci della Fondazione (Ministero della Salute, Ministero degli Esteri e Mef) e la Regione Lazio a trovare una collocazione ai 41 dipendenti dell’Ime. Il 25 luglio prossimo i lavoratori protesteranno con le categorie della funzione pubblica e dei medici di Cgil Cisl Uil e Anaoo di fronte al Ministero della salute, in piazza Castellani a Roma, dalle ore 10 alle ore 12.

“La protesta, fase culminante di una mobilitazione che dura da mesi, è indetta per dire no al licenziamento collettivo dei dipendenti Ime – scrivono Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio, Uil Fpl Roma e Lazio, Cisl Medici, Uil Medici e Anaoo Assomed. “Licenziamento che avviene dopo che, per ragioni ancora sconosciute, ministeri e Regione Lazio hanno improvvisamente deciso di cancellare un Istituto prestigioso con all’attivo 320 trapianti allogenici di piccoli pazienti provenienti da 39 paesi”.

“Il risultato è che la nostra regione e il nostro paese hanno perso un centro d’eccellenza, riconosciuto punto riferimento internazionale in campo ematologico, e ora anche le straordinarie professionalità dei lavoratori rischiano di andare dissipate”, rimarcano i sindacati. “Questo è inaccettabile. Non permetteremo che siano i lavoratori a pagare il prezzo di una gestione sbagliata, sia nella fase pre-liquidatoria che nella fase liquidatoria. I ministeri della Salute, degli Esteri, delle Finanze e la Regione Lazio devono farsi carito della ricollocazione dei lavoratori che ingiustamente stanno perdendo il proprio posto di lavoro. Le soluzioni ci sono e vanno trovate anche attraverso i finanziamenti di cui la Fondazione Ime ancora dispone”.

“Per questo saremo in piazza mercoledì 25 luglio“, concludono le organizzazioni sindacali. “E non ci daremo per vinti fin quando i lavoratori non avranno risposte certe rispetto alla salvaguardia dei posti di lavoro, al giusto riconoscimento delle professionalità e alla qualità dei percorsi di cura nel Lazio”.

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