Lavoro 8 Gennaio 2019

Spot risarcimenti, il Garante apre la pratica ma il precedente è contro i medici…

Attesa a giorni la valutazione dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria di Rai, Mediaset e degli altri editori. Tra richieste di ritiro dello spot da tutte le emittenti e le scuse da parte della Rai, la polemica sullo spot con Enrica Bonaccorti che sollecita azioni legali contro la malasanità non è ancora chiusa. E il 16 gennaio il presidente della FNOMCeO Filippo Anelli incontrerà il Consiglio nazionale forense

Immagine articolo

È stato un ciclone forse inatteso, quello che ha spazzato via dalle reti Rai e Mediaset lo spot di ‘Obiettivo risarcimento’, con cui Enrica Bonaccorti invita pazienti e cittadini che ritengono di aver subito un errore in ospedale a «farsi sentire» per ottenere «un giusto risarcimento», cui «tutti hanno diritto». Nel mezzo delle festività natalizie, si sono immediatamente mossi medici con petizioni on line, esponenti di tutto l’arco parlamentare, il ministro Giulia Grillo, realtà che tutelano da sempre i camici bianchi, sindacati e rappresentanti delle professioni sanitarie, che hanno portato alla parziale interruzione delle trasmissioni dello spot, ancora in onda in radio e su altre emittenti televisive.

Nonostante siano passati diversi giorni, gli strascichi lasciati dalla bufera sono ancora ben visibili. Il 16 gennaio il presidente della FNOMCeO Filippo Anelli incontrerà il presidente del Consiglio nazionale forense, Andrea Mascherin, per parlare di quella che, in una lettera, ha definito «un’iniziativa inaccettabile» che promuove «conflittualità giudiziaria tra medici e pazienti».

Intanto lo spot, come annunciato dal ministro della Salute, è stato segnalato dalla Rai all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria che, secondo quanto riferito a Sanità Informazione, ha preso in carico il caso ed ha aperto la procedura lo scorso 3 gennaio. Sta quindi valutando se la pubblicità sia conforme o meno al Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale, verificando l’onestà, la lealtà e la correttezza del messaggio, che non deve «denigrare le attività, le imprese o i prodotti altrui».

Più volte l’Istituto è stato interpellato per la valutazione di spot e messaggi dal contenuto simile. L’ultima decisione aveva giudicato un manifesto di Secure Refund con il messaggio ‘Malasanità, denunciando la combatti. Fatti Risarcire!’ non in contrasto con il Codice. Il manifesto mostrava una giovane donna evidentemente in difficoltà, con il volto coperto da una mascherina e sporco, come le mani e le braccia, di nero. Sullo sfondo, un quotidiano dal titolo “Medici sotto accusa”.

Secondo il Comitato di controllo che ha segnalato l’episodio, «l’intera rappresentazione mirerebbe a ottenere un forte impatto emotivo sul pubblico, esaltandone le paure e le preoccupazioni, nonché il desiderio di rivalsa in chi si ritiene vittima di ingiustizie».

Il Giurì, al contrario, nella sua pronuncia ha ritenuto che «la percezione contestuale di immagine e testo non sia tale da individuare il messaggio come connesso a qualunque tipo di intervento medico-assistenziale, riferendosi unicamente ai casi nei quali sia configurata una responsabilità medica, casi che nel linguaggio comune e dei media vengono definiti di “malasanità”. La scelta di un’immagine certamente incisiva e rischiosa data la delicatezza del tema – si legge nella pronuncia – non è stata ritenuta dal Giurì tale da superare la soglia di accettabilità».

Non è possibile sapere se tali criteri saranno seguiti anche per lo spot di Obiettivo Risarcimento. Bisognerà attendere la pronuncia, attesa per le prossime settimane. Intanto, da più parti giunge ancora la richiesta del ritiro dello spot da tutte le emittenti, insieme alle scuse da parte della Rai: «È assurdo che un servizio pubblico, solo per incassare qualche decina di migliaia di euro, attacchi un altro servizio pubblico, quello sanitario – ha scritto Massimo Tortorella, presidente del Gruppo Consulcesi -. L’Italia sta tornando a Caino contro Abele. Dobbiamo salvaguardare chi, oggi, non ha la serenità di curare secondo coscienza per paura di essere messo alla gogna. E non stupiamoci, poi, se i medici migliori se ne vanno all’estero o se i familiari dei pazienti aggrediscono gli operatori sanitari intenti a fare solo il loro dovere, sottopagati e spesso costretti a turni di lavoro massacranti, che attendono da anni i rimborsi per aver lavorato in corsia, dopo la laurea, gratuitamente. Vogliamo le scuse della Rai».

(CLICCA QUI PER FIRMARE LA PETIZIONE PER IL #Tribunaledellasalute #bastaodiomedicipazienti)

Anche i medici sono intervenuti, singolarmente e in massa, sulla vicenda. Tra questi, il professor Cesare Faldini, direttore della Clinica ortopedica 1 dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, ha scritto un post su Facebook divenuto in pochi giorni, come si dice in questi casi, virale: «Entrare in una sala operatoria è il mio lavoro, e me lo sono scelto. Mi sono anche scelto il tipo di chirurgia: le grandi deformità ortopediche. Operare la grande complessità è dare una risposta a chi ha girato 10 ospedali senza avere una soluzione. A chi sta perdendo la speranza perché gli è stato detto che non si può fare nulla. Ma nessuno potrà mai denunciarmi se dico “non si può fare”. Sento molti colleghi dire “alla prima denuncia smetto”, e purtroppo ho sentito anche qualcuno “ho già una denuncia sulle spalle, casi a rischio non ne opero più”. L’insuccesso in chirurgia fa parte del gioco: nessun intervento (nemmeno il più semplice) garantisce buoni risultati a tutti, figuriamoci le procedure complesse. Ecco perché una pubblicità che promuove azioni legali contro i medici danneggia i pazienti. Crea un grave malinteso, come se ogni risultato insoddisfacente dovuto ad una complicanza fosse la conseguenza di un errore medico. Ma complicanza ed errore medico sono due evenienze ben diverse. Promuovere azioni legali contro gli insuccessi della chirurgia non farà altro che aumentare la paura e l’astensionismo da parte dei medici, e i pazienti ci rimetteranno perché renderebbe insostenibile la scelta, mai facile, tra astenersi per non prendere una denuncia oppure operare fregandosene del rischio».

LEGGI ANCHE: FNOMCeO, “OBIETTIVO DIGNITÀ”: I MEDICI LANCIANO PETIZIONE ON LINE CONTRO GLI SPOT CHE SOLLECITANO RISARCIMENTI DANNI IN AMBITO SANITARIO

Articoli correlati
Legge Gelli: a che punto siamo? Siciliano (Tribunale Milano): «Medici da tutelare»
Troppe denunce nei confronti dei camici bianchi. Per il procuratore Tiziana Siciliano occorre incidere sulle cause ingiustificate e pretestuose finalizzate al risarcimento. Rossi (OMCeO Milano): «Non archiviato solo l’8% delle denunce, e di queste molte si concludono con l’assoluzione in sede penale»
di Federica Bosco
Contenziosi, Magi (Omceo Roma): «Vietare patto quota-lite e spot che spingono a chiedere risarcimenti infondati»
Intervenuto ad un Convegno sulla Legge Gelli e parlando di pubblicità ingannevoli nei casi di malasanità, il presidente dell’Ordine dei Medici di Roma Antonio Magi ricordando le iniziative messe in campo dalla Federazione e dagli Ordini dei medici ha chiesto alla politica norme in grado di disincentivare il fenomeno delle cause temerarie
Big Data e ambiente, Desideri (ISS): «Il 30% delle cause di mortalità per tumore sono da ricondurre agli stili di vita»
«L’ambiente di vita e di lavoro deve essere al centro delle politiche del sistema sanitario pubblico» ha evidenziato Enrico Desideri, Presidente Fondazione ISS, a margine del congresso Big Data in Health di cui Sanità Informazione è stata media partner. E sul diritto dei cittadini ad intraprendere azioni legali per la mancata tutela della salute: «I cittadini devono alzare la voce e farsi sentire»
Medici e Avvocati di Roma insieme contro i contenziosi temerari per “malasanità”
È la prima volta che i Consigli di due Ordini professionali si riuniscono per affrontare sinergicamente problematiche comuni
Carenza medici e formazione ECM, Magi a Codici: «Pronti al confronto e a certificare»
Il presidente Omceo Roma, Antonio Magi risponde alle accuse lanciate dall’associazione Codici riguardo ad un “allarmismo bluff” da parte della categoria dei medici. Dalla carenza di personale all’aggiornamento professionale, la replica dei camici bianchi
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Lavoro

Riscatto agevolato della laurea, l’esperto: «Ecco cosa cambia dopo circolare INPS»

Anche chi ha studiato prima del 1996 può richiederlo. Tomi (F.F.S. S.r.l. e collaboratore di Consulcesi & Partners): «Possibile riscattare fino a 5 anni di studi universitari versando la somma di 5....
Salute

Coronavirus e Sars, la storia che si ripete. Ecco cosa è successo nel 2003

Anche la Sindrome Acuta Respiratoria Grave si diffuse dalla Cina al resto del mondo con le stesse modalità. La patologia causò 800 morti
Diritto

Reperibilità notturna, Palermo (Anaao): «Se succede un “fattaccio” gli avvocati controllano se il medico ha riposato almeno 11 ore»

Il Segretario del sindacato spiega a Sanità Informazione i motivi alla base del ricorso alla Commissione europea: «Rischi enormi per la salute dei pazienti e per il professionista. Speriamo in pronu...