Lavoro 19 Agosto 2020

Sanità privata, il 24 agosto presidi in tutta Italia per il rinnovo del contratto

Cgil, Cisl e Uil: «Non escludiamo sciopero nazionale se la sigla definitiva del contratto continuerà a mancare»

Sanità privata, il 24 agosto presidi in tutta Italia per il rinnovo del contratto

Continua la protesta degli oltre centomila lavoratori della sanità privata accreditata, che da 14 anni attendono il rinnovo del contratto nazionale. A nulla è servita la manifestazione dello scorso 5 agosto davanti a Montecitorio. Il prossimo appuntamento è per il 24 agosto, giornata di mobilitazione nazionale, davanti alle Prefetture di tutto il Paese. Il 31, poi, saranno organizzati presidi e assemblee in tutte le strutture Aiop e Aris.

Ma Cgil, Cisl e Uil promettono mobilitazioni e proteste «giorno dopo giorno», richiamando «alle responsabilità i datori di lavoro» e confrontandosi «con le istituzioni in ogni modo possibile per fermare questa ignobile vergogna». E non è da escludere uno sciopero nazionale, che «sarebbe un altro, enorme sacrificio per i lavoratori», ma «inevitabile se la sigla definitiva del contratto continuerà a mancare».

A parlare, in una nota, sono Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio, Uil Fpl Roma e Lazio. «L’unica “vacanza” dei lavoratori e lavoratrici della sanità privata accreditata è quella del contratto nazionale. I veri assenti sono i datori di lavoro: e con la loro assenza, mancano le responsabilità, il rispetto dei diritti e della dignità di chi muove e fa rendere operative e remunerative le loro strutture. Prestando servizio pubblico a milioni di cittadini. Quel che non è mai mancata, invece, nell’ordinario come nell’emergenza, è la dedizione e la professionalità di ogni operatore sanitario».

Più di due mesi fa si era giunti ad una preintesa tra Aiop e Aris, le associazioni che rappresentano la stragrande maggioranza delle strutture sanitarie private che operano in accreditamento col sistema pubblico, e le sigle sindacali. Ma poi non si è arrivati alla firma definitiva. «Abbiamo parlato di vergogna, di fuga dalle responsabilità, di gioco al rialzo, con risorse pubbliche, sulla pelle di migliaia di persone – continuano i sindacalisti -. Persone che hanno vissuto oggettive difficoltà durante l’epidemia Covid, come ogni operatore sanitario, pagando ancora di più dei colleghi del pubblico i rischi della non completa attuazione delle misure di sicurezza, le minacce di licenziamento, la collocazione in FIS, la riduzione o annullamento dei premi di risultato».

«Non siamo stanchi di lottare, e non lo sono le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata. Le istituzioni devono arginare i ricatti degli imprenditori e porre maggiori regole e più vincolanti condizioni per gli accreditamenti, nel solco di quanto già condiviso: stesso lavoro, stesso salario, stessi diritti per i lavoratori, in un sistema complessivo di servizi sanitari misto, pubblico e privato, che lasci sempre e comunque il timone e la prevalenza nella gestione al pubblico. Perché pubbliche, ovvero di ogni cittadino, sono le risorse che sostengono l’intero sistema, e pubblici sono i servizi alla salute che devono essere garantiti», concludono i sindacalisti.

 

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