Lavoro 11 Giugno 2020

Gelli (Fondazione Italia In Salute): «Per il post Covid, 10mila medici in più. Mes occasione da non perdere»

«Dovremo da una parte aumentare la dotazione di posti letto per non rimanere in coda alle classifiche europee, e dall’altra procedere a nuove assunzioni. Vanno poi rinnovate le tecnologie per lo più obsolete che abbiamo nei nostri ospedali e risolto una volta per tutte il problema dell’imbuto formativo». Così il presidente della Fondazione Italia in Salute, Federico Gelli

«Il Mes rappresenta un’occasione che la sanità italiana non può perdere. Anche perché, conclusa la fase più acuta dell’emergenza Covid, dobbiamo da subito mettere il SSN nelle condizioni di evitare un nuovo picco di mortalità a causa di tutte le altre patologie trascurate negli ultimi mesi». Ne è convinto il presidente della Fondazione Italia in Salute, Federico Gelli.

LEGGI ANCHE: PALERMO (ANAAO): «ASSUMERE 10MILA MEDICI E 20MILA INFERMIERI, AUMENTARE GLI STIPENDI, ADERIRE AL MES E NEL 2021 PREVEDERE 17MILA BORSE»

«Sappiamo già – spiega Gelli – ad esempio, che per le patologie cardiovascolari è stato già registrato un incremento netto del 10% di mortalità. Vi è poi un ritardo enorme negli screening per l’individuazione precoce dei tumori. E sono stati rinviati circa 400.000 interventi chirurgici. Per recuperare tutto questo si dovrebbe riuscire ad incrementare l’attività ordinaria. Dovremo quindi, da una parte aumentare la dotazione di posti letto per non rimanere in coda alle classifiche europee, e dall’altra procedere a nuove assunzioni. Gli stanziamenti previsti dal Decreto Rilancio non sono sufficienti, il SSN ha bisogno di assumere un numero più significativo di camici bianchi. Secondo i calcoli dell’Anaao Assomed, serviranno 10.000 medici per far fronte all’incremento di posti letto e per recuperare tutto ciò che è rimasto fermo negli ultimi mesi» specifica Gelli.

LEGGI ANCHE: COVID-19 E RESPONSABILITÀ MEDICA, D’ELIA (PROCURA ROMA): «MI CHIEDO SE LEGGE GELLI SIA ADEGUATA ALL’EMERGENZA»

«Vanno poi rinnovate le tecnologie per lo più obsolete che abbiamo nei nostri ospedali. E va risolto una volta per tutte il problema dell’imbuto formativo che ci trasciniamo dietro da troppi anni. Sul piano della digitalizzazione – prosegue – come suggerito dal gruppo di esperi guidato da Colao, si potrebbe poi ipotizzare un investimento per la realizzazione di un Ecosistema Digitale Salute a livello nazionale, che connetta tutti gli attori della filiera e renda disponibili tutti i dati sanitari del paziente agli operatori autorizzati, per permettere una cura integrata a casa, presso strutture sanitarie pubbliche/private e in ospedale, attraverso personalizzazione, monitoraggio ed interventi più efficienti».

«Non dimentichiamo infine – sottolinea- la ricerca scientifica e tecnologica. Quest’ultima può rappresentare un volano di sviluppo anche per il nostro sistema delle imprese, che possono porsi all’avanguardia nell’esportazione di prodotti e servizi innovativi e know-how» conclude Gelli.

 

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