Lavoro 7 Maggio 2020 09:33

Professionisti in Sanità, la fotografia dell’Istat: «Sempre meno e sempre più vecchi»

Anelli (FNOMCeO): «Situazione frutto di politiche di tagli e di contenimento. Dobbiamo lavorare tutti insieme, i medici, i professionisti, le istituzioni, il Governo, gli stakeholder, a un grande progetto di rilancio del nostro Ssn». SIGM: «Gli “eroi” tanto elogiati restano i più poveri e più stanchi della Pubblica Amministrazione»

«Al 31 dicembre 2018, sono occupati nella sanità pubblica circa 650mila dipendenti a tempo indeterminato, un quinto del personale stabilmente assunto nella pubblica amministrazione. A partire dal 2009 gli occupati a tempo indeterminato si sono progressivamente ridotti. Nel 2018, se ne contano circa 44mila in meno», in 10 anni siamo passati «da 694mila a 650mila». È quanto emerge dal report dell’Istat sul personale del Servizio sanitario.

In particolare, secondo l’Istituto di statistica la contrazione del personale stabile è stata del 5,4% tra i medici (inclusi odontoiatri e veterinari). Solo un quarto delle cessazioni è stato compensato dalla crescita del lavoro flessibile (+26%). Quanto all’età media dei dipendenti a tempo indeterminato del Servizio sanitario nazionale «è pari a 52,3 anni per gli uomini e a 49,9 anni per le donne. I dirigenti – medici e non – sono quelli più anziani soprattutto tra gli uomini: il 60,4% dei dirigenti medici ha più di 55 anni e il 38% supera i 60 anni».

La retribuzione lorda annua media pro capite nel comparto della sanità risulta «di quasi 83mila euro per i medici, di 73mila euro per i dirigenti non medici e di 31 mila euro per il personale non dirigente», conclude il report.

ANELLI (FNOMCeO): «ORA È IL MOMENTO DELLA SVOLTA»

«Il rapporto Istat sull’occupazione nella sanità pubblica fotografa una situazione di precariato e di invecchiamento del personale del nostro Servizio sanitario nazionale, frutto di anni di politiche di tagli e di contenimento. Ora è il momento della svolta: sosteniamo le politiche di investimento sul capitale umano del nostro SSN già avviate dal Ministro della Salute, Roberto Speranza, politiche che diventano di cruciale importanza per affrontare in serenità, e senza rischio di bruschi passi indietro, la Fase 2 dell’epidemia di Covid-19 nel nostro Paese». Così commenta il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO), Filippo Anelli.

«Adesso è il tempo giusto per cambiare – spiega Anelli -. L’epidemia di Covid-19 ha messo impietosamente allo scoperto i limiti del nostro Servizio Sanitario nazionale. Ma, allo stesso modo, ne ha messo in risalto le risorse. E, tra queste, la più importante sono i nostri medici, i nostri infermieri, i nostri professionisti, che non hanno esitato un momento a fare tutto il possibile, in condizioni non facili e sino all’estremo sacrificio, per fronteggiare il virus”.

LEGGI ANCHE: COVID-19, UN MMG DELLA BERGAMASCA: «POLMONITI SOSPETTE DA GENNAIO, CON SORVEGLIANZA PIÙ ACCURATA IL VIRUS SI POTEVA SCOVARE PRIMA»

Che fare dunque? È una vera e propria chiamata all’azione quella che Anelli vuole lanciare. «Dobbiamo lavorare tutti insieme, i medici, i professionisti, le istituzioni, il Governo, gli stakeholder, a un grande progetto di rilancio del nostro Servizio sanitario nazionale – esorta -. Occorrono assunzioni negli ospedali, certo, per coprire le aumentate esigenze di questo periodo, il maggior numero di posti letto e nelle terapie intensive. Ma occorre anche, e in questa fase forse soprattutto, potenziare l’assistenza sul territorio, anche per sollevare gli ospedali dall’assistenza ai malati Covid, perché possano tornare a dedicarsi a pieno regime alle acuzie dovute ad altre patologie».

«È importante, soprattutto, investire sui giovani, che del nostro Servizio Sanitario Nazionale costituiscono il futuro – conclude -. Lanciamo un appello al Ministro Roberto Speranza e al Ministro dell’Università Gaetano Manfredi perché aumentino ulteriormente le borse, sia per le scuole di specializzazione, sia per la Medicina Generale. Cinquemila borse in più possono, con un ottimale rapporto tra investimenti e benefici attesi, garantire al nostro Servizio sanitario nazionale un’efficienza e una modernità lo mantengano tra i migliori del mondo».

SIGM: «GLI “EROI” TANTO ELOGIATI RESTANO I PIÙ POVERI E PIÙ STANCHI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE»

«Una fotografia allarmante, in cui i cori e gli applausi per gli “eroi” devono tradursi in risposte reali per la comunità tutta. La riduzione degli occupati a tempo indeterminato per effetto delle politiche di contenimento della spesa per il personale nel settore pubblico e, soprattutto, dell’applicazione in alcune regioni dei piani di Rientro (quali Piemonte, Lazio, Molise, Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) non può giustificare tuttavia un dato per noi innegabile: negli ultimi dieci anni gli operatori sanitari sono stati logorati da un lavoro massacrante e senza ricambio generazionale». È il commento del Dipartimento Specialisti e Liberi Professionisti di SIGM (Segretariato Italiano Giovani Medici), che continua: «Resta l’amarezza nel prendere ancora una volta atto che le promesse di potenziamento del comparto sanitario persino dopo una emergenza come la pandemia da COVID-19 si rivelano via via illusorie. Appare piuttosto chiaro come il tentativo continuo sia sempre quello di logorare al massimo le risorse umane già esistenti senza incentivare le nuove generazioni, essendo evidentemente il potenziamento delle risorse economiche per il servizio sanitario nazionale non una priorità per il nostro Paese».

 

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