Lavoro 10 marzo 2015

Turni massacranti: medici sempre più in affanno, ma ora anche le aziende sanitarie sono dalla loro parte

Maratone infinite in corsia per la violazione della direttiva Ue 88/2003: attraverso i ricorsi si possono ottenere fino a 80mila euro dallo Stato

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L’impressione è sempre quella di essere arrivati all’ultimo chilometro. Eppure la maratona in corsia non finisce mai. Hanno il fiato lungo, ma non si fermano i medici italiani.

Continuano con abnegazione, sacrificio e grande professionalità a prestare servizio, fronteggiando un’emergenza continua. Arrivano ad accumulare anche 11-12 ore di lavoro al giorno. Vanno oltre ogni limite. Anche quelli imposti dall’Unione europea con una precisa direttiva: la 88/2003. L’Italia – come capita ormai di consueto – ha recepito in ritardo quanto imposto dall’Ue in tutti gli ambiti professionali, tranne in quello sanitario. La legge per la Finanziaria del 2008 (l. n. 244/2007) e quella n. 112/2008 hanno infatti vanificato gli effetti dell’adeguamento dell’Italia alla normativa europea, escludendo il personale del ruolo sanitario del SSN.

La direttiva in questione stabiliva un orario settimanale, comprensivo di straordinario, non superiore alle 48 ore settimanali, un minimo di undici ore consecutive di riposo al giorno e un ulteriore riposo settimanale di 24 ore. Limiti che vengono ampiamente superati dai camici bianchi, ai quali – solo nei mesi scorsi – è venuto incontro il Governo. Per evitare le sanzioni dell’Ue è stata emanata una legge, la 161 del 30 ottobre del 2014, attraverso cui anche per gli operatori sanitari sarà valido quanto prevedeva per gli Stati membri la direttiva 88/2003. Non va però sottovalutato un particolare, affatto piccolo: l’adeguamento avverrà solo il prossimo anno.

Quel famoso “ultimo chilometro” non finisce davvero mai. E chi conosce la situazione del Ssn sa bene che proseguendo con la politica dei tagli sarà comunque un’impresa arginare la piaga dei turni massacranti. Il recente via libera al decreto per la stabilizzazione dei precari rappresenta, senza dubbio in tal senso, una notizia confortante, ma saranno necessarie altre misure. Nel frattempo, bisogna, continuare a rimboccarsi le maniche del camice bianco. Ora, però, c’è la possibilità di vedersi almeno riconoscere economicamente i sacrifici sostenuti: ogni medico può arrivare a farsi rimborsare fino ad 80mila euro per le ore lavorate in più. La legge è dalla loro parte, insieme alle stesse aziende sanitarie che stanno spingendo il personale a chiedere i rimborsi allo Stato inadempiente. In tanti hanno già imboccato la strada dei ricorsi, molti altri lo stanno per fare.

Per informazioni è a disposizione il numero verde 800.189.091 ed il sito www.consulcesi.it

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