Lavoro 15 dicembre 2015

Medici in piazza e sanità “chiusa” per sciopero. «Turni massacranti e contratto: governo intervenga»

Sit-in e mobilitazioni per oltre 200mila camici bianchi. A rischio 2 milioni di prestazioni. Al centro della protesta il caso degli orari: continua la violazione della direttiva Ue 2003/88, lo Stato rischia grosso per i ricorsi

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«Il governo intervenga se non vuole la fine del Servizio sanitario nazionale». Ultima chiamata per l’esecutivo, da parte dei medici che continuano la mobilitazione avviata ormai da diversi mesi, con 24 ore di sciopero alle quali potrebbero aggiungersene altre 48 già a gennaio. La protesta, che prevede anche un sit-in all’ospedale San Camillo di Roma, interessa circa 200mila camici bianchi tra pubblici e convenzionati, con qualcosa come 2 milioni di prestazioni (comprese visite ed esami) a rischio.


«Sappiamo che i primi ad essere penalizzati saranno i cittadini – ha aperto la conferenza stampa unitaria dei sindacati alla sede Enpam, il presidente della Fimmg Giacomo Milillo – ma questa è una battaglia che stiamo portando avanti proprio per garantire loro ancora il diritto alla salute. E non molleremo – avverte il numero uno dei medici di famiglia – fino a quando il governo non accetterà di incontrarci per lavorare ad un piano che sia condiviso».

Rinnovo del contratto e turni massacranti al centro dello sciopero, a cui anche la FNOMCeO (Federazione degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontroiatri) ha dato la sua «vicinanza» attraverso il presidente Roberta Chersevani. Il responsabile sanità del Pd, Federico Gelli, ha fatto sapere che è stato riformulato l’emendamento (bloccato a sorpresa domenica sera) alla legge di Stabilità: previste sia assunzioni temporanee che concorsi veri e propri, da chiudere entro dicembre 2016 per riuscire a rispettare la Legge 161, attraverso cui l’Italia si è adeguata in ritardo alla direttiva Ue 2003/88 sugli orari di lavoro.

Secondo il Segretario nazionale di Anaao-Assomed (il sindacato dei dirigenti medici), Costantino Troise, il «governo fin qui ha fatto orecchie da mercante portando il Servizio sanitario in agonia. Anche il blocco del contratto è stato scientemente studiato per impoverire una categoria centrale in ogni sistema pubblico. Sugli orari di lavoro – aggiunge – si è consentito anche alla Basilicata di non rispettare la Legge 161, con una deroga della quale si chiederà conto, ora, alla Corte di Giustizia Europea». Su sanzioni e ricorsi per Troise: «Risarcimenti e indennizzi possono essere richiesti, anche se resta un problema che impone una scelta politica».

«Ma il governo rischia grosso con i numerosi ricorsi già avviati», afferma Riccardo Cassi, presidente di Cimo, maggiore sindacato di riferimento dei medici ospedalieri, convinto anche che la via legale «possa essere uno sprone alle istituzioni non ancora intervenute per il rispetto delle norme. Non vorrei si fosse tornati ai veti incrociati – conclude – ma ad ogni modo il messaggio al governo è chiaro: se non ci ascolta e non troviamo insieme una soluzione condivisa, andremo avanti ad oltranza con la protesta».

Ad aggiungere benzina sul fuoco, Massimo Cozza, segretario della Fp Cgil, preoccupato per il piano di rientro triennale introdotto per Asl e Ospedali: «Se i conti non sono in regola, i Direttori Generali decadono – dice –  e quindi, o tagliano o vanno via e un’azienda su 4 è a rischio”.

Entrando nei particolari dello sciopero, principali disagi nelle sale operatorie, dove fa notare il vice-presidente di Aaroi-Emac, il sindacato di anestesisti e rianimatori, Fabio Cricelli: «Si sentirà un silenzio surreale con il rinvio tra il 50 e l’80% dei 50mila interventi che si effettuano giornalmente. Ovviamente fatte salve le emergenze, che saranno garantite».

Stop anche alle attività ambulatoriali «con l’astensione dal lavoro di 16mila medici specialisti ambulatoriali interni – anticipa Antonio Magi, tesoriere nazionale Sumai-Assoprof – e dunque 500mila prestazioni e 190mila visite che non saranno eseguite».

Chiusi anche studi medici e servizi di continuità assistenziale, ma saranno garantite emergenze e servizi minimi oltre all’assistenza domiciliare e ai malati oncologici. «I medici di base – annuncia il Segretario nazionale dello Smi (Sindacato medici italiani), Pina Onotri – attueranno, in futuro, anche una protesta informatica, bloccando la trasmissione dei certificati di malattia, per creare un disagio amministrativo».

Braccia incrociate anche per 7mila pediatri. Il segretario generale della Fimp, Giovanni Cerimoniale ha quantificato in circa 400mila le prestazioni giornaliere tra accessi diretti e contatti telefonici non garantite per lo sciopero.

Fermi anche i veterinari con il vice-presidente nazionale  della Sivemp, Pierluigi Ugolini che ha ricordato che questo produrrà intoppi alla catena agro-alimentare, per il venir meno di verifiche e controlli.

Stando, infine, alle cifre fornite sempre in conferenza stampa dal vicesegretario nazionale dei medici radiologi (SNR) Stefano Canitano, «saranno rinviate almeno 40-50mila prestazioni radiologiche», ricordando che l’Italia, con 100 milioni all’anno, è il Paese che produce la maggiore quantità di prestazioni al mondo in questo campo.

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