Lavoro 9 Luglio 2019

Medici di Famiglia, FIMMG proclama stato di agitazione. Il segretario Scotti: «Defiscalizzazioni e ‘microteam’, aspettiamo risposte su ACN»

Il Segretario della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale rilancia le proposte del sindacato per chiudere l’Accordo collettivo nazionale: «Incominciamo a ragionare su un team di fiducia, che copre l’arco orario, dando le dovute risposte e smistando le varie richieste» spiega Scotti, che poi chiede anche la decontribuzione per l’assunzione del personale. E non esclude lo sciopero: «Se nessuno ci risponde ci faremo le vacanze»

di Diana Romersi e Giovanni Cedrone
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I medici di famiglia sono sul piede di guerra. E non è solo colpa dello stallo nel rinnovo dell’Accordo Nazionale Collettivo, che pure ha un peso rilevante nella scelta della Fimmg, la Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale, che ha deciso di proclamare lo stato di agitazione. Mancano risposte alle richieste di riorganizzare tutta la Medicina Generale che, complice l’invecchiamento della popolazione italiana e l’aumento delle patologie croniche, rischia di non riuscire più a sopportare l’enorme carico di lavoro e garantire una corretta presa in carico dei pazienti.

Per il futuro, le parole d’ordine della Fimmg sono ‘microteam’, aggregazioni funzionali, medicine di gruppo. Proposte che si accompagnano a quelle relative alla Medicina penitenziaria, che aspetta da tempo l’ACN, alla medicina di emergenza e alla carenza di medici, tutto ancora senza risposte da parte della politica. Di fronte a questo stallo, il Consiglio Nazionale della FIMMG ha deciso di proclamare lo stato di agitazione e ha chiesto al Segretario Fimmg «di mettere in atto tutte le azioni previste, fino allo sciopero generale, necessarie alla risoluzione delle controversie». Una richiesta a cui il Ministro della Salute Giulia Grillo ha risposto convocando il sindacato al ministero per un incontro.

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Abbiamo parlato di tutto questo con il Segretario Fimmg Silvestro Scotti in una lunga intervista nel quale sono state toccate tutte le principali problematiche dei medici di famiglia. E nel quale Scotti ha rilanciato alcune proposte nella speranza di trovare interlocutori: «Non si comprende che la proposta che Fimmg sta facendo sul ‘microteam’ è una proposta che permette di mantenere una migliore efficacia negli stessi volumi con una popolazione che demograficamente cambia e non cambia solo demograficamente ma anche per i carichi di lavoro e per i carichi di assistenza che richiede», sottolinea Scotti che poi lamenta l’assenza di risposte: «Abbiamo chiesto di defiscalizzare l’acquisto delle strumentazioni ma non ci rispondono. Abbiamo chiesto di creare decontribuzione per l’assunzione del personale che assumeremo noi anche utilizzando il meccanismo del reddito di cittadinanza che è un reddito anche differito: potremmo formare quelle persone e renderle collaboratori di studio, il medico che le assume per i primi due anni viene sgravato per la quota del reddito di cittadinanza che la persona poteva assumere. Anche qui nessuna risposta».

Segretario, a proposito del rapporto medico paziente, resta di attualità il tema delle aggressioni. Si continua a discutere in Commissione Sanità al Senato del Ddl antiviolenza…

«I medici di famiglia sono notoriamente quelli più protetti dal rapporto di fiducia e scelta da parte del paziente però nonostante tutto abbiamo avuto negli ultimi mesi segnalazioni di aggressioni a carico in quel caso di un sostituto non del titolare, però esercitato da un paziente che aveva sicurezza di essere identificato. Il che significa che il sistema e la pericolosità stanno superando il livello di guardia. È chiaro che il rapporto con la società va affrontato nell’ambito della professione. La professione si deve interrogare su cosa sta cambiando nel giudizio della società nei confronti di una professione che è sempre stata preservata. Se noi andiamo a vedere nelle popolazioni nomadi chi curava le persone era quello che era protetto al centro della carovana perché in buona sostanza non doveva essere soggetto all’attacco, perché salvare gli altri. Oggi non sembra che sia così».

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In Inghilterra c’è stata anche l’esperienza del medico che si consulta online, sembra che il paziente voglia tutto e subito. Forse è anche questo uno dei problemi?

«Beh almeno quello non si potrà picchiare, al massimo potrà rompere lo schermo del proprio computer. Almeno il paziente avrà una percezione di quella che poi è stata una campagna di qualche tempo fa sulle aggressioni ‘quando aggredisci un medico aggredisci te stesso’. In quel caso rompendo lo stesso computer maledirà se stesso perché il danno lo fa alla sua proprietà. A parte le battute, il problema è che c’è una forte contraddizione in questo momento: da un lato si parla di personalizzazione delle cure e quindi delle cure riferite alla persona e dall’altro si parla di cure determinate attraverso standard di algoritmi informativi che in qualche modo possono classificare le persone come tutte uguali. Io penso che il medico indubbiamente abbia il rischio di scompare ma solo se scompare l’umanità. Se scompare l’umanità probabilmente avremo un mondo di robot che curerà i robot. Non credo che sia quello che si aspetta oggi un essere umano. Credo che la parte olistica della professione sia quella che rischia di meno, io faccio il medico di famiglia. Comincio a consigliare i giovani che probabilmente le aree mediche a cui rivolgersi con maggiore attenzione non sono quelle ad alta valutazione tecnologica, ad alta specialità (che sono paradossalmente più facilmente assorbibili dai processi tecnologici e informatici), ma sono quelle che invece privilegiano il rapporto medico paziente, la relazione umana».

Accordo Collettivo Nazionale, a che punto siamo?

«Esiste un Accordo collettivo nazionale? Questa sarebbe la risposta. Siamo al punto che nonostante tante parole sulla possibilità di coordinare gli accordi rispetto alle varie aree del territorio, se ne firmano alcuni e non si chiarisce i punti di contatto di questi accordi. Siamo al punto in cui si riconosce nella determinazione contrattuale della dipendenza un riconoscimento economico che dovrebbe essere paritario con la convenzionata e nell’atto di indirizzo non si riconosce questo alla convenzionata. Siamo al punto in cui la popolazione invecchia e si continua a parlare di modelli complessi delle cure primarie senza rendersi conto che il rapporto ‘Passi’ dice che un paziente su tre domani, quando saranno ultrasessantacinquenni, non avrà la possibilità di accedere al suo medico di famiglia. Non si comprende che la proposta che Fimmg sta facendo del ‘microteam’ è una proposta che permette di mantenere una migliore efficacia negli stessi volumi con una popolazione che demograficamente cambia e non cambia solo demograficamente ma anche per i carichi di lavoro e per i carichi di assistenza che richiede. Sono tutti più anziani, più cronici, c’è la necessità di un medico di prossimità che sia capace di determinare insieme ad altri collaboratori, infermieri, assistenti sanitari, la domiciliarità, io penso anche a un riabilitatore visto che la popolazione ha percentuali di invecchiamento di questo tipo, che abbia un collaboratore amministrativo di questo tipo e a cui si possa trasferire a questo team la copertura oraria. Sono anni che dopo la legge Balduzzi parliamo del medico h12, h24, h16. Non esiste un medico o una persona che possa lavorare oltre le 40 ore settimanali, lo ha detto la Comunità europea. Incominciamo a ragionare su un team di fiducia, che copre l’arco orario, dando le dovute risposte e smistando le varie richieste in modo che siano risolte al primo livello (che può essere semplicemente burocratico amministrativo con la ripetizione di una ricetta), può essere di secondo livello con una presa in carico da parte di un infermiere, e poi c’è la parte del medico che può fare sintesi rispetto a tutto questo e con i suoi collaboratori può arrivare alla definizione del percorso migliore con il paziente».

Tutto questo è ancora lontano?

«È lontano perché nonostante noi abbiamo proposto di trovare risorse nella finanziaria perché queste risorse non si trovano nel Fondo sanitario nazionale, nonostante noi abbiamo chiesto di defiscalizzare l’acquisto delle strumentazioni, non ci rispondono. Abbiamo anche chiesto di creare decontribuzione per l’assunzione del personale che assumeremo noi anche utilizzando il meccanismo del reddito di cittadinanza che è un reddito anche differito, io potrei formare quelle persone e renderle collaboratori di studio, il medico che le assume per i primi due anni viene sgravato per la quota del reddito di cittadinanza che la persona avrebbe dovuto assumere. Tutto questo fatto ragionevolmente, non con aumento di costi, non andrà a carico dei fondi sanitari regionali, nessuno ci risponde. Vuol dire che forse è il caso che ci facciamo le vacanze».

 

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