Lavoro 12 Novembre 2019

Legge di Bilancio, Cavallero (Cosmed): «Su rinnovo contrattuale pochi fondi, fermi al 3,48%. Ecco le cifre»

«Servono incentivi alla produttività per impedire la fuga verso il privato o l’estero dei medici» sottolinea il Segretario della Confederazione sindacale della dirigenza del pubblico impiego

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«La legge di Bilancio ha degli spunti interessanti. Vede i problemi però è insufficiente, incompleta e non dà soluzioni». Giorgio Cavallero, Segretario generale della Cosmed, Confederazione sindacale della dirigenza del pubblico impiego che raccoglie 33mila iscritti, non è molto ottimista sulla legge di Bilancio che, dopo il varo del Consiglio dei Ministri, ora è all’esame del Parlamento.

La critica di Cavallero parte in primis dalle somme stanziate per il rinnovo contrattuale del pubblico impiego: quel fatidico 3,48% resta immutato ed è la cifra da cui si partirà per il prossimo rinnovo. «Se tu mi dai il 3,48% e poi mi dici che devo pagare il 13% di previdenza, il 45% di tasse, ecc. quando andiamo a fare il contratto fa meno di 100 euro al mese. Con questo tipo di tassazione marginale non si può essere soddisfatti», sottolinea a Sanità Informazione.

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La Cosmed ha fatto calcoli precisi in merito: nella legge di Bilancio, salvo modifiche, il finanziamento del rinnovo contrattuale del pubblico impiego per il 2019-2021 viene implementato di 225 milioni per il 2020 e di 1,4 miliardi per il 2021. Tale incremento consentirebbe un aumento contrattuale pari all’1,30% per il 2019, al 1,92% per il 2020 e del 3,49% per il 2021. In sostanza lo stesso aumento del triennio 2016-2018 che, ribadisce la Cosmed, «non ha recuperato nemmeno l’inflazione reale di oltre 10 anni di blocco contrattuale».

Secondo Cavallero servirebbe un meccanismo di incentivi che possa permettere al dirigente medico di ‘guadagnarsi’ questo aumento e allo stesso tempo permetterebbe al Servizio pubblico di essere più attraente rispetto al privato: «Occorrerebbe pensare di detassare gli aumenti contrattuali o detassare, com’è nel privato, la produttività, il risultato, il disagio. Nel privato questo tipo di salario è tassato al 10%» spiega il presidente Cosmed.

Non convincono appieno nemmeno i 250 milioni di euro per fornire di apparecchiature sanitarie in uso ai medici di medicina generale: «Con 250 milioni si fanno anche 8 milioni di visite specialistiche. Ma il problema è che non c’è chi fa gli esami, non avere le macchine per farli. Sulle liste di attesa abbiamo speso circa 100-150 milioni per avere i computer. Va bene, come va bene avere le macchine in più. Il problema però è la risorsa umana». L’unica nota positiva è l’abolizione del superticket a partire dal primo settembre 2020 anche se «non è stato rimosso il tappo alla produzione di prestazioni aggiuntive».

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Segretario, la Cosmed ha definito la legge di Bilancio al momento “deludente e incompleta” soprattutto in tema di rinnovo del contratto. Cosa c’è che non va?

«Le risorse sono esattamente quelle del precedente rinnovo. Abbiamo anche fatto una tabella in cui si evidenzia che il governo ha dato lo stesso aumento in regime, per il prossimo triennio, del 3,48%. Il problema è che, in un regime di tassazione del 45% in cui tutti gli aumenti contrattuali vengono tassati in quel modo, le risorse sono estremamente poche».

A quanto dovrebbero ammontare le risorse per garantire un aumento più sostanzioso?

«Il punto è uscire dal paradigma. Occorrerebbe pensare di detassare gli aumenti contrattuali o detassare, com’è nel privato, la produttività, il risultato, il disagio. Nel privato questo tipo di salario è tassato al 10%. Se tu mi dai il 3,48% e poi mi dici che devo pagare il 13% di previdenza, il 45% di tasse, ecc. quando andiamo a fare il contratto fa meno di 100 euro al mese. Il discorso è: con questo tipo di tassazione marginale non si può essere soddisfatti. E poi non c’è nessun incentivo alla produttività, alla riduzione delle liste di attesa. È un sistema bloccato in cui c’è un massimo invalicabile».

Sulla sanità ci sono altri due provvedimenti nel testo: il primo è l’abolizione del superticket…

«Sui ticket il discorso è questo qua. Se io azienda ospedaliera aumento la produzione, faccio più visite, incasso più ticket, i ticket lo Stato me li dovrebbe scalare dal finanziamento. C’è un tappo alla produzione di prestazioni aggiuntive: nel pubblico i ticket non implementano gli incassi delle aziende ma sono una anticipazione del finanziamento statale. Questo è un tappo alla produzione che produce le liste di attesa. Ciò gonfia la spesa out of pocket del privato che ha raggiunto livelli insopportabili. L’abolizione del superticket va bene, è una buona cosa perché aumenta la competitività del servizio pubblico. Oggi ci sono dei ticket più alti di quanto il privato ti chiede il privato. Però va cambiato il paradigma: se una azienda abbatte le liste di attesa, fa più visite e ha più spese, i ticket se li dovrebbe tenere come finanziamento aggiuntivo altrimenti va in perdita».

Invece cosa ne pensa dei 250 milioni per le apparecchiature sanitarie?

«Con 250 milioni si fanno anche 8 milioni di visite specialistiche. Ma il problema è che non c’è chi fa gli esami, non avere le macchine per farli. Sulle liste di attesa abbiamo speso circa 100-150 milioni per avere i computer. Va bene, come va bene avere le macchine in più. Il problema però è la risorsa umana. Su questo non c’è investimento. Saranno contenti i produttori di software, di macchinari. Va benissimo ma se questo non è accompagnato da un investimento sulle risorse umane non basta. Il discorso non è che mancano le macchine, ma mancano i medici che fanno gli esami e le visite».

Il problema è quello: bisogna assumere. E questa finanziaria non risolve questo problema…

«Da questo punto di vista non scrive niente. Poi recentemente il ministro della Funzione Pubblica Fabiana Dadone ha detto che ci sarà un turnover al 100% e questo ci fa molto piacere. Ma il discorso resta sempre quello: bisogna fare in modo che il personale medico non vada nel privato o all’estero e bisogna trovare un incentivo a restare nel servizio pubblico. Io dico che la manovra ha degli spunti interessanti. Vede i problemi però è insufficiente, incompleta e non dà soluzioni».

È troppo poco quel 3,48%?

«Sì, soprattutto messo così. Senza incentivi alla produttività, alla carriera, al disagio, all’occupazione. Sono pochi soldi. Si è visto che già hanno aggiunto poco di più».

Il precedente aumento contrattuale è ancora da erogare…

«Sì. Sono aumenti minuscoli diluiti nel tempo. Pensi che l’aumento del 2016-2018 lo prenderemo a gennaio-febbraio».

Chissà quando arriverà questo…

«Appunto».

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