Lavoro 6 Maggio 2020

Fase 2, gli psicologi lombardi offrono sostegno ai lavoratori. Al via il progetto #Lopsicologotiaiuta

Laura Parolin, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia: «Attenzione alle donne, sono gli elementi più fragili. Necessarie forme di resilienza per un reinserimento lavorativo. No alle auto-medicalizzazioni con ansiolitici e antidepressivi»

di Federica Bosco

Prosegue, anche nella fase 2 dell’emergenza Covid, l’impegno dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia con il progetto #lopsicologotiaiuta. Dopo aver gestito l’isolamento e la paura di un virus sconosciuto, infatti, con il ritorno al lavoro di oltre 4 milioni di persone, l’Ordine si prepara ad affrontare altri temi, dalla convivenza con il virus alla difficoltà economica, come  sottolinea la presidente Laura Parolin.

«Gli psicologi in questa fase possono essere utili  sotto diversi punti di vista. Da un lato pensare a dei piani di prevenzione, ovvero aiutare i cittadini a metabolizzare le nuove regole ambientali, passando attraverso paure e bisogni nuovi, conflittuali a volte, per trovare la giusta dimensione che ci permetta di rimanere in sicurezza. D’altro canto, la figura dello psicologo può essere di aiuto all’interno dei luoghi di lavoro, con lo psicologo del lavoro, una figura professionale specializzata che interviene all’interno dei sistemi organizzativi per aiutare il datore di lavoro e gli imprenditori a trasferire le nuove regole e gli strumenti di resilienza ai lavoratori».

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«Diversa è la situazione per chi non rientra al lavoro – ammette la dottoressa Parolin –, non tanto per coloro che proseguono l’attività di lavoro in smart working, quanto per chi è in cassa integrazione o non può riaprire l’attività, o peggio ancora l’ha persa. In questo ambito, un’attenzione particolare va rivolta alle donne, perché l’emisfero femminile da sempre è  l’elemento più fragile nel mondo del lavoro e, in questo contesto, ci si aspetta che rimarrà purtroppo ancora la parte debole. Perciò gli psicologi hanno un duplice ruolo: aiutare le donne che vivono in contesti maltrattanti, e l’isolamento rappresenta un fattore di rischio in cui gli psicologi devono assolutamente mettere i dispositivi di sicurezza, come stiamo facendo con il numero verde che rappresenta un filo diretto a cui potersi rivolgere e di cui potersi fidare; e aiutare le donne a trovare degli strumenti di resistenza e resilienza che permettano un reinserimento lavorativo nelle forme e nei tempi possibili. Qui il rischio che si corre è l’auto-medicalizzazione farmacologica, ovvero le persone che si somministrano ansiolitici o antidepressivi, una soluzione assolutamente da evitare».

Un impegno che l’Ordine degli psicologi della Lombardia sta portando avanti da un mese e mezzo con l’attivazione della piattaforma #lopsicologotiaiuta, il numero verde 0282396234 e un filo diretto con gli psicologi dell’emergenza tutti i giorni dalle 9 alle 18 che ha maturato 15mila minuti di telefonate. «Siamo riusciti a far emergere tre temi: ansia, paura e difficoltà di gestione famigliare. Con questi dati, raccolti sul sito, siamo in grado ora di mappare  tutte le realtà del territorio a cui chiedere un aiuto certificato. Nella fase due lavoreremo su due fronti: la prevenzione e la gestione di progetti di intervento vero e proprio, che mirano a recuperare i disagi preesistenti, la cosiddetta emergenza nell’emergenza, ovvero quei quadri portatori di una fragilità pre-emergenza che affiorano ora ancora più forti».

 

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