Lavoro 21 Maggio 2020

Ddl aggressioni, via libera dalla Camera: pene più severe e multe fino a 5mila euro. Salta obbligo di costituzione parte civile per aziende sanitarie

Il testo, approvato all’unanimità da parte di Montecitorio, inasprisce le pene per chi aggredisce verbalmente o fisicamente il personale sanitario. Ora ultimo passaggio in Senato. Le reazioni

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Dopo il Senato, anche la Camera dei Deputati ha dato il via libera al disegno di legge contro le aggressioni al personale sanitario. L’Aula di Montecitorio ha approvato con voto unanime il provvedimento che introduce misure a tutela dei medici e dei professionisti sanitari dalle aggressioni sul posto di lavoro. I voti favorevoli sono 427, nessun voto contrario e 3 astenuti. Non è tuttavia ancora terminato il lungo iter della legge: la Camera ha infatti apportato delle modifiche che rendono necessario un ulteriore passaggio al Senato.

Confermato l’impianto della legge voluta dall’allora Ministro della Salute Giulia Grillo: per tutelare medici, infermieri e professionisti sanitari sempre più oggetto di aggressioni fisiche e verbali viene modificato il Codice penale. In particolare all’articolo 583-quater del codice, le stesse pene previste in caso di lesioni gravi arrecate a pubblico ufficiale vengono applicate in caso di «lesioni personali gravi o gravissime cagionate a personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria o a incaricati di pubblico servizio, nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni o del servizio presso strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche o private». In questi casi le pene per lesioni gravissime possono arrivare fino a 16 anni di reclusione.

Il ddl aggiunge anche un’ulteriore circostanza aggravante a quelle già previste dall’articolo 61 del Codice penale, cioè «l’aver commesso il fatto con violenza o minaccia in danno degli esercenti le professioni sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni».

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Inoltre è stato introdotto un Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, con compiti di monitoraggio e di ricerca.

La legge istituisce anche la “Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari”, volta a sensibilizzare la cittadinanza a una cultura che condanni ogni forma di violenza. L’introduzione della Giornata nella norma è frutto dell’accoglimento di una proposta della capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Affari Sociali Maria Teresa Bellucci.

Diversi i cambiamenti introdotti alla Camera: oltre all’innalzamento delle sanzioni penali sono state introdotte delle sanzioni amministrative con multe tra i 500 e i 5mila euro per chi tiene “condotte offensive o moleste” verso medici e personale sanitario. «Salvo che il fatto costituisca reato – recita la nuova formulazione approvata dall’Aula – chiunque tenga condotte violente, ingiuriose, offensive o moleste nei confronti di personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria o di chiunque svolga attività ausiliarie di cura, assistenza sanitaria o soccorso, funzionali allo svolgimento di dette professioni, presso strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche o private è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 500 a euro 5.000».

Altro cambiamento chiave è il ripensamento sull’obbligo di costituzione di parte civile da parte di ospedali e aziende sanitarie nei processi sulle aggressioni a medici e personale sanitario. L’Aula ha infatti approvato un emendamento di Fdi (prima firmataria Maria Carolina Varchi) che ha eliminato tale obbligo introdotto invece nel testo dalla Commissione Affari sociali. La norma introdotta in Commissione introduceva l’obbligo per le “aziende sanitarie, le pubbliche amministrazioni e le strutture e i servizi sanitari, socio-sanitari e sociali pubblici, privati o del privato sociale”, obbligo cancellato in aula dall’emendamento Varchi.

Un emendamento a prima firma Mara Carfagna (Forza Italia) ha invece modificato la composizione dell’Osservatorio contro la violenza, che ora dovrà essere costituito, per la sua metà, da rappresentanti donne.

LE REAZIONI DEL MONDO SANITARIO E DELLA POLITICA

«È un bel risultato l’approvazione all’unanimità, nell’Aula della Camera, del Ddl contro la violenza sugli operatori sanitari. È un tema su cui sono impegnato dall’inizio del mio mandato e auspico che, dopo questo voto, il provvedimento possa presto diventare Legge dello Stato». Queste le parole del ministro della Salute, Roberto Speranza, dopo il voto di Montecitorio sul Ddl recante disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie. «In questi mesi tutti hanno compreso in modo profondo il valore e la dedizione dei nostri medici, infermieri, e di tutti coloro che lavorano ogni giorno per la sanità italiana. Rafforzare le loro tutele giuridiche e sanzionare ogni forma di aggressione – conclude Speranza – è un modo concreto di prendersi cura di chi si prende cura di noi»

«Anche in tempo di pandemia, le aggressioni contro i professionisti si sono diradate o hanno cambiato forma, ma non sono cessate: è notizia di ieri quella di un’aggressione, a Cosenza, ai danni di una collega del Pronto Soccorso, cui va la nostra vicinanza – ha sottolineato il Presidente della FNOMCeo Filippo Anelli -. L’approvazione del Disegno di Legge è un segnale forte di presa di coscienza del problema da parte della Politica e delle Istituzioni. Confidiamo in una rapida conclusione dell’iter e, soprattutto, nell’inizio di una nuova era della sanità, che consideri il diritto alla sicurezza degli operatori come intrinsecamente legato al diritto alla tutela della salute dei cittadini».

«È una bella notizia che il disegno di legge contro la violenza sugli operatori sanitari abbia fatto un ulteriore passo avanti e sia stato approvato dalla Camera», commenta Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, che aggiunge: «La FNOPI ha da sempre richiesto tolleranza zero verso la violenza e un inasprimento delle pene, ma non solo. Per la nostra Federazione è estremamente positivo ad esempio che si sia voluto mettere ancora di più in rilievo il ruolo dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, una richiesta specifica fatta a suo tempo dalla FNOPI e che, oltre a essere istituito presso il ministero della Salute nostro ministero vigilante, dovrà essere costituito, per la sua metà, da rappresentanti donne: tra gli infermieri il 78% circa è donna e abbiamo sempre sottolineato la duplice rilevanza che il Ddl contro la violenza riveste sia per i suoi contenuti in se, sia per il fatto che la violenza è indirizzata quasi sempre in modo maggiore proprio verso le donne».

«Il disegno di legge sulla sicurezza del personale sanitario e sociosanitario è un atto dovuto, per noi fondamentale, nei confronti di migliaia di professionisti che ogni giorno rischiano di subire aggressioni e minacce durante l’esercizio delle proprie funzioni» dichiarano in una nota congiunta le presidenti delle Commissioni Affari Sociali e Giustizia, Marialucia Lorefice e Francesca Businarolo, commentando l’approvazione del testo da parte della Camera dei deputati. «Siamo soddisfatte – proseguono- perchè il provvedimento introduce importanti novità: estende le tutele per il personale sanitario e sociosanitario anche al di fuori delle strutture sanitarie, inasprisce le pene, prevede la creazione di un Osservatorio che monitori i casi di violenza e punta sulla sensibilizzazione dei cittadini. Grazie al lavoro svolto nelle Commissioni e in Aula, -spiegano- siamo riusciti a dare a medici, infermieri e personale sociosanitario le risposte che attendevano da tempo. Questi mesi drammatici hanno permesso a tutti noi di comprendere, qualora ce ne fosse bisogno, come il sistema sanitario abbia tenuto grazie all’eccellenza di questi professionisti instancabili».

Esulta l’ex ministro della Salute Giulia Grillo che aveva presentato nell’ottobre 2018 il disegno di legge. «È una proposta che rivendico con orgoglio, un passo importante per frenare gli episodi di aggressioni e minacce nei reparti. Altrettanto importante è stato vedere tutto il Parlamento unito e compatto nel voto: un riconoscimento nei confronti del nostro personale sanitario». 

Tra gli astenuti la Vice Presidente della Commissione Affari Sociali Michela Rostan di Italia Viva che chiedeva l’introduzione dell’equiparazione a pubblico ufficiale: «La mancata previsione del riconoscimento della qualifica di pubblico ufficiale al personale sanitario in servizio all’interno del testo legislativo sulle professioni sanitarie è una scelta profondamente sbagliata nei confronti di medici e infermieri che quotidianamente sono costretti a subire minacce, aggressioni, insulti nei pronto soccorso, negli ambulatori o sulle ambulanze del 118. In pratica vengono lasciati in balìa dei loro aggressori  anche dopo gli episodi di cui sono vittime e costretti a difendersi in sede giudiziaria su denuncia di parte. La ritengo una soluzione mortificante per coloro che, finora, abbiamo considerato i nostri eroi, i nostri angeli custodi.  Per questo ho ritenuto di astenermi nella votazione del testo finale  in segno di solidarietà a un’intera categoria professionale che meritava più attenzione alla luce degli enormi sacrifici sostenuti negli ultimi mesi».

«Sin dall’ottobre 2018 ho portato avanti convintamente, anche con la presentazione della Pdl a mia prima firma, la difesa dei lavoratori vittime di violenza in ambito sanitario – sottolinea Maria Teresa Bellucci, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Affari Sociali -. Si tratta di una vera emergenza nazionale caratterizzata da 3mila operatori sanitari e socio-sanitari aggrediti all’anno, 4 al giorno secondo l’Istat a evidenziare un drammatico sommerso. Auspico che con l’approvazione di questa legge si avvii un impegno concreto e ulteriore del Governo che possa vedere accolte le mie richieste rimaste disattese come adeguati investimenti economici, la revisione organizzativa e strutturale del SSN, a 40 anni dalla sua nascita, la costituzione di equipe di lavoro multidisciplinari in ciascuna struttura sanitaria ospedaliera e territoriale per attuare interventi di prevenzione, protezione e valutazione del rischio. Come ho sempre affermato, raccogliendo la richiesta degli operatori del settore, il solo inasprimento delle pene non è atto sufficiente affinché nessun medico, infermieri, operatore sanitario e socio-sanitario venga aggregati ne verbalmente che fisicamente».

Polemiche dalla Lega, che avrebbe voluto presìdi fissi di polizia nei Pronto soccorso: «Grave la bocciatura del nostro emendamento al dl anti-violenza in corsia. Avevamo proposto che in ogni Pronto soccorso degli ospedali fosse istituito un presidio fisso di Polizia – sottolinea Carlo Piastra, deputato della Lega -. Una misura di buon senso per garantire un’adeguata tutela dell’ordine pubblico a protezione dell’incolumità e della sicurezza del personale sanitario. Prevedere invece solo specifici protocolli operativi con le forze di Polizia rischia di rimanere una disposizione sulla carta ma senza effetti concreti. Ci auguriamo di non dover presto assistere a nuovi e inaccettabili casi di violenza nei confronti di medici, infermieri e operatori sanitari. L’esecutivo Pd-5S se ne assuma la responsabilità».

«La politica, praticamente all’unanimità, ha preso coscienza dell’importanza di salvaguardare i professionisti sanitari e socio sanitari spesso vittime di violenze, approvando alla Camera il disegno di legge S.867 che ora passa al Senato per l’ok definitivo. Come assistenti sociali, abbiamo denunciato da anni una situazione insostenibile e per questo non possiamo che manifestare la nostra soddisfazione per il voto di oggi» commenta Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Assistenti sociali. «Salutiamo con piacere l’istituzione di un osservatorio specifico e di strumenti di monitoraggio, le specifiche aggravanti per le intollerabili violenze. Il nostro grazie va a tutti gli onorevoli che hanno detto sì al testo; al ministro della Salute Roberto Speranza e alla sottosegretaria Sandra Zampa che, ascoltandoci durante gli incontri della Consulta per le Professioni e durante le audizioni, hanno tenuto conto della specificità del nostro ruolo. E alle onorevoli Elena Carnevali e Debora Serracchiani che nei loro emendamenti hanno raccolto la voce di migliaia di assistenti sociali vittime di violenza fisiche e verbali. Il Senato – conclude – faccia presto. Aspettiamo da anni!».

«Siamo molto soddisfatti che il Ddl contro le aggressioni ai sanitari abbia ottenuto il via libera alla Camera. È una battaglia che Consulcesi appoggia da sempre, sia dal punto di vista legale con la tutela delle vittime che dal punto di vista psicologico, con l’istituzione del Telefono Rosso anti violenza”. È così che Massimo Tortorella, Presidente Consulcesi, commenta il sì della Camera al disegno di legge contro le aggressioni al personale sanitario, che si stimano siano all’incirca 1200 ogni anno».  «La cura del fenomeno di violenza viene messo in atto dal Ddl a tutela dei camici bianchi, – prosegue Tortorella – ma ora bisogna lavorare per costruire una cultura di rispetto reciproco. L’istituzione della Giornata Nazionale è un primo passo in tale senso, ma bisogna formare e informare operatori e cittadini. Il 10% dei nostri corsi di formazione rivolta ai medici è dedicato al miglioramento del rapporto medico paziente attraverso l’acquisizione di strumenti di comunicazione efficace per superare conflitti e criticità che possono generarsi dalla pratica della professione medico sanitaria” aggiunge Tortorella. Tra le novità di questo 2020 il corso per difendersi dalle aggressioni nei luoghi di lavoro».

 

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