Lavoro 18 Agosto 2022 12:00

Dal reinserimento al lavoro alla formazione, nel Lazio una proposta di legge contro le aggressioni ai sanitari

L’ha presentata il consigliere della Lega Daniele Giannini, raccogliendo le proposte dell’associazione AMAD. L’obiettivo è quello di incrementare le tutele introdotte dalla legge 113 del 2020

di Francesco Torre
Dal reinserimento al lavoro alla formazione, nel Lazio una proposta di legge contro le aggressioni ai sanitari

Una legge regionale per ampliare la tutela del personale sanitario dalle aggressioni sia fisiche che verbali. È l’iniziativa del consigliere regionale del Lazio Daniele Giannini (Lega) che vuole recepire alcune delle proposte lanciate da AMAD, Associazione Malattie, Ansia e Depressione, su impulso della psichiatra Marina Cannavò, già membro del Consiglio direttivo dell’Ordine dei Medici di Roma. AMAD da anni si batte per sensibilizzare istituzioni e pubblica opinione contro la piaga della violenza verso gli operatori della sanità, che negli ultimi mesi è tornata ad essere una emergenza.

Gli ultimi dati, del resto, segnalano che il fenomeno è molto ampio: secondo Anaao- Assomed il 55% dei medici ospedalieri ha subito almeno un episodio di violenza, mentre secondo Inail sono 2500 gli episodi di violenza denunciati ogni anno dagli operatori sanitari quale infortunio sul lavoro.

L’obiettivo è quello di incrementare le tutele introdotte dalla legge 113 del 2020 “Disposizioni in materia di sicurezza pei gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni”.

Dalla polizza alla costituzione di parte civile, la legge regionale

Il nocciolo della legge è l’articolo 2, in cui si specifica che gli Enti del servizio sanitario regionale “sostengono il personale vittima di violenza fisica, verbale, sessuale e di cyber-violenza oltreché di atti persecutori, nell’ambito di azioni in sede giudiziaria e nella fase prodromica all’avvio delle stesse, ivi compreso l’eventuale ricorso a consulenza in ambito civilistico o a consulenza tecnica di parte”.

Qualora decidessero di non costituirsi parte civile gli enti del SSR dovranno motivare alla commissione consiliare competente in materia di salute le eventuali scelte di non costituzione, in tutti i processi celebrati aventi ad oggetto i reati di diffamazione, minaccia e molestie sessuali.

Gli enti del servizio sanitario regionale dovranno istituire anche una polizza assicurativa a favore del personale che ha subito aggressioni nei luoghi di lavoro per la copertura totale delle tutele legali e sanitarie o per i costi del percorso assistenziale e di cure necessarie per il reinserimento lavorativo e per il recupero psicofisico del lavoratore.

La legge prevede anche il varo di un “Programma triennale di sicurezza, benessere e salute del personale degli enti del Servizio sanitario regionale”. Tra gli obiettivi quelli di promuovere la figura professionale dello psichiatra del lavoro, includere il rischio di violenza e molestie nei luoghi di lavoro, individuare un codice di accesso nei pronto soccorso dedicato ai pazienti potenzialmente violenti e ai lavoratori che hanno subito aggressioni sul posto di lavoro.

Inoltre si propone di istituire un centro di psichiatria del lavoro, dedicato agli operatori sanitari, sociali e amministrativi che abbiano subito episodi di violenza e necessitano di un percorso assistenziale, terapeutico, di reinserimento lavorativo e recupero psicofisico; e formare, con corsi realizzati da enti e associazioni in possesso di specifici requisiti in materia, il personale sanitario, socio-sanitario e amministrativo impiegato in particolare nelle aree più a rischio delle strutture del servizio sanitario regionale.

La legge promuove anche protocolli d’intesa con gli Uffici territoriali del Governo per potenziare la presenza delle forze di polizia nei pronto soccorso e nelle strutture del servizio sanitario regionale ritenute a più elevato rischio di violenza.

 

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