Lavoro 7 Marzo 2020

Coronavirus, arrivano i rinforzi: 20mila assunzioni in sanità. Il decreto-legge adottato dal CdM

Previsti l’assunzione di medici specializzandi ed il conferimento straordinario di incarichi di lavoro autonomo a personale sanitario in pensione. In arrivo 5mila impianti per la ventilazione assistita per potenziare i reparti di terapia intensiva

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Ventimila professionisti, tra medici, infermieri e operatori, verranno presto assunti a tempo indeterminato dal Servizio sanitario nazionale per contribuire a far fronte all’emergenza coronavirus. A stabilirlo è un decreto-legge approvato ieri sera dal Consiglio dei Ministri che introduce misure straordinarie ed urgenti per contrastare il COVID-19, potenziare il Ssn e contenere gli effetti negativi sullo svolgimento dell’attività giudiziaria.

«Per quanto riguarda le norme in materia di potenziamento del Servizio sanitario nazionale (SSN) – si legge nella nota di Palazzo Chigi -, l’obiettivo è quello di rafforzare la rete di assistenza territoriale e le funzioni del Ministero della salute, attraverso l’incremento delle risorse umane e strumentali. Si prevedono, pertanto: l’assunzione di medici specializzandi, secondo le norme specificate nel decreto stesso, da destinare allo svolgimento di specifiche funzioni; il conferimento straordinario di incarichi di lavoro autonomo a personale sanitario in quiescenza; la rideterminazione dei piani di fabbisogno del personale delle aziende e degli enti dell’SSN; l’incremento delle ore della specialistica ambulatoriale».

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«Inoltre – prosegue il comunicato -, si interviene in materia di potenziamento dell’Istituto superiore di sanità; potenziamento delle reti di assistenza territoriale; istituzione di aree sanitarie temporanee; assistenza a persone e alunni con disabilità; disposizioni per garantire l’utilizzo di dispositivi medici per ossigenoterapia; misure di semplificazione per l’acquisto di dispositivi medici». In arrivo 5mila impianti per la ventilazione assistita per potenziare i reparti di terapia intensiva.

Il decreto, tra l’altro, prevede lo stop della giustizia fino al 31 maggio 2020: «I capi degli uffici giudiziari o, in alternativa, i presidenti titolari di sezione del Consiglio di Stato, il presidente del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana e i presidenti dei tribunali amministrativi regionali e delle relative sezioni staccate, sentiti l’autorità sanitaria regionale e il Consiglio dell’Ordine degli avvocati, adottano le misure organizzative, anche relative alla trattazione degli affari giudiziari, necessarie a consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie adottate con i provvedimenti normativi e attuativi di contrasto alla diffusione del COVID-19, al fine di evitare assembramenti all’interno dell’ufficio giudiziario e contatti ravvicinati tra le persone».

 

LE REAZIONI

Anaao: «Occorre far presto ma bene»

«Il decreto rappresenta una prima risposta del Governo ai professionisti impegnati a contrastare l’epidemia da Covid-19 – si legge in una nota -. Siamo di fronte, sicuramente, ad un cambio di passo considerevole rispetto alle politiche precedenti, fatte di tagli importanti che hanno portato alla mancanza complessivamente di 50.000 operatori nel SSN. Una risposta che, però, per quanto riguarda le procedure di reclutamento, elenca un ventaglio di soluzioni, aperte a tutti i tipi di medici, da quelli con la sola laurea agli specializzandi o specialisti, fino ai pensionati, senza indicare una gerarchia di priorità. L’impressione, però, è che si punti al vecchio e logoro strumento dell’incarico di lavoro autonomo per 6 mesi, un lavoro usa e getta, privo di tutele contrattuali, assicurative e previdenziali, alla insegna del massimo risparmio, oggi probabilmente scarsamente appetibile. Occorre, invece, puntare decisamente su soluzioni di reclutamento più strutturate, e per periodi più lunghi, per dare una soluzione concreta e stabile alla carenza di specialisti denunciata da molti anni. Curiosamente, dopo tanti elogi verbali e commozione per i gesti eroici, manca una premialità forte, anche retributiva, per coloro che stanno sacrificando in queste ore i propri affetti e diritti: riposo, tempo familiare, ferie. Nelle zone rosse e gialle, la retribuzione di risultato e quella legata al disagio deve essere implementata e va meglio remunerato lo straordinario, anzichè limitarsi ad abolire i riposi, come se non lo avessero fatto già i professionisti spontaneamente e con alto senso del dovere, e prospettare la sospensione della attività intramoenia, bersaglio buono per tutte le occasioni».

Nursing Up: «Finalmente assunzioni ma Dl è pericoloso per la salute degli operatori sanitari»

«Ce l’abbiamo fatta: finalmente arrivano le assunzioni che daranno ossigeno ai nostri infermieri in trincea negli ospedali – questo il commento del presidente del sindacato degli infermieri Nursing Up Antonio De Palma -. Ma ci duole vedere nero su bianco un vero e proprio ricatto ai danni del personale sanitario già sottoposto in queste due settimane a tour de force indicibili. La norma stabilisce che ‘per i professionisti impegnati a far fronte alla gestione dell’emergenza non si applicano le disposizioni sui limiti massimi di orario prescritto dal Ccnl di settore, a condizione che venga loro concessa una protezione appropriata, secondo modalità individuale dalle aziende sanitarie di appartenenza’. Un provvedimento che, se da un lato è comprensibile perché emanato in stato di emergenza, dall’altro denota l’incapacità di comprendere che mettere a disposizione delle Aziende sanitarie la discrezionalità di definire quando sono stati superati i limiti, è pericolosissimo: così lo Stato abdica. Ci devono essere dei limiti inderogabili perché in questo caso la salute del singolo è strettamente legata alla salute della cittadinanza. Inoltre è completamente sbagliato pensare di dare incarichi di sei mesi senza prevedere una norma di stabilizzazione a termine, perché noi invitiamo chiunque tra i cittadini a chiedersi cosa farebbe in prima persona se uno stato bisognoso, in un momento di pericolo mortale per gli stessi professionisti, li chiamasse ad operare nelle strutture sanitarie per poi dirgli, alla fine di questo periodo, di tornarsene a casa disoccupato. Domandiamoci come può reagire un professionista con delle premesse di questo tipo».

Fassid: «Oltre l’emergenza, vorremmo vedere un vero cambio di passo» 

«Oggi questo decreto cerca di porre un rimedio opportuno, necessario e immediato – scrive il coordinatore nazionale Fassid Mauro Mazzoni -. Ma occorre non perdere di vista le prospettive future e preparare insieme all’emergenza la normalità verificando necessità e statistiche, che anche se comparse sulla stampa e date per buone, non sempre sono corrette. Abbiamo i dati sulle necessità ”normali”; siamo pronti a discuterle. In alcune regioni abbiamo lavorato per dieci anni con precariati indecenti. Occorre da subito ridare ai colleghi oggi in prima linea ed a quelli che verranno assunti la certezza che il loro lavoro avrà gli stessi riconoscimenti in termini di anzianità e previdenza degli strutturati. Si chiede resilienza e lavoro indefesso.  Si dice che l’Italia deve essere unita. Stiamo lavorando senza se e senza ma, ma non possiamo essere anche in questa occasione figli di un Dio Minore. Oltre l’emergenza, vorremmo vedere un vero cambio di passo. Come dopo un terremoto, noi italiani siamo bravissimi a fronteggiare l’emergenza immediata. Salvo poi perderci nella fase di ricostruzione».

Fnopo: «Subito assunzioni anche per ostetriche»

«Siamo tutti sulla stessa barca, nessuna professione sanitaria esclusa, nessun cittadino e cittadina esclusa. La Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica (FNOPO) torna a chiedere con maggior forza che le misure straordinarie e urgenti del Governo per fronteggiare il persistere dell’emergenza da Covid-19 prevedano l’inserimento di nuove unità di personale ostetrico – spiegano i vertici nazionali della Federazione, e contenuto in una nota -. L’attuale emergenza epidemiologica causata dal Covid-19 sta dimostrando la necessità di ripensare e riorganizzare le unità operative, in particolare quelle di Ostetricia e ginecologia. Rendere operativo il modello a conduzione ostetrica di tali unità significa consentire la disponibilità di un ulteriore numero di infermieri, oltre a quello che si prevede di immettere, e collocarli lì dove vi è grave affanno e, al contempo, reclutare personale ostetrico vincitore idoneo presente nelle graduatorie già disponibili».

 

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