Lavoro 2 gennaio 2019

Contratto medici, CIMO denuncia Governo, Aran e Regioni a Corte Europea per mancato rinnovo. Avviata anche class action

Il presidente Guido Quici: «È un dovere morale per CIMO attivare formalmente tali azioni giudiziarie contro chi non ha palesemente voluto il rinnovo del contratto di lavoro per i medici dipendenti. Questa difesa costante dei diritti del lavoro è un atto dovuto nei confronti non solo dei nostri iscritti ma di tutta la dirigenza medica e sanitaria»

Immagine articolo

Il sindacato dei medici CIMO, come suo primo atto del 2019, ha inviato oggi alla Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) il ricorso contro le istituzioni italiane per la mancata realizzazione del rinnovo sul contratto dei medici dipendenti entro il 31.12.2018, in violazione dell’accordo confederale del 30 novembre 2016 e della sentenza della corte costituzionale n. 178/15. Contestualmente, CIMO ha anche attivato oggi le procedure in sede nazionale per una class action contro Regioni e ARAN sostanziate dalla stessa motivazione e, a 90 giorni da oggi, sarà possibile per ogni cittadino e professionista aderirvi.

LEGGI ANCHE: CONTRATTO MEDICI, CIMO PRONTA A CLASS ACTION CONTRO REGIONI E ARAN E A DENUNCIA ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO

«Alla Corte Europea – si legge in una nota – CIMO si appella per far valere a livello più generale la palese violazione da parte di Governo, Regioni e ARAN dell’attuazione della menzionata sentenza della Corte Costituzionale del 2015, che ha sancito l’illegittimità costituzionale del blocco della contrattazione collettiva del pubblico impiego, quando è stata evidente la sua applicazione “strutturale” anziché e, quindi, non episodica o temporalmente limitata come dovrebbe essere. Il richiamo della stessa sentenza a principi sanciti da accordi internazionali sulla libertà sindacale e fatti propri dalla giurisprudenza della Corte Europea rafforzano le motivazioni della denuncia CIMO».

«Nella fattispecie del contratto della dirigenza medica – scrive CIMO -, questa violazione si è fatta più concreta in quanto nel primo trimestre del 2018, per ottemperare alla citata sentenza della Corte Costituzionale, sono stati correttamente chiusi tutti i contratti del comparto sanitario della PA e successivamente quello dei medici convenzionati. Ritardi e politiche ambigue hanno invece alzato una fitta nebbia su risorse e diritti di rinnovo nei termini (31.12.2018) per i medici dipendenti. Il fatto che il finanziamento dei contratti dei medici dipendenti attinga al bacino finanziario del fondo sanitario nazionale ha infine fatto sì che, dopo l’assegnazione delle risorse per altri contratti e in assenza di adeguati accantonamenti pregressi da parte delle Regioni, la dirigenza sanitaria sia stata lasciata ultima e senza fondi, pur dovuti per legge».

«La lunga e scandalosa gestione delle trattative per questo rinnovo, atteso da dieci anni, è stata più volte denunciata durante il 2018 da CIMO che, pur partecipando a tutte le riunioni di tavoli politici e tecnici in ARAN, ha dovuto stigmatizzare pubblicamente l’atteggiamento non solo dilatorio sul riconoscimento economico ma anche regressivo sulle condizioni di lavoro proposte nei testi di accordo dell’ARAN. Nel caso dei medici dipendenti non si è inteso nemmeno riconoscere gli incrementi accordati a qualunque altra fascia di dirigenza pubblica (incremento a decorrere dal 2016 nella misura dello 0,39% per il 2016, 1,07% per il 2017 e 3,48% per il 2018), senza contare il disagio dei medici, che in questi anni di sottofinanziamento del SSN ne hanno evitato evitandone il collasso facendosi carico degli stessi volumi di prestazioni con circa 10.000 unità mediche in meno».

LEGGI ANCHE: CONTRATTO MEDICI, IL PRESSING DI GUIDO QUICI (CIMO) SULLE ISTITUZIONI: «INTASIAMO I SOCIAL DEI POLITICI»

«Le persistenti richieste di CIMO di chiarimenti sui fondi che dovevano essere accantonati per il rinnovo contrattuale da parte delle Regioni, sono state ignorate; ciò ha costretto il sindacato a una diffida e successivamente alla segnalazione alla Corte dei Conti, facendo emergere situazioni che occorre chiarire in tempi rapidi. Ed è su questi elementi di dettaglio che si muove nello specifico la procedura di class action contro Regioni e ARAN che verranno indicati alla Magistratura da CIMO come i responsabili del mancato rinnovo del contratto di lavoro entro la scadenza di legge, responsabili verso i quali si chiedono anche i danni per il disagio subito dai medici dipendenti in questa lunga fase di discriminazione e stallo», prosegue la CIMO.

«È un dovere morale per CIMO attivare formalmente tali azioni giudiziarie presso la Corte Europea e la Magistratura italiana contro chi non ha palesemente voluto il rinnovo del contratto di lavoro per i medici dipendenti – commenta il Presidente nazionale CIMO, Guido Quici -. È il nostro primo atto ufficiale del 2019 cui seguiranno altri di non minore rilevanza, perché questa difesa costante dei diritti del lavoro è un atto dovuto nei confronti non solo dei nostri iscritti ma di tutta la dirigenza medica e sanitaria che attende un contratto di lavoro da dieci anni ed i cui diritti sono quotidianamente calpestati. Diritti non riconosciuti per la mancata volontà di siglare un contratto di lavoro che, seppur minimo, avrebbe quantomeno testimoniato il riconoscimento per il lavoro svolto in questi anni a sostegno di una sanità pubblica sempre più assente dalle priorità di governo e a beneficio del diritto alle cure dei cittadini italiani».

«Inoltre – aggiunge Quici – è un dovere morale nei confronti di chi, in questi anni, si è fatto carico di “coprire” i vistosi buchi assistenziali creati dal progressivo sottofinanziamento del SSN, di chi ha donato alle aziende centinaia di migliaia di ore di lavoro eccedenti mai pagate, di chi è in credito di migliaia di giorni di ferie non godute, di chi continua a lavorare in condizioni di stress e disagio, di chi ha subito e continua  a subire aggressioni nelle strutture sanitarie per disservizi organizzativi creati da altri, di chi è costretto ad assistere a campagne di discredito nei confronti di un professione ritenuta, da alcuni, come una sorta di bancomat cui attingere per altre esigenze di cassa».

Nelle prossime settimane CIMO continuerà a battere con forza un percorso coerente con le azioni sindacali svolte sino ad oggi a tutela dei diritti dei colleghi medici, azioni che si svilupperanno su tre linee di indirizzo:

  1. Recupero, anche in sede giudiziaria, della parte economica del CCNL 2016-2018.
  2. Richiesta ad ARAN di apertura del nuovo CCNL 2019-2021, sia per la parte economica che normativa.
  3. Avvio di azioni in ambito aziendale, finalizzate al rispetto del vigente contratto di lavoro con particolare riferimento a orario di lavoro, contratto individuale di lavoro, fondi contrattuali, sicurezza nei luoghi di lavoro.

I documenti del ricorso alla Corte Europea e della diffida ad ARAN e Comitato di Settore-comparto Sanità che avviano l’iter della class action, saranno a breve disponibili sul sito CIMO.

Articoli correlati
I sindacati della dirigenza medica e sanitaria sospendono lo sciopero ma mantengono lo stato di agitazione
Nel corso dell'incontro con l'intersindacale, il ministro della Salute Giulia Grillo ha mostrato l'emendamento che annulla la retroattività del comma 687 della Legge di Bilancio e si è impegnata a far convocare i sindacati dall'Aran. Sul tavolo, anche confronto per lo sblocco della RIA
Rappresentatività sindacale, nell’Area sanità aumento deleghe di Cimo, FVM e Uil Fpl
In testa confermato Anaao-Assomed, con il 24,41% della rappresentatività. Per il Comparto, i confederali guadagnano il podio, con Fp Cgil sul gradino più alto
Contratto medici, Quici (CIMO): «Partita denuncia a Corte europea. Chiudiamo subito quello scaduto e pensiamo al nuovo»
«La denuncia alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e la class action, a cui i medici potranno aderire da aprile, sono atti dovuti nei confronti dei colleghi, che attendono il rinnovo contrattuale da 10 anni». Intervista al presidente della CIMO Guido Quici, che sullo spot sui ricorsi per errore medico aggiunge: «Se le strutture affogano nei contenziosi legali, ridurranno i servizi ai cittadini» 
Contratto medici, sindacati soddisfatti da incontro Funzione Pubblica, ma per ora scioperi confermati
Un emendamento al decreto Semplificazione, in discussione al Senato martedì 22, posticiperà gli effetti del comma 687 della legge di Bilancio al contratto 2019-2021. Ma rimane il nodo della RIA, su cui c'è il blocco del ministero dell'Economia
Comma 687, Onotri (SMI): «Bisogna abrogarlo e riattivare delega a governo per trattative con personale SSN»
Il segretario generale del sindacato ha incontrato la presidente della Commissione Lavoro del Senato Catalfo: «Abbiamo chiesto di superare con urgenza lo stallo attuale e la convocazione in tempi brevi del tavolo Aran-sindacati. Medici e dirigenti amministrativi non possono stare nello stesso calderone di contrattazione». A margine dell’incontro anche il tema dei medici Inps: «C’è forte volontà politica di arrivare ad un accordo collettivo nazionale in convenzione»
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Formazione

Formazione ECM, tutte le novità 2019: dall’aggiornamento all’estero alla certificazione

Un dovere sentito sempre più come opportunità professionale. Ecco, in una rapida carrellata, i principali cambiamenti che hanno investito negli ultimi anni il sistema dell’Educazione Continua in M...
Politica

Deroga iscrizione Ordini, Beux (TSRM e PSTRP): «Condividiamo obiettivi ma così si rischia sanatoria. In decreti attuativi si ponga rimedio o faremo da soli»

Il provvedimento inserito in legge di Bilancio prevede che chi ha lavorato 36 mesi negli ultimi 10 anni possa continuare ad esercitare anche senza i titoli per iscriversi al maxi Ordine delle professi...
Politica

Deroga iscrizione Ordini, la bocciatura dei fisioterapisti. Tavarnelli (Aifi): «Si riaprano i percorsi di equivalenza già previsti dalla legge 42 del ’99»

Il presidente Aifi: «Senza un passo indietro si rischia una sanatoria globale, una grande confusione per il cittadino ed una scarsissima tutela della sua salute»
di Isabella Faggiano