Formazione 12 Febbraio 2019

Contenziosi, Quici (CIMO): «Spostiamo i costi per assicurazioni e processi verso la formazione ECM»

Nel 2016 sono stati spesi 1 miliardo 300 milioni di euro per le assicurazioni e i contenziosi, ma solo 100 milioni per la formazione. Il presidente del sindacato: «Le cause vanno ridotte e il rischio va prevenuto, anche investendo di più sulla formazione degli operatori, altrimenti saranno maggiori le risorse sottratte al SSN. Bene Arbitrato della Salute»

di Giovanni Cedrone e Giulia Cavalcanti
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Per ogni dipendente del Servizio Sanitario Nazionale, vengono spesi 1950 euro in assicurazioni e contenziosi e appena 160 euro per la formazione. Cifra che scende fino a 10 euro pro capite in alcune Regioni e aziende. Per questo Guido Quici, presidente nazionale della CIMO, propone di «spostare progressivamente i costi assicurativi verso la formazione ECM e la sicurezza delle cure».

«Nel 2016 – continua Quici a margine della conferenza stampa ‘Basta odio medici-pazienti’ organizzata da Consulcesi al ministero della Salute – sono stati spesi 1 miliardo 300 milioni di euro per le assicurazioni delle strutture sanitarie, gli accantonamenti per la ritenzione del rischio, i contenziosi in sede civile e le spese processuali; sono stati poi spesi appena 2 miliardi per la manutenzione ordinaria e straordinaria, ma per la formazione si spende meno di 100 milioni».

E se sono 300mila i contenziosi tra pazienti e medici che intasano i tribunali italiani, è necessario intervenire per prevenire le cause. Non solo ristabilendo quel rapporto di fiducia tra le parti ormai leso anche da campagne pubblicitarie che istigano i pazienti ad intentare cause nei confronti dei camici bianchi per presunti errori, ma facendo anche in modo che medici, operatori sanitari e strutture siano nelle condizioni di poter offrire la migliore assistenza possibile, riducendo il rischio clinico. Se il contenzioso aumenta, infatti, «saranno maggiori le risorse sottratte al Servizio Sanitario Nazionale – spiega Quici -. Si compreranno quindi meno farmaci, ci saranno meno presidi e si farà meno manutenzione».

Ma il contenzioso è già «in continuo incremento – prosegue il presidente della CIMO – perché manca il personale e quindi c’è lo stress lavoro correlato; in molti ospedali mancano le tecnologie, alcune strutture sono interamente fatiscenti; da nessuna parte, poi, è presente una struttura di rischio clinico ben fatta, che segua tutto l’andamento, dal fenomeno epidemiologico e la prevenzione del rischio al contenzioso. È un lavoraccio enorme, ma va fatto. Altrimenti il medico sarà portato a giocare in difesa, magari andando in Pronto soccorso con il giubbotto anti-proiettile perché ha paura di essere aggredito mentre svolge il proprio lavoro».

Va quindi «sensibilizzata anche l’opinione pubblica», e superato l’attuale sistema di risoluzione dei contenziosi. Per questo Quici ritiene che l’istituzione di un Arbitrato della Salute, cioè un luogo di recepimento di tutte le istanze fornite dalla cittadinanza che riguardano l’attività sanitaria pubblica e privata, sia una strada percorribile: «È un’idea che va perseguita e struttura bene», conclude il presidente CIMO.

LEGGI ANCHE: CONTENZIOSI SANITARI, BARTOLAZZI (SOTTOSEGRETARIO SALUTE): «SERVE INTERVENTO LEGISLATIVO, ALTRIMENTI È FAR WEST»

 

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