Lavoro 18 Luglio 2017

Caos concorso infermieri: Annullato per colpa della burocrazia? Ecco le responsabilità

Ancora intoppi amministrativi, il risultato? Ennesimo concorsone annullato a due ore dall’inizio della prima prova. «È un paradosso, i numeri parlano chiaro: in Italia c’è un’assoluta necessità di personale infermieristico»

«C’è un concorso di colpe, l’azienda Policlinico non ha atteso i tempi tecnici previsti dopo il ricorso e il Consiglio di Stato ha dato comunicazione tardiva». E’ perentoria la Presidente del Collegio IPASVI di Roma e Provincia, Ausilia Pulimeno, che in esclusiva ai microfoni di Sanità Informazione commenta la sospensione in extremis della prova scritta del concorso per infermieri del Policlinico Umberto I, programmato lo scorso venerdì 14 luglio e annullato a poche ore dall’inizio, quando tutti i partecipanti erano già all’Ergife di Roma.

«In Italia c’è carenza di personale infermieristico, i numeri parlano chiaro. Eppure ogni volta che interviene la burocrazia ecco il risultato: il caos – sottolinea la Presidente -. Una situazione inaccettabile: al concorso sono intervenuti giovani (e non solo) provenienti da altre città d’Italia, ma anche d’Europa. Molti avevano fatto il turno di notte (magari a Londra o Parigi) per poi intraprendere un lungo viaggio e arrivare a Roma, e a due ore dalla prova scritta si sono sentiti dire che il Consiglio di Stato sospendeva il concorso». Questo è il secondo stop in pochi mesi «che la giustizia amministrativa impone al concorso, in attesa di decidere sul merito del ricorso presentato da un piccolo gruppo di concorrenti esclusi» dichiara la Presidente.

Ma esattamente, qual è il motivo di questo annullamento? «Questo concorso è partito con una preselezione a cui hanno partecipato 12mila professionisti – spiega la Presidente Pulimeno ripercorrendo le fasi della vicenda -. Di questi 12mila, 1700 hanno superato il primo scalino. Chi non è rientrato in questa graduatoria ha fatto ricorso al Tar. La terza sezione del Consiglio di Stato si è espressa sulla sentenza breve del Tar, dichiarando l’inammissibilità dei ricorsi presentati e rimandando già in una prima fase la prova scritta, inizialmente programmata per il 14 aprile. Dunque ecco che il Policlinico ha nuovamente calendarizzato le prove, nonostante la probabilità che i ricorrenti che avevano perso al Tar si rivolgessero al Consiglio di Stato. Buona norma avrebbe previsto che si attendessero i tempi tecnici di 20 giorni prima di procedere con lo stabilire le date».

Perciò «è stata programmata la prova senza considerare che, dopo la sentenza del Tar, ci fosse un ulteriore ricorso al Consiglio di Stato» prosegue la Presidente. Di fatto questo è successo «e il ricorso è stato depositato e notificato lo stesso giorno della prova scritta. Inevitabile quindi l’annullamento in extremis a poche ore dall’inizio dell’esame».

Dopo l’annuncio della sospensione del concorso, tutti i candidati presenti si sono riversati in strada bloccando la provinciale Aurelia, arteria fondamentale per la circolazione in città. Inevitabili i disagi alla circolazione e il comprensibile malcontento generale. «Ho dato mandato ai nostri legali di capire se c’è un margine di risarcimento per tutti i candidati insoddisfatti – aggiunge la Presidente –  ma già in prima battuta gli avvocati mi hanno riferito che, di fronte a un decreto del Consiglio di Stato, c’è poco da fare».

L’annullamento del concorso arriva all’indomani del concorsone per aspiranti infermieri che si è svolto a Genova qualche giorno fa e che ha contato 7.270 candidati per un totale di circa 300 assunzioni in tutta la Liguria. Comprensibilmente, lo squilibrio fra il numero dei candidati e l’offerta disponibile ha lasciato insoddisfatti molti giovani professionisti.

«Queste dinamiche sono paradossali se si pensa che, nella maggior parte delle strutture sanitarie, il personale infermieristico è anziano e costretto a sopportare dei turni massacranti che, in alcuni casi, non lasciano scampo all’errore» spiega la Presidente del Collegio romano IPASVI. «Questo meccanismo non giova a nessuno – conclude -. Un paese civile come il nostro dovrebbe probabilmente rivedere il suo schema organizzativo e adeguarsi ai procedimenti di altri paesi europei».

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