Lavoro e Professioni 18 Ottobre 2016 14:47

Svizzera, il referendum non ferma (per ora) il boom di giovani medici italiani

Dall’Italia con furore i camici bianchi si trasferiscono in Ticino. In otto anni il numero si è quadruplicato e continua a incrementarsi. Luraschi, responsabile Ente Ospedaliero Ticino: «Dieci anni fa il numero di italiani impiegati negli ospedali del Ticino era inferiore al 20% e ora supera il 40%»

Il referendum non ferma (per ora) il boom di medici italiani in Svizzera. Il numero di camici bianchi nostrani nei cantoni dal 2004 al 2012 si è praticamente quadruplicato secondo l’indagine condotta dall’Associazione Italiana Medici in collaborazione con la Federazione Medica Svizzera.

Un vero e proprio esodo. Per fare qualche numero: dentisti, farmacisti, psicologi, veterinari, levatrici e altri: dai 3167 del 2001 sono passati a 6999. I più numerosi sono appunto i medici, seguiti da terapisti complementari (991), infermieri (857), farmacisti (536) e fisioterapisti (533). Questi dati, pubblicati dal Dipartimento della Sanità e Socialità di Bellinzona, testimoniano un aumento esponenziale. Questo fenomeno è stato confermato da Piero Luraschi, responsabile Risorse Umane dell’Ente Ospedaliero Cantonale del Ticino che su ilfattoquotidiano.it ha dichiarato: «Non abbiamo dati precisi, ma possiamo affermare che dieci anni fa il numero di italiani impiegati negli ospedali del Ticino era inferiore al 20% e ora supera il 40%».

Ma quali sono le ragioni alla base di questa vera e propria migrazione? Una prima considerazione da fare è lo squilibrio che esiste in Italia fra laureati in medicina e disponibilità di posizioni nelle scuole di specializzazione. Il numero chiuso per le specializzazioni è decisamente inferiore alla quantità di laureati sfornati dalle facoltà di medicina. Inoltre le lentezze burocratiche e il tira e molla dei bandi rappresentano il colpo di grazia inferto ai giovani medici che iniziano a guardarsi intorno e prendere in considerazione alternative. Altro tasto dolente, gli stipendi.

In Svizzera le retribuzioni sono tendenzialmente più alte, ma a determinare un netto divario tra i due Paesi è la possibilità per i medici elvetici di usufruire di scatti salariali che per gli specializzandi italiani non sono contemplati. Inoltre, per le specializzazioni, sono previsti contratti che, insieme all’assistenza previdenziale, prevedono benefit non certo contemplati nelle università italiane. Ma non ci sono solo privilegi, infatti, insieme agli innegabili vantaggi appena elencati, per gli specializzandi italiani la Svizzera nasconde anche qualche insidia. Ben vengano gli scatti salariali, ma i contratti vengono stipulati di anno in anno e il rischio di rimanere fermi durante qualche giro di pista è decisamente più alto rispetto all’Italia.

Articoli correlati
Grazie all’intelligenza artificiale 1 persona su 2 potrebbe lavorare solo 4 giorni a settimana
Secondo un nuovo studio incentrato sulla forza lavoro britannica e americana, l’intelligenza artificiale potrebbe consentire a milioni di lavoratori di passare alla settimana lavorativa di quattro giorni entro il 2033
Tumori: 1 paziente su 6 abbandona il lavoro. Dalla Rete ROPI 3 proposte «salva-posto»
La ROPI ha analizzato 4 proposte di legge su congedi e indennizzi sul lavoro per i pazienti oncologici,, facendo emergere per ognuna di esse «luci e ombre». Si è arrivati così a individuare alcune proposte chiave per migliorare le regole a tutela dei lavoratori con tumore che Stefania Gori, presidente ROPI, ha presentato oggi in audizione alla XI Commissione (Lavoro pubblico e privato) alla Camera dei Deputati
di Redazione
DEF e sanità, aumentano i contratti e i posti per la formazione specialistica. Più fondi per farmaci innovativi
Il documento è ora al vaglio di Montecitorio. Spazio anche a risorse per fronteggiare ondata profughi di guerra
Scadenza triennio formativo, gli Ordini richiamano gli iscritti con informativa personalizzata
Il contenuto della lettera inviata agli iscritti all'Ordine dei medici di Siena. Del Gaudio (Opi Foggia): «Evitare rischio mancata copertura assicurativa». D’Avino (FIMP): «Il Cogeaps ha agito secondo la normativa, che gli iscritti conoscono». Antonazzo (Opi Lecce): «Solo il 28% degli iscritti certificabile»
Storia, valori e sguardo sul futuro, a Bologna il XLIII Congresso Nazionale SIFO
Attese oltre 2500 presenze. Il presidente Arturo Cavaliere: «Il Congresso sarà per tutti noi farmacisti ospedalieri e dei servizi territoriali l'occasione privilegiata per condividere strategie, progetti e best practice con tutti gli stakeholder della sanità»
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Advocacy e Associazioni

Malattie ultrarare, la SPG50 entra nella sperimentazione clinica: la testimonianza di una madre

Dopo anni di diagnosi tardive, raccolte fondi e advocacy, arriva l’approvazione della sperimentazione clinica per la SPG50 in Italia. Jessica, presidente e fondatrice dell’associazione Un ...
di Isabella Faggiano
Nutri e Previeni

Frutta cotta, poca carne, legumi e 5 km al giorno: il menu di Garattini icona della longevità

A 97 anni, il fondatore dell’Istituto Mario Negri presenta il suo nuovo libro e racconta le scelte che scandiscono le sue giornate, dall’alimentazione quotidiana al movimento costante, mos...
di Viviana Franzellitti
Salute

Cervello, ‘fare’ i nonni lo protegge: il declino cognitivo frena quando ci si prende cura dei nipoti

Un nuovo studio dell’Università di Tilburg dimostra che i nonni che si occupano dei bambini ottengono punteggi più alti nei test di memoria e fluidità verbale, e le nonne mo...
di Isabella Faggiano
Advocacy e Associazioni

Giornata Mondiale del Malato: “Il prendersi cura sia responsabilità condivisa”

Il messaggio di Papa Leone XIV per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato richiama la parabola del Buon Samaritano come chiave per leggere la cura oggi. Un invito alla compassione che diventa responsab...
di Isabella Faggiano