Salute 30 Ottobre 2026 17:25

La paura di un referto negativo non ferma i pazienti: ecco perché vogliono leggerlo subito

I pazienti vogliono conoscere subito l'esito degli esami, anche quando temono brutte notizie. Ma leggere un referto prima del consulto aumenta davvero l'ansia? Una ricerca della Vanderbilt University Medical Center indaga le reazioni e le preferenze dei pazienti

di Viviana Franzellitti
La paura di un referto negativo non ferma i pazienti: ecco perché vogliono leggerlo subito

Consultare gli esami del sangue, gli esiti di un’indagine diagnostica o un referto direttamente dal portale sanitario, prima ancora di aver parlato con il medico, è ormai una possibilità sempre più diffusa. Ma conoscere in anticipo i risultati, soprattutto quando contengono valori fuori dai parametri di riferimento, può aumentare la preoccupazione e alimentare interpretazioni errate? A interrogarsi su questo aspetto è stato un gruppo di ricercatori della Vanderbilt University Medical Center di Nashville, negli Stati Uniti, che ha coinvolto 13.898 pazienti per valutare le reazioni emotive alla consultazione dei risultati online e capire se preferiscano riceverli immediatamente oppure attendere il confronto con un professionista sanitario. Lo studio, pubblicato il 20 ottobre 2026 su JAMA Network Open, ha rilevato che la disponibilità immediata dei referti non si traduce necessariamente in un aumento dell’ansia, anche in presenza di anomalie. Emerge, inoltre, una preferenza molto netta per l’accesso diretto ai risultati, sebbene alcune tipologie di esami richiedano maggiore attenzione.

Accesso immediato ai referti: come è stata condotta la ricerca

L’indagine è stata realizzata attraverso un questionario elettronico inviato ai pazienti della Vanderbilt University Medical Center dopo un appuntamento sanitario. La raccolta dei dati si è svolta tra settembre e novembre 2025. I ricercatori hanno inizialmente distribuito 234.354 questionari, ottenendo 46.000 risposte complete. Per l’analisi sono stati selezionati 13.898 partecipanti per i quali era stato possibile verificare, attraverso i dati della cartella clinica elettronica, che avessero effettivamente consultato i propri risultati nei 45 giorni precedenti.

Le domande riguardavano tre aspetti: il livello di preoccupazione durante l’attesa dei risultati, le eventuali variazioni dell’ansia dopo averli visualizzati e la preferenza rispetto alla consultazione dei referti futuri. I ricercatori hanno inoltre esaminato le caratteristiche degli esami, distinguendo tra risultati nella norma, valori anomali e accertamenti appartenenti a categorie considerate sensibili, compresi quelli potenzialmente indicativi di una patologia oncologica.

L’attesa dei risultati preoccupa più della loro consultazione

Prima di visualizzare i referti, 3.881 partecipanti, pari al 28% del campione, avevano sperimentato un certo grado di preoccupazione o ansia. L’attesa rappresentava quindi un momento emotivamente impegnativo per una parte dei pazienti, indipendentemente dal successivo esito degli accertamenti. Dopo aver consultato i risultati, tuttavia, il quadro cambiava. La maggior parte degli intervistati riferiva una riduzione dell’ansia oppure nessuna variazione rispetto alla condizione precedente. Soltanto 629 persone, il 4,6% del campione, dichiaravano di sentirsi più preoccupate dopo aver letto i referti.

Un elemento significativo riguarda il rapporto tra stato emotivo e caratteristiche degli esami. L’aumento dell’ansia non risultava associato, in generale, alla presenza di almeno un risultato anomalo, né alla consultazione di un esame appartenente alle categorie considerate sensibili. Questo suggerisce che un valore fuori dai parametri di riferimento non determina automaticamente una maggiore preoccupazione dopo la lettura del referto.

Gli esami che possono indicare un tumore rappresentano un’eccezione

L’analisi ha individuato una differenza per gli accertamenti potenzialmente diagnostici per il cancro. In questo caso, la consultazione del risultato era associata a una maggiore probabilità di sperimentare un aumento dell’ansia, con un odds ratio di 1,55 rispetto agli altri esami.

Un altro fattore associato alle reazioni emotive era il livello di preoccupazione già presente prima della consultazione. Chi manifestava un’ansia più elevata nell’attesa aveva maggiori probabilità di riferire un peggioramento dopo aver letto i risultati. L’associazione era particolarmente evidente tra le persone che partivano da livelli di ansia più alti. Questi dati evidenziano che l’impatto emotivo della consultazione non dipende soltanto dal contenuto del referto, ma anche dalla condizione psicologica del paziente e dal significato che attribuisce agli accertamenti effettuati. Per chi teme una diagnosi importante, ricevere un risultato senza poterlo discutere immediatamente con un professionista può rappresentare un momento particolarmente delicato.

L’88,3% vuole continuare a consultare subito i risultati

Nonostante le possibili ripercussioni emotive, la preferenza per l’accesso immediato ai referti è risultata ampiamente maggioritaria. 12.095 partecipanti, pari all’88,3%, hanno dichiarato di voler continuare a visualizzare i risultati appena disponibili, senza attendere il confronto con il medico. Soltanto il 5,6% avrebbe preferito aspettare di parlarne con un professionista sanitario, mentre il 6,1% non aveva ancora maturato una preferenza. È interessante che questa disponibilità rimanga elevata anche tra coloro che avevano riferito un aumento dell’ansia dopo aver letto gli esami: il 79,5% di questo gruppo intendeva comunque continuare ad accedere immediatamente ai risultati.

Per gli autori, il dato conferma quanto i pazienti attribuiscano valore alla possibilità di conoscere tempestivamente le proprie informazioni sanitarie. La trasparenza e la disponibilità dei dati rappresentano quindi esigenze importanti, che non possono essere considerate incompatibili con la necessità di un accompagnamento clinico.

Trasparenza e supporto medico devono procedere insieme

I risultati offrono indicazioni utili per l’organizzazione dei servizi sanitari digitali, ma richiedono anche alcune cautele interpretative. La ricerca è stata condotta in un unico centro medico universitario statunitense e ha coinvolto una popolazione prevalentemente assicurata. Inoltre, le domande utilizzate per misurare l’ansia non si basavano su strumenti di valutazione psicometrica validati e la partecipazione al questionario potrebbe aver introdotto una selezione degli intervistati.

Gli autori sottolineano comunque l’importanza di individuare e sostenere i pazienti che manifestano ansia durante l’attesa e la consultazione dei risultati. L’accesso immediato ai referti non dovrebbe essere necessariamente limitato per evitare possibili preoccupazioni, ma accompagnato da strumenti informativi e da adeguate opportunità di confronto con i professionisti sanitari. La sfida, nell’era dei portali digitali, è dunque trovare un equilibrio tra il diritto dei pazienti a conoscere tempestivamente i propri dati clinici e la necessità di aiutarli a interpretarli correttamente, soprattutto quando riguardano condizioni di salute potenzialmente gravi.

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