One Health 30 Ottobre 2026 11:35

Il riscaldamento globale accelera: la Terra si scalda al doppio della velocità

Uno studio del Potsdam Institute for Climate Impact Research rileva un'accelerazione significativa dal 2015: negli ultimi dieci anni le temperature sono aumentate di 0,35 °C per decennio, contro gli 0,2 °C precedenti.

di Arnaldo Iodice
Il riscaldamento globale accelera: la Terra si scalda al doppio della velocità

Il riscaldamento globale sta accelerando e la terra si scalda oggi a un ritmo quasi doppio rispetto a quello registrato nei decenni precedenti. È quanto emerge da un nuovo studio del Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK), pubblicato sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters, che documenta per la prima volta con solide evidenze statistiche un’accelerazione del riscaldamento a partire dal 2015 circa.

Secondo i ricercatori, negli ultimi dieci anni la temperatura globale è aumentata a un ritmo di circa 0,35 °C per decennio, contro una media di poco inferiore a 0,2 °C per decennio osservata tra il 1970 e il 2015. Il risultato è stato ottenuto analizzando cinque principali archivi di dati climatici: NASA, NOAA, HadCRUT, Berkeley Earth ed ERA5. Dopo aver corretto le rilevazioni per eliminare le oscillazioni naturali del clima, l’accelerazione è risultata statisticamente significativa con un livello di certezza superiore al 98%. L’evidenza è rimasta coerente indipendentemente dal database e dal metodo statistico utilizzato. “Ora possiamo dimostrare una forte e statisticamente significativa accelerazione del riscaldamento globale a partire dal 2015 circa”, afferma Grant Foster, esperto di statistica statunitense e coautore dello studio.

Il ruolo delle oscillazioni naturali del clima

Individuare un’accelerazione del riscaldamento globale non significa semplicemente confrontare le temperature registrate in anni diversi. Il sistema climatico è infatti soggetto a oscillazioni naturali che possono temporaneamente modificare l’andamento delle temperature e rendere meno evidente la tendenza di fondo. Tra queste c’è El Niño, il fenomeno che determina il rilascio di calore dall’Oceano Pacifico tropicale verso l’atmosfera, contribuendo ad aumentare temporaneamente la temperatura globale. Le eruzioni vulcaniche possono invece produrre un effetto di raffreddamento, attraverso le particelle immesse nell’atmosfera che riflettono parte della radiazione solare nello spazio.

Anche le variazioni dell’attività del sole influenzano la quantità di energia che raggiunge la terra. Per distinguere queste oscillazioni dal riscaldamento di lungo periodo, i ricercatori hanno applicato correzioni matematiche alle osservazioni, riducendo il cosiddetto rumore statistico. In questo modo è stato possibile isolare con maggiore precisione il segnale dell’accelerazione.

I cinque database confermano l’accelerazione

I risultati dell’analisi sono risultati coerenti in tutti e cinque i database climatici esaminati. Le correzioni applicate alle temperature hanno permesso di ottenere una stima più precisa del riscaldamento di fondo, senza che le conclusioni dipendessero dalle oscillazioni naturali o dalla scelta di uno specifico archivio di dati. “I dati corretti mostrano un’accelerazione del riscaldamento globale dal 2015 con una certezza statistica superiore al 98%, coerente in tutti i set di dati esaminati e indipendente dal metodo di analisi scelto”, spiega Stefan Rahmstorf, ricercatore del PIK e autore principale dello studio.

Un aspetto importante riguarda il 2023 e il 2024, due anni caratterizzati da temperature eccezionalmente elevate. I ricercatori hanno verificato se i record registrati in questo periodo potessero aver falsato la tendenza recente, facendo apparire più rapido il riscaldamento. Dopo aver tenuto conto di El Niño e del massimo solare, le temperature corrette per entrambi gli anni sono risultate leggermente inferiori a quelle osservate, ma il 2023 e il 2024 sono rimasti comunque gli anni più caldi dall’inizio delle rilevazioni strumentali. Inoltre, i segnali di un’accelerazione erano già presenti nel 2013 o nel 2014 in tutti e cinque i database, escludendo che il fenomeno sia riconducibile soltanto ai record più recenti. Per verificare il cambiamento, il gruppo ha utilizzato due tecniche statistiche: l’analisi di tendenza quadratica, che individua un andamento curvilineo delle temperature, e un modello lineare a tratti, che confronta i ritmi di riscaldamento in periodi differenti. Entrambi hanno confermato l’accelerazione.

Le possibili cause e il rapporto con i modelli climatici

Lo studio dimostra che il riscaldamento globale ha accelerato, ma non individua i processi fisici responsabili del cambiamento. Gli autori sottolineano che riconoscere una variazione statisticamente significativa nella velocità di aumento delle temperature è un risultato distinto dall’identificarne le cause.

L’accelerazione osservata è comunque coerente con quanto previsto dagli attuali modelli climatici, che simulano la risposta dell’atmosfera, degli oceani, dei ghiacci e delle terre emerse alle modificazioni del sistema climatico. I risultati, pertanto, non indicano un’incapacità dei modelli di rappresentare il recente andamento delle temperature, ma forniscono ulteriori evidenze osservative sulla possibilità che il ritmo del cambiamento climatico vari sensibilmente nel tempo. Resta quindi fondamentale approfondire i fattori che contribuiscono all’accelerazione, distinguendo il contributo delle emissioni di gas serra dalle altre influenze sul sistema climatico. La ricerca offre soprattutto una conferma quantitativa del fatto che il riscaldamento non procede necessariamente a velocità costante e che le tendenze osservate negli ultimi decenni possono cambiare in tempi relativamente brevi.

Il limite di 1,5 °C potrebbe essere superato prima del 2030

L’accelerazione del riscaldamento ha implicazioni rilevanti per gli obiettivi internazionali di contrasto ai cambiamenti climatici. L’Accordo di Parigi prevede l’impegno a contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 °C rispetto ai livelli preindustriali, proseguendo gli sforzi per limitarlo a 1,5 °C. Questa soglia riguarda il riscaldamento globale di lungo periodo e non il superamento temporaneo del limite in un singolo anno, come avvenuto nelle recenti rilevazioni. Tuttavia, se il ritmo di riscaldamento osservato nell’ultimo decennio dovesse mantenersi, il superamento della soglia di 1,5 °C su base pluriennale potrebbe verificarsi prima del 2030. È l’avvertimento lanciato da Rahmstorf, secondo cui la prosecuzione dell’attuale tendenza anticiperebbe il raggiungimento di un limite considerato cruciale per contenere gli impatti del cambiamento climatico. “La velocità con cui la terra continuerà a riscaldarsi dipende in ultima analisi dalla rapidità con cui ridurremo a zero le emissioni globali di CO2 derivanti dai combustibili fossili”, sottolinea il ricercatore.

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