Giovani 11 novembre 2014

I giovani camici bianchi in rivolta: tanti volti per un unico obiettivo

Molti invocano le dimissioni immediate del Ministro. Si profilano ricorsi in massa

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Le voci della protesta. Giovani, medici, arrabbiati. Nei loro volti e nelle loro parole la volontà di non arrendersi e di ottenere giustizia.

“Chiediamo che sia immediatamente sanata la situazione di chi ha visto completamente lesa la sua dignità, professionale, umana e morale.” Il modo in cui ciò avverrà non interessa. “Non è un problema nostro. Ci sono persone pagate profumatamente per farlo. Quel che conta è che il problema venga risolto”. Nessun dubbio, invece, sul ‘quando’: “Immediatamente”. Il futuro non aspetta, e neanche i giovani medici sembrano disposti a farlo. Ma c’è bisogno di un’azione concreta da parte delle istituzioni: “E’ il Ministro a dover decidere in che modo affrontare questa situazione, ed è a lei che chiediamo risposte concrete. Le risorse economiche per riuscirci ci sono. Quel che chiediamo non è certo un ‘favore’, ma il riconoscimento di un diritto”.

Traccheggiare non converrebbe, insomma, al Ministro, perché in tal caso “partirebbero ricorsi a valanga, e verrebbero certamente vinti, con conseguenti danni economici e d’immagine per il Ministero. Cerchiamo di arrivare a una soluzione”. E sull’opzione fiducia o dimissioni, i giovani medici non sembrano aver dubbi sulla casella da barrare: “Dimissioni, ma solo dopo aver risolto il pasticcio e averci fatto le sue scuse. Altrimenti sarebbe troppo facile”. Ma qualcuno le invoca subito, senza se e senza ma. E c’è chi ha attraversato l’Italia per unirsi alla protesta di Roma. Queste le parole di una specializzanda da Trento: “Se un medico sbaglia nel suo lavoro, paga. Questa regola deve valere per tutti, anche per chi, nei nostri confronti, ha sbagliato dall’inizio alla fine”. E il riferimento a chi affaccia dall’alto su quei gradini occupati è fin troppo chiaro. Il mantra è: ‘che mai più si ripeta’: “Da oggi in poi esigiamo una maggior competenza, e una maggior legalità nella gestione dei test di accesso”. E’ anche una questione di “rispetto per chi è sempre in prima linea”. “Faremo ricorso, perché penalizzare in questo modo persone meritevoli è inammissibile”.

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