Giovani 5 Ottobre 2020

Storie di camici bianchi reclutati in Italia per lavorare in Germania: posto fisso, stipendi più alti e meritocrazia

Quello di Beatrice è un racconto simile a tanti camici in fuga. Mentre nel Belpaese la carenza dei sanitari resta cronica, le agenzie di reclutamento straniere organizzano incontri per assumere i nostri giovani professionisti (costati allo Stato oltre 120 mila euro)

di Peter D'Angelo
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Infermieri da 2800 euro netti al mese, ostetrici da 3100, tecnici di radiologia da 2800, medici da 4000 euro, e un contratto a tempo indeterminato. Queste sono le condizioni offerte dalla Germania per reclutare laureati italiani. La società tedesca German Career Company, con sede a Stoccarda, si occupa di ricercare ed assumere personale sanitario in tutta Europa, con contratti a tempo indeterminato, retribuzioni superiori a diversi standard nazionali e vari benefit aziendali, da trasferire immediatamente in Germania. Da oltre quattro anni inseriscono dipendenti in vari ospedali, pubblici e privati.

STIPENDI E CARENZE

Gli emolumenti sono superiori rispetto alla media italiana: per esempio, un infermiere in Italia può arrivare a prendere 1700 euro al mese se, ovviamente, riuscisse a trovare lavoro in un tempo utile dopo la laurea, cosa tutt’altro che scontata. Va ricordato che, secondo l’Ocse, allo Stato ogni singola laurea di I livello costa 124 mila euro, 142 mila quella di II livello, e 204 mila il dottorato. Quindi formare professionisti sanitari per poi perderli è un salasso incomprensibile.

Peraltro, in Italia ci sono 20 laureati in Scienze infermieristiche ogni mille abitanti, meno della metà della media dei Paesi Ocse (43,6). La carenza di infermieri è cronica, eppure non è così semplice essere assunti in Italia, tant’è che già nel marzo 2019, un anno prima che scoppiasse l’emergenza COVID-19, ammontavano a circa 30.000 unità le carenze di personale infermieristico, e salirà a quota 58.000 nel 2023, 71.000 nel 2028 e 90.000 nel 2033.

A reclutare i professionisti per l’agenzia tedesca è un italiano, si chiama Giuseppe Maffione, è infermiere e subito dopo la laurea ha scelto di trasferirsi in Germania. «Sono partito per la Germania nel 2014 perché in Italia non c’era lavoro, e tuttora non c’è lavoro, né per gli infermieri né per le altre professioni sanitarie. Quello che in Italia propongono sono contratti a tempo determinato. Secondo me non è assolutamente un lavoro».

E aggiunge: «In Germania mi trovo benissimo, sono da 6 anni a Berlino, e da 5 sono reclutatore». Il 2 ottobre, a Roma, c’è stata l’ultima tappa, dove si sono radunati i candidati per la selezione. Qualche giorno prima c’era stato un reclutamento a Bari. «Secondo la mia esperienza la sanità tedesca funziona, a livello burocratico, meglio dell’Italia, perché è molto più veloce ed economica. Mentre per quanto riguarda l’efficienza trovo il personale infermieristico e medico più preparato in Italia che in Germania».

BEATRICE, NEOLAUREATA IN MEDICINA COSTRETTA AD EMIGRARE

Anche noi di Sanità Informazione siamo stati all’incontro e abbiamo potuto conoscere alcuni candidati come Beatrice. «Ho 28 anni, mi sono laureata in medicina a giugno con 106/110. In Italia avrei avuto la possibilità di partecipare al concorso per le scuole di specializzazione (test di 140 domande con 3 ore e mezza di tempo) e avrei potuto scegliere la specialità desiderata solo nel caso in cui avessi totalizzato un punteggio molto alto (intorno ai 110/140). In caso contrario (con punteggio sotto ai 110) avrei potuto scegliere una specialità rimasta disponibile “sul mercato”. Avendo già sostenuto il test di medicina con sacrificio e dedizione, ero consapevole di quanti fattori non strettamente legati alla preparazione entrassero in gioco: molti quiz sono contestabili (non corretti), le condizioni in cui veniamo messi non sono quelle ideali per poter svolgere con la dovuta concentrazione il test (se il computer si blocca, con un aggiunta di tempo, si ricomincia dall’inizio), le domande non sono di concetto ma spesso “trabocchetto”. Ciò che inoltre si aggiunge a questa valutazione superficiale è la disponibilità dei posti molto inferiore alla domanda: riescono ad accedere solo il 40% dei medici; il restante 60% rimane bloccato a fare guardie mediche o sostituzioni di medicina generale aspettando un anno per poter concorrere nuovamente per la specialità».

«Tutto questo – continua Beatrice – crea, quindi, oltre a una forte carenza di medici (che si è palesata sotto gli occhi di tutti durante questa emergenza Covid, portando allo stremo delle forze tutti i medici e i sanitari impegnati in questa emergenza), tanta sfiducia e amarezza. Un medico, dopo i “dovuti” sacrifici per intraprendere un lavoro di grande responsabilità, si rende conto di non avere “i giusti strumenti” per portare a termine la propria formazione».

«Credo che ogni specialità – aggiunge – abbia delle peculiarità tali da poter essere intrapresa solo da persone che credono di essere portate per quella specifica branca. Dovremmo, quindi, essere valutati e selezionati in base alla nostra inclinazione e motivazione (nonché preparazione) e non su quiz che non dicono nulla sul tipo di medico che saremo. Ciò che mi ha spinto quindi a voler partire per l’estero e in particolar modo per la Germania (che ha dato prova più volte del suo sistema meritocratico tramite esperienze dirette di miei colleghi espatriati) è il bisogno di poter fare affidamento sui miei sacrifici e sui miei meriti per poter migliorare, crescere e progettare il futuro, perché prima di tutto andrò a fare un lavoro di grande responsabilità, e poi perché la mia vita è una sola e voglio giocarmi bene questa partita che non tornerà più».

«Conoscere l’agenzia GCC ha fatto la differenza nel poter pianificare una mia partenza per la Germania nel breve termine, in quanto permette a chi vuole realmente trasferirsi di concentrarsi esclusivamente sull’obiettivo che è già di per sé molto grande, in quanto bisogna acquisire un alto livello di conoscenza del tedesco (necessario per riuscire a lavorare in un ospedale), e una volta in Germania avere la capacità di tenere il ritmo in reparto con un lavoro che è nuovo per noi».

«La GCC infatti – spiega ancora Beatrice – si occupa delle spese (alloggio e corso di lingua), della traduzione di tutti i documenti e, infine, un volta trasferiti in Germania, dell’assunzione a tempo indeterminato nelle strutture ospedaliere da loro gestite con una turnazione ogni 3/9 mesi in ospedali differenti. Cosa utile, per noi medici, per poter migliorare la lingua, prendere mano con un lavoro a cui siamo ancora alle prime armi e conoscere inoltre le varie realtà che ci sono, potendo quindi in un secondo momento mandare la candidatura e iniziare la specialità nel posto che riteniamo migliore per noi».

«Il trasferimento quindi ora è l’ultima cosa che mi preoccupa – conclude Beatrice -. Per ora mi preme riuscire a realizzare tutto ciò che desidero per me e per la mia vita. E grazie alla grande opportunità offertami sono sicura che riuscirò a trasformare questo periodo di transizione in un momento prezioso per prendere la rincorsa e volare finalmente in alto».

 

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