Specializzazioni 21 ottobre 2014

Test Medicina, la carica dei 5mila: esclusi e poi riammessi grazie al Tar

Ennesimo provvedimento a favore degli aspiranti medici. Sempre più vicina la riforma del sistema

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Il terremoto che ormai da tempo sta minando le fondamenta del sistema a numero chiuso per accedere a Medicina non accenna a fermarsi: nelle ultime ore stanno arrivando, infatti, le più recenti ordinanze del Tar del Lazio che, dopo aver riammesso a Luglio ben 2000 studenti, ora regala una chance a un battaglione di altri 2.500 aspiranti medici.

Si tratta dell’esito (positivo) del maxiricorso intentato dall’ Udu (il sindacato degli universitari) in seguito alle irregolarità riscontrate in sede di test d’ammissione l’8 aprile scorso, a Bari e in molti altri atenei italiani. Grazie a questo provvedimento, da domani oltre 5000 studenti potranno sedere tra i banchi universitari che gli erano stati negati. La domanda è: come verranno distribuiti gli studenti?

Resta infatti l’incognita della nota (poi ritirata) del Miur – definita dagli universitari “blocca ricorsi”- la quale prevedeva che gli studenti rientrati in corsa grazie all’ordinanza dei giudici amministrativi avrebbero dovuto sedersi tra i banchi di quegli atenei “dove lo scarto tra il punteggio acquisito e il punteggio del primo classificato risultasse minimo”. Il Ministero dell’Istruzione ha poi chiarito che il meccanismo varrebbe solo per quelle ordinanze emanate nel mese di settembre, nel cui dispositivo i giudici amministrativi avrebbero omesso di indicare con chiarezza le sedi di assegnazione, e non per quelle successive che, invece, contengono questa specifica.

Gli atenei, dal canto loro, si preparano come possono ad accogliere quest’ondata di studenti riammessi in sovrannumero. Un vero e proprio pasticcio, insomma, che assesta un ulteriore duro colpo al sistema del numero chiuso, e che lascia quantomeno presagire un’inversione di tendenza sui criteri d’accesso alla facoltà di Medicina per il prossimo anno accademico. Magari guardando al modello francese, che prevede una scrematura in itinere e non uno sbarramento iniziale. Un’opzione, del resto, già da tempo ventilata dal ministro Stefania Giannini.

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di Isabella Faggiano