Formazione 18 maggio 2016

Specializzazioni, ecco il piano: «Più posti per i giovani medici». Università, addio numero chiuso arriva sistema “francese”

Le incognite del Def su contratto e risorse. Sigm e Federspecializzandi: «Non saremo merce di scambio». L’ondata di ricorsi accelera l’ipotesi di riforma del Miur per l’accesso a Medicina

Il Def ha lasciato un grande punto interrogativo sul rinnovo del contratto e sulle risorse da destinare all’aumento del personale. Il Documento Economico Finanziario approvato dal Consiglio dei Ministri ha infatti confermato un aumento di fondi progressivo annuale di 2 miliardi di euro fino al 2019, ma è una cifra inferiore al PIL nominale e che dunque rischia di non essere sufficiente.

Forte la preoccupazione di associazioni e sindacati di riferimento dei  giovani medici, che temono di poter diventare  «merce di scambio» per sopperire alle carenze strutturali di organico del Servizio Sanitario Nazionale. Viene vista proprio in questa ottica la proposta dell’Intersindacale di contrattualizzare  – a tempo determinato –  gli specializzandi nell’ultimo biennio della scuola post laurea. In un recente incontro al ministero della Salute SIGM e Federspecializzandi hanno chiesto più posti nelle scuole di specializzazione, proponendo concrete soluzioni per reperire risorse ad hoc.

«La proposta – afferma Andrea Silenzi, presidente dell’Associazione Italiana Giovani Medici –  che è sul tavolo da diverso tempo, visto che ne parliamo dal 2011, è quella che riguarda l’utilizzo del Fondo Sociale Europeo, grazie al quale le Regioni potrebbero garantire dei contratti ad hoc aggiuntivi. Questo, per fortuna, è stato fatto due anni fa dalla Regione Campania e nel 2015 dalla Regione Sicilia che ha seguito l’esempio. Ci lamentiamo del ritardo con cui questo viene fatto e ci chiediamo cosa succederebbe se a livello nazionale tutte le Regioni si mettessero a utilizzare le potenzialità del Fondo Sociale Europeo per garantire contratti di formazione a medici specializzandi di Medicina Generale e agli specializzandi non medici. Sarebbe sicuramente possibile, ci sono risorse che non vengono assolutamente utilizzate e abbiamo chiesto che vengano invece utilizzate d’ora in avanti».

Una proposta che non potrà però trovare applicazione nell’immediato considerando che il bando per le scuole di specializzazione in Medicina è atteso a breve. «Per quest’anno – prosegue Silenzi –  abbiamo sicuramente contezza che saranno Campania e Sicilia a stanziarli. È tutto rinviato al prossimo anno perché c’è tutta una procedura di preparazione per la richiesta e l’istanza di vincolare questi fondi per l’utilizzo di contratti di formazione post laurea. È una battaglia importante da perseguire perché permetterebbe, a costo zero per il sistema e con uno sforzo puramente organizzativo da parte delle Regioni, di incrementare le risorse umane. E non va dimenticato che la qualità della formazione va di pari passo con la sicurezza dei pazienti».

In attesa di una soluzione per le scuole post laurea va, ad ogni modo, tenuto conto che il problema  a monte del problema dell’imbuto formativo resta comunque l’accesso alla facoltà di Medicina. Il professor Marco Mancini, Capo dipartimento per la Formazione Superiore e la Ricerca del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca, ha confermato all’Ansa che «l’idea di un modello d’accesso “alla francese” non è stata mai accantonata ed anzi si sta lavorando per arrivarci. Ne abbiamo parlato a lungo con le organizzazioni universitarie, con le associazioni e anche con gli studenti. Cambiare modello di accesso è una innovazione – ha aggiunto Mancini –  che deve comunque essere generata da un consenso ampio. Stiamo lavorando, ma intanto abbiamo iniziato con un’attività di orientamento che ha prodotto degli effetti molto interessanti. Il numero degli studenti che si sono presentati ai test a numero chiuso quest’anno è stato inferiore agli anni precedenti. Ricordo però che per intervenire su questo argomento ci vorrebbe una modifica di legge e che il Ministero intende in ogni caso preservare il numero programmato». In sostanza il modello utilizzato in Francia non prevede il test d’ingresso, ma un super esame al termine dell’anno accademico che può essere tentato solo due volte: chi lo supera va avanti, gli altri abbandonano il sogno di diventare medico».

«Il numero dei neolaureati – commentano in una nota congiunta di Sigm e Federspecializzandi –  è crescente e avrà il suo culmine nel 2020 quando saranno circa 17.000 a causa delle decisioni della giustizia amministrativa a seguito dei ricorsi presentati negli scorsi anni. Il problema è che con il riordino delle scuole di specializzazione, iniziato con il Decreto Legge 68/2015 e con la riduzione della durata di molti corsi, i posti a disposizione nelle scuole di specializzazione sono appena 6mila». Con il sistema “alla francese” il Miur punta insomma ad arginare l’ondata di ricorsi che in questi anni ha generato migliaia di riammissioni in sovrannumero. Sarà in tal senso importante anche programmare la riforma nei minimi dettagli, soprattutto nella parte relativa alla prova di sbarramento di fine anno.

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