Formazione 19 Febbraio 2019 16:23

Bambini plusdotati, ecco perché sono più bravi e veloci: il loro cervello ottimizza le risorse

Anna Maria Roncoroni (Aistap): «Non sono maggiormente esposti a disturbi psicopatologici, ma hanno bisogno di un percorso di apprendimento avanzato, studiato su misura. Attenzione a non soffocarli con pressioni o aspettative eccessive»

di Isabella Faggiano

«Il loro cervello mira diritto all’obiettivo: sceglie la strada più corta e ottimizza tempi e risorse. È per questo che gli individui plusdotati sono più bravi e più veloci dei loro coetanei». È Anna Maria Roncoroni, psicologa specializzata in plusdotazione e presidente Aistap, Associazione dedita agli studenti dotati di elevate capacità cognitive o di un talento in un ambito specifico, a svelare i segreti celati tra la materia grigia di questi bambini prodigio.

Anche se, oggi, attraverso l’impiego di tecnologie diagnostiche di ultima generazione, questi meccanismi cerebrali, finora nascosti, sono stati evidenziati e analizzati. «Grazie alle più recenti ricerche scientifiche, attualmente, è possibile parlare di neurodiversità – ha detto Roncoroni -. Utilizzando la tomografia a emissione di positroni (la Pet, una tecnica diagnostica medica di medicina nucleare, utilizzata per la produzione di bioimmagini, ndr) gli studiosi hanno dimostrato che durante lo svolgimento di un compito un soggetto plusdotato, rispetto ad coetaneo normodotato, ottimizza l’utilizzo del cervello. Un’ottimizzazione che gli permette di essere più rapido e più bravo. In altre parole, chi è plusdotato attiva solo le aree deputate alla risoluzione di quel determinato compito, tralasciando l’utilizzo di tutte le altre parti del cervello. La stessa differenza – ha sottolineato la psicologa – che è stata notata anche tra novizie ed esperti durante una partita a scacchi».

Ma non è tutto: chi è plusdotato comincia ad ottimizzare le sue risorse anche durante le fasi preliminari di un esercizio. «Un altro studio, effettuato con l’ausilio dell’elettroencefalogramma – ha continuato la presidente Aistap – ha evidenziato come, già nella fase di preparazione ad un compito di memorizzazione, il soggetto plusdotato attivi aree differenti rispetto ai coetanei normodotati. Nello stadio di memorizzazione vi è, poi, nuovamente un’ottimizzazione delle funzioni cerebrali ed una migliore sincronizzazione tra i due emisferi».

Superdoti che, nel mondo, riguardano una percentuale della popolazione variabile da 2 al 5%. «La plusdotazione – ha spiegato Roncoroni – può manifestarsi con delle capacità cognitive molto superiori alla media, oppure con uno spiccato talento in ambiti artistici o sportivi». Ma, aldilà della specifica dote, come facciamo a renderci conto che siamo di fronte ad un bambino plusdotato? «Le curve di sviluppo sono molto differenti da individuo ad individuo – ha specificato la presidente Aistap -. Ma già durante gli anni della scuola materna e, a volte, anche prima, si possono notare delle caratteristiche peculiari. Si tratta di bambini molto curiosi, che imparano a parlare presto e, a volte, anche a leggere presto. Ma ciò che sorprende più di ogni altra cosa è la loro capacità di ragionare in astratto molto precocemente, ponendosi delle domande che non sono abituali per la loro età anagrafica, ma piuttosto adatte alle conversazioni tra giovani o adulti. Ed è soprattutto quest’ultimo aspetto a creare una maggiore distanza tra i bambini plusdotati e gli altri coetanei con i quali, spesso, si hanno delle difficoltà comunicative».

Problematiche che, comunque, non espongono i soggetti plusdotati ad un rischio maggiore di sviluppare disagi psicologici: «Non c’è alcuna differenza tra loro e la popolazione normale, rispetto alla possibilità di incorre nel corso della vita in disturbi psicopatologici – ha specificato l’esperta – . È solo nell’ambito dell’apprendimento che avrebbero bisogno di poter contare su percorsi scolastici specifici, più avanzati e adeguati al singolo individuo, non standardizzato, così come, purtroppo, ancora oggi non avviene in Italia».

Ma il cambiamento potrebbe essere vicino: «Anche nel nostro Paese si è finalmente mosso qualcosa. Alla fine dello scorso anno si è aperto un tavolo di lavoro al Miur, di cui faccio parte anche io – ha detto Roncoroni – dedicato agli studenti plusdotati e di talento. L’obiettivo è quello di stilare delle linee guida che possano preparare i docenti e le famiglie a sostenere i plusdotati nel loro percorso di apprendimento». Nel mondo sono già stati sperimentati validi modelli – come il metodo Renzulli (ideato da Joseph Renzulli, il guru della plusdotazione, inserito dall’American Psychological Association tra i 25 psicologi più influenti del Pianeta) o quello di Joan Freeman – che hanno mostrato la loro efficacia. «Ma prima di ogni teoria o pratica – ha detto la presidente Aistap – non dimentichiamoci che di fronte a noi abbiamo bambini o ragazzi. L’importante è non avere troppe aspettative, ma lavorare sul qui ed ora, perché le pressioni eccessive possono portare ad un momento di collasso in cui lo studente, invece di essere brillante, crollerà e non reggerà più la pressione di genitori e insegnati. Che siano plusdotati o normodotati – ha concluso la psicologa – il loro bisogno di avere del tempo libero resta invariato».

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