Formazione 16 Agosto 2021 15:37

Facoltà di Medicina, FNOMCeO: «Oltre 14000 posti ma tra sei anni meno della metà riuscirà a specializzarsi»

Il Presidente della Federazione degli Ordini dei Medici Filippo Anelli: «Far corrispondere, per legge, ogni laurea a una borsa»

Facoltà di Medicina, FNOMCeO: «Oltre 14000 posti ma tra sei anni meno della metà riuscirà a specializzarsi»

«Auguri ai 77000 aspiranti medici che, dal 3 settembre, sosterranno il test per gli oltre 14000 posti di quest’anno, e che, in questi giorni, sono probabilmente impegnati nel rush finale del ripasso».

Così il Presidente della Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli, si rivolge agli iscritti alle prove di ammissione alle Facoltà di Medicina delle Università pubbliche. Circa uno su cinque, quest’anno, riuscirà a entrare: sono infatti aumentati gli iscritti (63972 ai test del 3 settembre per i corsi in lingua italiana e 13404 a quelli del 9 per i corsi in lingua inglese) ma anche i posti: 7% in più dello scorso anno accademico, 21% rispetto al 2019/2020.

«L’intervento del Ministro della Salute, Roberto Speranza, che, insieme al Ministro dell’Università e Ricerca Maria Cristina Messa e a quello dell’Economia e Finanze, Daniele Franco, ha portato a 17400 le borse di Specializzazione, cui vanno aggiunte le oltre 2000 borse previste per la Medicina Generale, permetterà di assorbire in gran parte il cosiddetto ‘imbuto formativo’, il gap tra i medici laureati e quelli che riescono a specializzarsi – sostiene Anelli -. Siamo soddisfatti di questo risultato, che ha reso sostenibile anche l’aumento del numero di immatricolazioni rispetto al fabbisogno inizialmente da noi indicato».

Niente specializzazione per il 50% dei futuri medici

«Tuttavia, rebus sic stantibus, più della metà di queste 14000 matricole non potranno, tra sei anni, specializzarsi – spiega -. L’aumento delle borse è infatti legato al PNRR, e quindi temporaneo. Le risorse investite sulle borse caleranno gradualmente da qui al 2026, quando le borse dovrebbero tornare al livello del 2017/2018, cioè tra 6000 e 7000. Se così fosse, già a partire dai prossimi anni l’imbuto formativo ricomincerebbe a riempirsi di giovani medici tenuti fermi in panchina, in attesa di poter accedere alle Scuole».

«La buona notizia è che siamo in tempo per rimediare – auspica -. Il secondo augurio ai giovani futuri colleghi è, infatti, che finalmente si metta in atto, con un provvedimento legislativo, quanto la Fnomceo perora da tempo: una programmazione che faccia corrispondere a ogni laurea in Medicina un posto nel post lauream».

«A questi auguri ne voglio poi aggiungere un terzo: che, una volta portato a termine il percorso formativo, gli specialisti e i medici di medicina generale che verranno trovino, ad aspettarli, un contesto lavorativo più appagante e meno usurante di quello attuale» continua.

Il malessere dei medici italiani

«Ancora pochi giorni fa il Segretario del Sindacato dei medici dirigenti Anaao-Assomed, Carlo Palermo, in una lettera al Direttore del Foglio ha denunciato il “malessere” dei medici dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale, quantificando in oltre un miliardo di euro il loro ‘credito’ verso le Aziende sanitarie, dovuto al blocco del turnover e alle ore di straordinario solo in parte retribuite e difficili da recuperare per la carenza di personale» riporta Anelli.

«Carenza che si registra allo stesso modo tra i medici di medicina generale, tanto che, in Italia, il 20% del territorio, soprattutto le zone più disagevoli, è scoperto di questa preziosa figura, che è il ‘front-office’ della nostra sanità. ‘Front office’ che, con le distanze reali e con quelle imposte dal Covid, sta diventando anche ‘call center’, con i medici di famiglia impegnati a rispondere, dopo lo studio e le visite domiciliari, alle richieste più disparate via telefono o chat, senza un orario né giorni di pausa. Mentre il loro disagio rimane senza risposte: in un recente sondaggio messo in campo dal sindacato Fimmg, il 53,4% dei Medici di Medicina Generale intervistati si è detto insoddisfatto dell’organizzazione sul territorio durante la pandemia, mentre l’84,7% non si è sentito supportato e sostenuto dalle istituzioni sanitarie locali. E il Segretario Silvestro Scotti ha sottolineato come le difficoltà espresse dai medici di medicina generale, che sono stati in prima linea anche durante il Covid, pagando un tributo di vita altissimo, non possano rimanere inascoltate. E come sia ora di avviare al più presto un confronto per l’evoluzione post-Covid della medicina generale».

«Eppure, le stesse Regioni che per anni hanno chiesto il blocco del turnover continuano a proporre un fabbisogno sempre più elevato per la facoltà di Medicina, senza aumentare parallelamente le borse – evidenzia Anelli -. Così non si va da nessuna parte, non si introducono medici nel sistema e non si fa che acuire la carenza di specialisti e medici di medicina generale, aumentando, nel contempo, l’imbuto formativo».

Le soluzioni della FNOMCeO

«Occorre, invece, agire su più fronti – afferma Anelli -. In primo luogo, come detto, introducendo una corretta programmazione, che faccia corrispondere, per legge, a ogni laurea una borsa. Poi, con un provvedimento che stabilizzi i cosiddetti “camici grigi”, i medici che, nell’attesa di entrare nelle scuole o al corso per la medicina generale, sono stati impiegati con contratti a termine, rinnovati anche per dieci anni di seguito, nel nostro Servizio sanitario nazionale. Medici che si sono spesi, prima e durante il COVID, che hanno acquisito esperienza e che hanno permesso di tamponare le carenze. Sarebbe giusto e opportuno far valere il servizio prestato durante la pandemia ai fini formativi, in modo da accelerare l’ingresso nei ruoli».

«Infine, è tempo di rinnovare contratti e convenzioni: il lavoro dei medici è cambiato, non possiamo rimanere fermi all’epoca pre-COVID, con contratti e retribuzioni che, peraltro, già allora non erano adeguati agli standard europei – conclude Anelli -. La valorizzazione e il riconoscimento del ruolo che i medici hanno avuto e continuano ad avere nel sostenere il Servizio Sanitario Nazionale e nel metterlo in grado di reggere anche all’onda d’urto della pandemia passa anche attraverso contratti equi dal punto di vista economico e organizzativo, che garantiscano un lavoro sereno, in sicurezza, con gli adeguati riposi e la giusta retribuzione».

 

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