Formazione 15 giugno 2018

Errori in sanità, Riccardo Tartaglia: «Istruire i medici ad una comunicazione ‘difficile’»

«È opportuno che ricevano una specifica formazione sulla comunicazione ‘difficile’ improntata alla massima trasparenza e chiarezza», così il Direttore del Centro Gestione Rischio Clinico Regione Toscana

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L’errore medico rappresenta uno dei temi più delicati nel rapporto tra corretta informazione, salute individuale e sistema sanitario. Sbagliare è insito nella natura umana, ma la sicurezza delle cure e la tutela dei pazienti rappresentano parte integrante ed essenziale della professione medica.

«L’errore medico esiste ma non è mai voluto – specifica il presidente Antonio Magi nel corso della giornata formativa organizzata dall’Ordine e dall’Associazione stampa romana nella sede Omceo di Roma -. Nell’80% dei casi, l’errore è dovuto a una cattiva organizzazione: qualche anello della filiera nell’ambito del sistema non ha funzionato. L’importante – prosegue Magi – è che il paziente sappia che il medico opera sempre per il suo bene e con professionalità. Se il cittadino ha avuto un danno deve essere risarcito ma, allo stesso tempo, è necessario salvaguardare il professionista che ha sbagliato perché l’evento non condizioni la sua attività lavorativa futura» sottolinea il Presidente.

Ammettere di aver sbagliato, soprattutto per un medico, è molto difficile; in caso di errore, però, è fondamentale assumersi la responsabilità in nome della trasparenza e correttezza verso i pazienti. In che modo? «Se si è sbagliato, la prima cosa è chiedere scusa», commenta il Direttore del Centro Gestione Rischio Clinico e Sicurezza del paziente della Regione Toscana, Riccardo Tartaglia, ai nostri microfoni, precisando che è importante “istruire” i medici a comunicare l’errore: «È opportuno che ricevano una specifica formazione sulla comunicazione ‘difficile’ che deve essere improntata alla massima trasparenza e chiarezza. Riconoscere di aver sbagliato non è semplice e può esporre emotivamente il medico a dire le cose in modo non corretto».

Dello stesso parere Antonio Magi: «L’università non ha insegnato come comunicare le ‘cattive notizie’: è vero che in Italia a causa del blocco del turn-over c’è una situazione complessa- pochi i colleghi che lavorano e molti i pazienti che arrivano – ma è importante spiegare ciò che è accaduto e mostrarsi sempre a disposizione dei malati. Una buona comunicazione evita anche il contenzioso».

Adottare strategie, misure e strumenti di protezione specifici volti a prevenire gli incidenti e gli eventi avversi in sanità, resta, quindi, la priorità: «L’errore è intrinseco alla pratica clinica – continua Tartaglia – ma si può prevenire in tanti modi: introdurre nel sistema delle barriere protettive perché non si verifichino errori e imparare da quelli che sono stati commessi; in più, osservare tutti i nostri percorsi clinici cercando di anticipare i possibili errori individuando le criticità e le cause delle inefficienze. A livello internazionale, sono state messe a punto tante pratiche volte a prevenire le infezioni, gli incidenti in ambito clinico e chirurgico ed anche gli errori nelle terapie e somministrazione dei farmaci» conclude.

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