Formazione 16 maggio 2016

Accesso a Medicina: tanti no al “sistema francese”. Rettore Sapienza: «Garantire qualità formazione»

Fa discutere l’ipotesi del Miur di abolizione del numero chiuso. Anaao Giovani: «Così si rischiano ulteriori ricorsi. Già 11mila quelli accolti nel 2015». Il Magnifico: «L’esame d’accesso è una conquista, ma rivediamo i criteri»

Il sistema del numero programmato per determinare l’accesso alle facoltà di Medicina è «un punto di arrivo, una conquista dopo il caos dei decenni passati, quando l’enorme numero di matricole non aveva la possibilità di svolgere al meglio il training formativo indispensabile per la preparazione di un bravo medico».

Non ha dubbi il rettore de La Sapienza di Roma, Eugenio Gaudio. Dopo che il Miur ha fatto trapelare di essere al lavoro su una revisione del sistema e di guardare con particolare interesse al cosiddetto “sistema francese”, in cui la selezione viene fatta al termine del primo anno, il rettore Gaudio dichiara ai nostri microfoni: «Indubbiamente il sistema va corretto – afferma Gaudio –  ma non credo che la “strada francese” sia la soluzione: sarebbe solo un modo, e i francesi stessi se ne stanno accorgendo, di procrastinare una selezione che viene comunque fatta in un secondo momento, fermo restando un utilizzo di risorse (aule, professori, materiali didattici) che andranno poi “sprecate”».

«La programmazione è assolutamente necessaria – continua il rettore – per mantenere in equilibrio il turn over nel sistema sanitario. E’ altrettanto necessario, tuttavia, che venga fatta in maniera corretta, affinché si possa raggiungere il fine meritocratico. E allora si lavori a livello nazionale per eliminare sempre più quelle irregolarità che determinano ricorsi e quindi ammissioni in sovrannumero. Si dia più spazio, in sede di test, all’ambito attitudinale piuttosto che alle mere conoscenze tecniche. Ma non si perda mai di vista il fatto  – conclude il rettore Gaudio – che il numero programmato è l’unico a garantire una formazione di qualità e un’alta probabilità di immediato inserimento nel mondo del lavoro».

Fermamente contrario al “sistema francese” anche l’Anaao giovani. «Bisogna mantenere il numero programmato – afferma Domenico Montemurro, responsabile Anaao Giovani – tenendo anche in considerazione la necessità di assorbire gli oltre 11mila ricorrenti riammessi negli anni accademici 2013-2014 e 2014-2015, ai quali potrebbero aggiungersene altre svariate migliaia in relazione all’ultimo test di ammissione. Secondo le nostre proiezioni, sulla scorta di queste cifre, già con l’attuale situazione, tra il 2020 ed il 2021 avremo oltre 30mila medici senza specializzazione ed inoccupati. Necessario dunque che si resti sugli attuali circa 5mila accessi alla Facoltà di Medicina e si ragioni, invece, su una riforma a più ampio respiro, coinvolgendo in prima istanza le scuole di specializzazione».

Di diverso avviso è invece l’UDU (Unione degli Universitari): nonostante la consapevolezza che la strada verso l’abolizione del numero chiuso non sia così spianata, suggerisce già alcune proposte in ottica “sistema francese”: «Bisogna ragionare – osserva Jacopo Dioniso, coordinatore nazionale UDU – su come impostare gli esami del primo anno e come farli, eventualmente, farli valutare a chi non supera lo sbarramento del primo anno (il “super-esame” può essere ripetuto solo due volte, ndr), agevolando il passaggio ad altre facoltà affini come Professioni Sanitarie, Biologia, Ostetricia».

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