One Health 2 Novembre 2026 12:45

Caldo estremo, fino al 102% in più di ricoveri in terapia intensiva per arresto cardiaco

L'associazione tra temperature elevate e arresti cardiaci extraospedalieri è risultata particolarmente evidente tra donne e over 65. Nessuna differenza significativa, invece, nella sopravvivenza alla dimissione

di I.F.
Caldo estremo, fino al 102% in più di ricoveri in terapia intensiva per arresto cardiaco

Il caldo estremo non mette sotto pressione soltanto l’organismo, ma anche gli ospedali. Quando le temperature superano i 36 gradi, aumentano sensibilmente i ricoveri in terapia intensiva per arresto cardiaco avvenuto fuori dall’ospedale. L’incremento arriva fino al 102% rispetto alle giornate con temperature massime di circa 29,4 gradi. A essere maggiormente coinvolti sono soprattutto gli anziani e le donne. A documentare questa associazione è una ricerca preliminare condotta da Peter Graffy, ricercatore dell’Università di Chicago, che ha analizzato oltre 11mila ricoveri per arresto cardiaco extraospedaliero in dieci sistemi sanitari statunitensi tra il 2018 e il 2024. I risultati saranno presentati al Resuscitation Science Symposium 2026 dell’American Heart Association, in programma a Chicago il 7 e 8 novembre. Nel campione esaminato, 270 persone sono state ricoverate durante periodi con temperature superiori a 32,2 gradi. Un dato che aiuta a inquadrare la dimensione del fenomeno osservato e che richiama l’attenzione su un aspetto ancora poco esplorato: gli effetti del caldo non si esauriscono con l’intervento dei soccorsi, ma possono tradursi in una maggiore necessità di assistenza intensiva e in un ulteriore carico di lavoro per le strutture ospedaliere.

Con il caldo aumentano i ricoveri per arresto cardiaco

I ricercatori hanno confrontato il numero di ricoveri in terapia intensiva per arresto cardiaco extraospedaliero con le temperature registrate quotidianamente nelle vicinanze degli ospedali, considerando anche l’umidità e l’inquinamento atmosferico. I dati mostrano una relazione tra l’aumento delle temperature e la frequenza dei ricoveri. Rispetto alle giornate con una temperatura massima di circa 29,4 °C, il tasso giornaliero di ricoveri per arresto cardiaco extraospedaliero è risultato superiore del 45% quando il termometro raggiungeva 32,8 °C. L’incremento saliva al 65% a 33,9 °C e arrivava al 102% a 36,7 °C. Per comprendere meglio la portata di quest’ultimo dato, i ricercatori hanno stimato che, nelle giornate in cui si raggiungevano i 36,7 gradi, nei dieci sistemi sanitari considerati si registravano in media circa 1,5 ricoveri aggiuntivi in terapia intensiva per arresto cardiaco rispetto alle giornate con temperature intorno ai 19,4 gradi. L’associazione è emersa anche analizzando specifici gruppi di popolazione. Tra le persone di almeno 65 anni, il tasso di ricovero era superiore del 48% nelle giornate con temperature di circa 32,2 °C rispetto a quelle con temperature intorno ai 19,4 °C. Tra le donne, invece, i ricoveri per arresto cardiaco risultavano più frequenti del 33% durante le giornate di caldo estremo.

Più complicazioni e necessità di cure intensive

Il caldo non sembra associarsi soltanto a un aumento dei ricoveri, ma anche a una maggiore complessità dell’assistenza durante la degenza. Le persone ricoverate dopo un arresto cardiaco nelle giornate più calde hanno avuto più frequentemente bisogno di interventi per contrastare la pressione arteriosa bassa e, nelle fasi successive del ricovero in terapia intensiva, di dialisi continua per problemi di funzionalità renale. I ricercatori hanno inoltre rilevato indicatori di alterazione della circolazione sanguigna e di stress metabolico. Nonostante queste maggiori necessità assistenziali, non sono emerse differenze significative nella sopravvivenza ospedaliera rispetto alle persone ricoverate dopo un arresto cardiaco durante giornate meno calde. Anche la probabilità di essere dimesse a domicilio o trasferite in un’altra struttura per cure acute è risultata sostanzialmente simile. “Siamo rimasti sorpresi nel constatare che gli esiti non fossero così diversi tra i due gruppi”, spiega Graffy. I ricercatori avevano ipotizzato che il caldo estremo, contribuendo alla disfunzione di più organi, potesse determinare una mortalità più elevata. Un risultato che non è stato osservato e che, secondo l’autore, potrebbe riflettere la capacità delle équipe dei pronto soccorso e delle terapie intensive di stabilizzare efficacemente le persone colpite da arresto cardiaco.

Ospedali chiamati a prepararsi alle ondate di calore

Anche quando non si traducono in un aumento della mortalità ospedaliera, i ricoveri associati al caldo rappresentano una sfida per i sistemi sanitari. Le persone colpite da arresto cardiaco possono infatti avere bisogno di supporto vitale avanzato per diversi giorni o settimane, con un conseguente impiego prolungato di posti letto, personale e apparecchiature. “Gli effetti del caldo estremo sulla salute non si fermano quando un’ambulanza raggiunge l’ospedale”, osserva Graffy. L’aumento dei ricoveri e la maggiore necessità di interventi avanzati possono mettere sotto pressione capacità assistenziali già limitate. Da qui la necessità di sviluppare strumenti di preparazione che integrino anche le previsioni meteorologiche nella programmazione ospedaliera. L’obiettivo indicato dai ricercatori è consentire alle strutture di organizzare in anticipo posti letto, personale e risorse, migliorando anche il coordinamento tra pronto soccorso e terapia intensiva. Un richiamo alla prevenzione arriva anche da Ashish Panchal, presidente del Comitato per l’assistenza cardiovascolare in emergenza dell’American Heart Association. “Per la popolazione e per chi si prende cura degli altri, soprattutto quando si assiste una persona anziana o particolarmente vulnerabile dal punto di vista sanitario, è importante prendere sul serio gli avvisi relativi al caldo”. Panchal ricorda inoltre che circa il 70% degli arresti cardiaci che avvengono fuori dall’ospedale si verifica in casa. Per questo invita a diffondere la conoscenza delle manovre di rianimazione cardiopolmonare e a richiedere assistenza medica il più rapidamente possibile.

Risultati preliminari, in attesa della pubblicazione scientifica

I risultati devono essere interpretati con cautela. Si tratta di uno studio osservazionale preliminare, i cui dati saranno presentati al congresso dell’American Heart Association, ma non ancora pubblicati in forma completa su una rivista scientifica sottoposta a revisione paritaria. La ricerca evidenzia un’associazione tra temperature elevate e ricoveri per arresto cardiaco extraospedaliero, ma non dimostra che il caldo sia stato direttamente responsabile degli eventi. Saranno necessari ulteriori approfondimenti per chiarire i meccanismi coinvolti e comprendere meglio il contributo delle alte temperature al rischio cardiovascolare. Il dato che emerge, tuttavia, richiama l’attenzione su una conseguenza concreta delle ondate di calore: anche quando la sopravvivenza non cambia, l’aumento dei casi più complessi può incidere in modo significativo sulla capacità di risposta degli ospedali.

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