Tutto Diabete 2 Novembre 2026 11:30

Diabete, Riccardo C. Bonadonna nuovo presidente SID: “L’innovazione deve essere accessibile a tutti”

Tra le priorità del mandato l'equità nell'accesso alle terapie innovative, il sostegno alla ricerca indipendente e maggiori investimenti nella prevenzione

di Redazione
Diabete, Riccardo C. Bonadonna nuovo presidente SID: “L’innovazione deve essere accessibile a tutti”

La diabetologia sta attraversando una fase di profonda trasformazione, con l’arrivo di farmaci sempre più efficaci, nuove tecnologie per la gestione della malattia e prospettive terapeutiche che fino a pochi anni fa sembravano lontane. Una stagione di opportunità scientifiche che porta con sé anche una questione centrale per il Servizio sanitario nazionale: come garantire che i progressi della ricerca siano accessibili a tutte le persone con diabete, indipendentemente dal luogo in cui vivono e dalle loro condizioni economiche? È da questa sfida che prende avvio il mandato di Riccardo C. Bonadonna, eletto nuovo presidente della Società italiana di diabetologia (SID) per il prossimo biennio, in occasione del 31° Congresso della Società. Succede a Raffaella Buzzetti, che dopo aver guidato la SID nell’ultimo biennio assume la presidenza della Fondazione Diabete Ricerca. Il nuovo presidente individua nell’equità delle cure, nel sostegno alla ricerca indipendente e negli investimenti nella diabetologia i principali assi del proprio programma. L’obiettivo è fare in modo che l’innovazione non rimanga confinata alla sperimentazione o ai centri maggiormente specializzati, ma possa tradursi in benefici concreti nella pratica clinica. “La diabetologia sta attraversando un vero e proprio big bang della ricerca. Disponiamo di terapie innovative estremamente efficaci e altre, potenzialmente rivoluzionarie, arriveranno nei prossimi anni. È una stagione di grandi opportunità, ma anche di nuove responsabilità nei confronti dei pazienti e della collettività”, afferma Bonadonna.

Innovazione terapeutica e sostenibilità, la sfida dell’accesso alle cure

La disponibilità di trattamenti sempre più avanzati sta modificando le prospettive di gestione del diabete, ma la loro introduzione pone interrogativi sull’organizzazione dell’assistenza e sulla sostenibilità economica. La crescente diffusione della malattia e delle sue complicanze richiede, infatti, strategie capaci di coniugare appropriatezza terapeutica, prevenzione e continuità assistenziale. Per il presidente SID, il progresso scientifico deve procedere insieme alla capacità del sistema sanitario di garantire un accesso equo alle nuove opportunità. Le differenze territoriali e sociali non devono trasformarsi in un ostacolo alla possibilità di ricevere le cure più appropriate. “Il nostro compito sarà fare in modo che il progresso scientifico si traduca in benefici concreti per tutte le persone con diabete”, sottolinea. In questa prospettiva, la Società intende rafforzare il proprio ruolo di interlocutore scientifico delle istituzioni, contribuendo alla definizione di politiche sanitarie che sappiano valorizzare l’innovazione e ridurre le disuguaglianze nell’assistenza.

Investire nella diabetologia significa prevenire complicanze

Un altro punto centrale del programma riguarda il riconoscimento della diabetologia come ambito strategico per la sanità pubblica. Intervenire precocemente, individuare tempestivamente la malattia e garantire una presa in carico adeguata significa, infatti, incidere non soltanto sulla qualità di vita delle persone, ma anche sull’evoluzione delle complicanze e sui costi assistenziali. Il ragionamento proposto da Bonadonna è quello di superare una visione degli investimenti sanitari concentrata esclusivamente sulla spesa immediata, considerando invece i benefici che possono derivare da una gestione appropriata della patologia. “Investire nella diabetologia non significa aumentare la spesa, ma creare valore. Diagnosi tempestive, accesso alle migliori terapie e una presa in carico appropriata permettono di prevenire complicanze invalidanti, ridurre ricoveri e costi assistenziali e migliorare la qualità di vita”, spiega. La SID intende quindi proseguire il confronto con i decisori pubblici affinché la disciplina trovi un adeguato riconoscimento nella programmazione sanitaria. Una necessità che diventa ancora più evidente considerando il peso epidemiologico del diabete e le conseguenze delle sue complicanze sulla salute individuale e sulla sostenibilità del welfare.

Diabete di tipo 2 e obesità, la prevenzione deve uscire dagli ambulatori

La prevenzione rappresenta un altro asse del nuovo mandato. Per Bonadonna, contrastare il diabete di tipo 2 e l’obesità richiede un approccio che non si esaurisca nell’invito ai singoli cittadini a modificare le proprie abitudini, ma coinvolga anche le politiche pubbliche e l’organizzazione degli ambienti di vita. Le condizioni socio-economiche, la disponibilità di spazi per praticare attività fisica, l’organizzazione del lavoro e la possibilità di accedere a un’alimentazione equilibrata contribuiscono a determinare le opportunità di mantenersi in salute. Per questo la prevenzione deve diventare una responsabilità condivisa, capace di intervenire anche sui fattori ambientali e sociali che influenzano il rischio di malattia. “Il diabete di tipo 2 e l’obesità non possono essere affrontati esclusivamente attraverso le scelte individuali. Anche la riduzione delle disuguaglianze socio-economiche, l’urbanistica, l’organizzazione del lavoro, la disponibilità di spazi per l’attività fisica e uno stile di vita salutare incidono sul rischio di malattia”, evidenzia il presidente SID. L’obiettivo è contribuire a orientare le politiche pubbliche verso modelli di società che rendano più semplice adottare comportamenti salutari, superando un’impostazione che attribuisce soltanto alle persone la responsabilità della prevenzione.

Diabete di tipo 1, nuove terapie e il nodo dei costi

Uno sguardo particolare è rivolto al diabete di tipo 1, settore nel quale la ricerca sta aprendo prospettive terapeutiche potenzialmente in grado di modificare la storia naturale della malattia. Le innovazioni attese nei prossimi anni potrebbero rappresentare un cambiamento significativo, ma la loro disponibilità richiederà una programmazione attenta anche sul piano economico e organizzativo. Il tema dell’accessibilità diventa particolarmente rilevante per trattamenti che potrebbero avere costi elevati e richiedere criteri specifici di selezione delle persone destinatarie. “Nei prossimi cinque anni assisteremo all’arrivo di terapie capaci di cambiare profondamente la storia naturale del diabete di tipo 1”, anticipa Bonadonna. “Il prezzo dell’innovazione non deve diventare una barriera al diritto alla cura“. Prepararsi a questa nuova fase significa, secondo il presidente, investire fin da ora nelle competenze scientifiche, nell’organizzazione dei servizi e nella sostenibilità economica, così da poter individuare criteri trasparenti ed equi per l’accesso ai trattamenti e garantire che le opportunità terapeutiche raggiungano le persone che possono trarne il maggiore beneficio.

Chi è Riccardo C. Bonadonna

Professore ordinario di Endocrinologia e Malattie del metabolismo presso le Università di Verona e Parma, Riccardo C. Bonadonna dirige l’Unità operativa complessa di Endocrinologia, Diabetologia e Malattie del metabolismo dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona. Specialista in Endocrinologia e Malattie del metabolismo, Geriatria e Gerontologia e Medicina nucleare, ha maturato esperienze di ricerca negli Stati Uniti, presso la Yale University di New Haven e la University of Texas Health Science Center di San Antonio. È autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali peer-reviewed. Tra i principali ambiti della sua attività di ricerca figurano la fisiopatologia, la genetica e la sottotipizzazione del diabete di tipo 2, le terapie avanzate del diabete mellito e la quantificazione non invasiva della massa delle cellule beta pancreatiche. Alla presidenza SID si apre ora un biennio nel quale la sfida sarà accompagnare la rapida evoluzione della ricerca con politiche capaci di garantire appropriatezza, equità e sostenibilità. Perché il valore di una nuova terapia non si misura soltanto dalla sua efficacia, ma anche dalla possibilità che diventi concretamente disponibile per chi ne ha bisogno.

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