Le persone anziane sono le più colpite, ma circa 6mila decessi riguardano la fascia tra i 20 e i 64 anni. I ricercatori: "Le città devono adattarsi alle temperature crescenti"
Oltre 50mila decessi correlati al caldo nelle città europee durante l’estate 2026, circa due terzi dei quali attribuibili al cambiamento climatico causato dalle attività umane. È quanto emerge da una ricerca condotta dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine (LSHTM) e dall’Imperial College London, che stima in 50.391 le morti correlate alle alte temperature registrate tra giugno e agosto nelle aree urbane analizzate. Lo studio, pubblicato su Nature Health, ha preso in esame 854 aree urbane in 27 Paesi dell’Unione europea, nel Regno Unito, in Norvegia e in Svizzera. Nel complesso, le città considerate rappresentano circa il 40% della popolazione dei 30 Paesi inclusi nell’analisi. Secondo le stime dei ricercatori, 32.619 dei decessi correlati al caldo sarebbero attribuibili al riscaldamento globale causato dalle attività umane: una quota pari al 65% del totale. L’estate 2026 risulta così la più letale per il caldo, tra quelle analizzate dal 2000. Il numero stimato di decessi è quasi doppio rispetto a quello del 2022, quando le morti correlate alle alte temperature erano state circa 29.500, e a quello del 2003, con circa 28.500 decessi.
Il caldo ha colpito con particolare intensità in alcuni periodi dell’estate. Tra il 17 giugno e il 1° luglio, i ricercatori hanno stimato 14.539 decessi correlati alle alte temperature, pari a circa il 29% del totale stagionale. Di questi, 8.262 sarebbero attribuibili al riscaldamento causato dalle attività umane. Nello stesso periodo, la temperatura media giornaliera nelle aree analizzate ha raggiunto valori superiori di 5,3 °C rispetto alla media climatica di riferimento del periodo 1991-2020. L’anomalia media giornaliera massima riportata per questo intervallo è stata di 7,3 °C. Nel complesso dell’estate, l’Europa occidentale ha registrato un’anomalia termica media di 2,9 °C rispetto al periodo 1991-2020. In alcune aree e giornate, le temperature hanno raggiunto valori molto superiori alle medie stagionali. Anche l’Europa meridionale e quella orientale hanno sperimentato periodi di caldo intenso, con conseguenze sulla mortalità.
L’età è uno dei fattori che maggiormente incidono sul rischio di mortalità associato al caldo. Secondo i risultati dello studio, le persone più anziane hanno sostenuto il carico maggiore: nella fascia dagli 85 anni in su sono stati stimati 22.502 decessi correlati al caldo, mentre tra le persone di età compresa tra 75 e 84 anni i decessi stimati sono stati 14.182. Il fenomeno, tuttavia, non riguarda soltanto gli anziani. Nella fascia tra i 20 e i 44 anni sono stati stimati 833 decessi, mentre tra i 45 e i 64 anni il numero sale a 5.189. Complessivamente, si tratta di circa 6mila morti correlate al caldo tra i 20 e i 64 anni. La quota di decessi attribuibile al cambiamento climatico aumenta con l’età: secondo le stime, rappresenta il 50% dei decessi correlati al caldo tra i 20 e i 44 anni e arriva al 67% tra le persone di 85 anni e oltre. “Questa estate è stata un’altra drammatica dimostrazione del fatto che il cambiamento climatico è un problema che riguarda tutti”, ha dichiarato Pierre Masselot, professore assistente, statistico ed epidemiologo presso la LSHTM e coautore degli studi. “Non sono più soltanto le regioni più calde a soffrire: alcune aree dell’Europa occidentale e settentrionale stanno sperimentando temperature estreme e un impatto sulla salute senza precedenti”.
Una seconda ricerca dello stesso gruppo di studiosi ha analizzato la mortalità correlata al caldo nelle medesime 854 aree urbane europee durante le estati dal 2000 al 2025. Secondo i risultati riportati nella pubblicazione principale, in questo arco temporale si sarebbero verificati oltre 430mila decessi correlati al caldo. La quota attribuibile al cambiamento climatico causato dalle attività umane sarebbe aumentata da circa il 40% nel 2000 a oltre due terzi nel 2025. La tendenza è coerente con gli effetti delle emissioni di gas serra, generate soprattutto dalla combustione dei combustibili fossili, che contribuiscono all’aumento delle temperature medie e all’intensificazione degli episodi di caldo estremo. “Questi numeri ricordano in modo drammatico che le estati sempre più calde ed estreme stanno avendo un impatto crescente e grave sulla salute pubblica”, ha affermato Clair Barnes, ricercatrice sui fenomeni meteorologici estremi e sui cambiamenti climatici presso l’Imperial College London e prima autrice dei due studi. Secondo Barnes, è urgente accelerare la transizione dai combustibili fossili per rallentare il riscaldamento globale e, allo stesso tempo, attuare interventi mirati per proteggere le persone più vulnerabili.
Per stimare il contributo del cambiamento climatico alla mortalità dell’estate 2026, i ricercatori hanno analizzato le temperature giornaliere registrate nelle 854 aree urbane tra il 1° giugno e il 31 agosto. Attraverso osservazioni meteorologiche e modelli climatici, hanno confrontato le temperature del clima attuale, caratterizzato da un riscaldamento globale di circa 1,4 °C, con quelle ipotizzabili in uno scenario senza riscaldamento causato dalle attività umane. I dati sono stati combinati con le evidenze scientifiche sulla relazione tra temperature giornaliere e mortalità per tutte le cause. Il confronto ha permesso di stimare i decessi correlati al caldo nelle condizioni effettivamente verificatesi e quelli che si sarebbero potuti verificare in un clima più fresco. La differenza tra le due stime è stata considerata la mortalità attribuibile al cambiamento climatico antropico. Gli autori precisano che i risultati non rappresentano un conteggio diretto dei decessi in cui il caldo è stato registrato come causa di morte, ma stime ottenute attraverso modelli matematici e statistici. Le valutazioni si basano sulle temperature, sulle popolazioni esposte e sulla relazione storicamente osservata tra caldo e mortalità. “La relazione tra temperature più elevate e aumento dei decessi correlati al caldo è consolidata e statisticamente robusta”, ha spiegato Garyfallos Konstantinoudis, professore assistente presso il Grantham Institute dell’Imperial College London. Secondo il ricercatore, queste evidenze consentono di modellizzare e prevedere l’impatto delle temperature estive sulla mortalità delle comunità europee.
Di fronte a un impatto sanitario crescente, gli autori sottolineano la necessità di agire su due fronti: ridurre le emissioni di gas serra e rafforzare le misure di adattamento al caldo. Tra gli interventi indicati figurano i sistemi di allerta per i rischi sanitari legati alle alte temperature, il miglioramento delle abitazioni e delle strutture sanitarie e una pianificazione urbana capace di aumentare le zone d’ombra e gli spazi verdi. “È sempre più evidente che le nostre città sono poco adattate all’aumento delle temperature ed è fondamentale rafforzare gli interventi di adattamento”, ha osservato Masselot, richiamando l’importanza di creare più aree verdi, ridurre l’inquinamento e garantire assistenza sanitaria alle popolazioni esposte. I risultati indicano che il caldo estremo rappresenta una sfida crescente per la salute pubblica europea. Ridurre le emissioni e rendere città e servizi sanitari più preparati alle ondate di calore sarà fondamentale per limitare i rischi, con particolare attenzione alle persone più vulnerabili.
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