Salute 26 Ottobre 2026 16:20

Tumore endometrio, due studi al Congresso ESMO. Sacituzumab tirumotecan migliora la sopravvivenza e pembrolizumab il rischio di progressione

I risultati degli studi TroFuse-005 e KEYNOTE-C93, presentati a ESMO 2026 e pubblicati su The Lancet, mostrano benefici rispettivamente con sacituzumab tirumotecan sulla sopravvivenza e con pembrolizumab sulla sopravvivenza libera da progressione nel carcinoma endometriale

di Marco Landucci
Tumore endometrio, due studi al Congresso ESMO. Sacituzumab tirumotecan migliora la sopravvivenza e pembrolizumab il rischio di progressione

Un nuovo anticorpo farmaco-coniugato, sacituzumab tirumotecan (sac-TMT), potrebbe cambiare lo standard di cura del carcinoma endometriale, il quarto tumore più frequentemente diagnosticato nelle donne in Italia (circa 8.650 nuove diagnosi nel 2024).

Sono stati presentati oggi al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), in corso a Madrid, e pubblicati simultaneamente da The Lancet i dati late-breaking dello studio registrativo di Fase III TroFuse-005, che ha valutato sacituzumab tirumotecan, anticorpo farmaco-coniugato (ADC) sperimentale diretto contro TROP2, in pazienti con cancro dell’endometrio avanzato o ricorrente che hanno ricevuto una precedente chemioterapia a base di platino e immunoterapia anti-PD-1/L1. Sac-TMT è sviluppato da MSD in collaborazione con Kelun-Biotech.

Lo studio

Nell’analisi finale, lo studio TroFuse-005 ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante nei suoi due endpoint primari di sopravvivenza globale (OS) e sopravvivenza libera da progressione (PFS), nonché nell’endpoint secondario chiave di tasso di risposta obiettiva (ORR), rispetto al trattamento a scelta del medico (TPC; doxorubicina o paclitaxel).

Lo studio –  randomizzato, condotto in 242 centri in 31 Paesi – ha coinvolto 776 donne con carcinoma endometriale, la cui malattia era progredita dopo precedenti trattamenti con chemioterapia a base di platino e immunoterapia, somministrate insieme oppure in momenti diversi.

Le principali evidenze

Al momento dell’analisi, con un follow-up mediano di 14,0 mesi, sac-TMT ha ridotto il rischio di morte del 32% (HR=0,68), prolungando la sopravvivenza globale mediana di 7 mesi rispetto a doxorubicina o paclitaxel (19 mesi vs. 12 mesi).

Sac-TMT ha anche ridotto il rischio di progressione della malattia o di morte del 41% (HR=0,59), prolungando la PFS mediana di 3,3 mesi rispetto a doxorubicina o paclitaxel (7,2 mesi vs. 3,9 mesi). Lo studio ha migliorato il tasso di risposta obiettiva che è raddoppiato, passando dal 17% con doxorubicina o paclitaxe al 35% con sac-TMT. Le risposte sono state durature, con una durata mediana della risposta di 11 mesi nel braccio sac-TMT e di 7 mesi nel braccio doxorubicina o paclitaxel.

“Sac-TMT è il primo ADC anti-TROP2 a dimostrare un miglioramento della sopravvivenza globale nel cancro dell’endometrio avanzato o ricorrente in questo setting rispetto alla chemioterapia in uno studio globale di Fase 3. Inoltre, TroFuse-005 ha evidenziato un tasso di risposte più elevato e una maggiore durata della risposta tra le pazienti trattate con sac-TMT rispetto alla chemioterapia”, afferma Domenica Lorusso,global lead investigator di TroFuse-005, lead investigator per ENGOT, Direttrice del Programma di Ginecologia Oncologica dell’IRCCS Humanitas San Pio X e professoressa ordinaria di Humanitas University, “L’incidenza e i tassi di mortalità del cancro dell’endometrio sono in aumento in tutto il mondo, e i risultati del TroFuse-005 hanno il potenziale per cambiare il modo in cui trattiamo le pazienti che hanno ricevuto una precedente chemioterapia a base di platino e immunoterapia anti-PD-1/L1”.

Carcinoma dell’endometrio avanzato o ricorrente.I dati dello studio KEYNOTE-C93/GOG-3064/ENGOT-en15

Al Congresso ESMO sono presentati anche i dati dello studio di Fase III KEYNOTE-C93/GOG-3064/ENGOT-en15, che ha valutato pembrolizumab, terapia anti-PD-1 di MSD, in monoterapia per il trattamento di pazienti con carcinoma dell’endometrio avanzato o ricorrente con deficit del sistema di riparazione del mismatch (dMMR) che non avevano ricevuto in precedenza chemioterapia sistemica o che avevano avuto una recidiva dopo una precedente terapia adiuvante. Questi dati sono stati pubblicati contemporaneamente da The Lancet.

A un follow up di 36 mesi, la sopravvivenza mediana libera da progressione ha raggiunto i 38 mesi con pembrolizumab rispetto a 8 mesi con la sola chemioterapia, con una riduzione del rischio di progressione di malattia de l43% (HR 0,57). A 36 mesi la sopravvivenza globale è stata pari al 70% con pembrolizumab rispetto al 62% con la chemioterapia.

“Circa il 25% delle pazienti presenta il deficit di un sistema di riparazione al danno del DNA, il mismatch repair. Gli inibitori dei checkpoint immunitari hanno migliorato significativamente la prognosi delle pazienti con carcinoma endometriale avanzato o ricorrente, in particolare in presenza di questa particolare caratteristica biologica – spiega  Sandro Pignata, principal investigator europeo dello studio e Direttore dell’Oncologia Medica del Dipartimento di Uro-ginecologia dell’IRCCS Fondazione Pascale di Napoli – Oggi lo standard per queste pazienti è rappresentato dall’immunoterapia associata alla chemioterapia e dal trattamento di mantenimento con immunoterapia. Ma non tutte le pazienti sono candidabili alla chemioterapia”.

“Questi risultati evidenziano il potenziale di un approccio senza chemioterapia per alcune pazienti con carcinoma dell’endometrio dMMR avanzato o recidivante, con pembrolizumab in monoterapia che ha dimostrato un beneficio clinicamente rilevante in termini di sopravvivenza libera da progressione rispetto alla chemioterapia- conclude Sandro Pignata – Va inoltre sottolineato che la qualità di vita è risultata migliore con questo approccio. La giornata di oggi segna un successo importante della ricerca italiana con due studi che hanno visto il coordinamento internazionale da parte di ricercatori del gruppo MITO”.