Salute 26 Ottobre 2026 18:25

Fentanyl, i test rapidi sulle urine possono dare falsi positivi: l’interferenza del risperidone

Uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato su Clinical Chemistry and Laboratory Medicine, ha individuato un’interferenza del risperidone nei test rapidi per rilevare il fentanyl

di Redazione
Fentanyl, i test rapidi sulle urine possono dare falsi positivi: l’interferenza del risperidone

Un test rapido positivo al fentanyl non significa necessariamente che la sostanza sia presente nelle urine. A influenzare il risultato possono essere anche alcuni farmaci assunti a scopo terapeutico, con il rischio di generare sospetti ingiustificati sul consumo di sostanze stupefacenti. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), pubblicato sulla rivista scientifica Clinical Chemistry and Laboratory Medicine. La ricerca è partita da un’anomalia osservata in alcuni servizi di salute mentale: diverse persone sottoposte a test rapidi sulle urine risultavano positive al fentanyl, ma le successive analisi di laboratorio, più specifiche, non confermavano la presenza della sostanza. Per individuare la possibile causa della discrepanza, i ricercatori hanno approfondito la composizione dei campioni, identificando due farmaci: il risperidone, utilizzato per il trattamento di alcuni disturbi psichiatrici, e l’acido valproico, impiegato nell’epilessia e in alcuni disturbi dell’umore.

Il risperidone può interferire con il test

Per verificare quale delle due sostanze potesse essere responsabile dei risultati inattesi, il gruppo di ricerca ha condotto un esperimento di laboratorio, aggiungendo i farmaci separatamente e poi insieme a campioni di urina che inizialmente non li contenevano. Il risultato ha evidenziato che la presenza di risperidone poteva determinare una falsa positività al fentanyl, anche quando il farmaco era associato all’acido valproico. Quest’ultimo, invece, non produceva lo stesso effetto quando era presente da solo. Il fenomeno è noto come cross-reattività: si verifica quando una sostanza diversa da quella ricercata interferisce con il test, generando un segnale che può essere interpretato come positivo. In questo caso, il test rapido può quindi indicare la presenza di fentanyl anche se la sostanza non è effettivamente rilevabile nel campione. “Il fenomeno si chiama cross-reattività, ma il concetto è semplice: il test può confondere una sostanza con un’altra e segnalare una positività che, in realtà, non corrisponde alla presenza del fentanyl”, spiegano Manuela Pellegrini e Annagiulia Di Trana, del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’ISS e tra le autrici dello studio. Un aspetto rilevante riguarda la concentrazione alla quale è stata osservata l’interferenza: secondo i ricercatori, il fenomeno si è verificato a livelli di risperidone compatibili con quelli riscontrabili nelle urine delle persone che assumono il farmaco a scopo terapeutico. Non si tratta, quindi, di un’interferenza osservata esclusivamente in condizioni sperimentali lontane dall’uso clinico.

Perché un falso positivo può avere conseguenze importanti

L’affidabilità dei test tossicologici è particolarmente importante quando i risultati possono influenzare valutazioni sanitarie, percorsi assistenziali o il rapporto tra una persona e i professionisti che la seguono. Una falsa positività può infatti essere interpretata erroneamente come indicativa di un consumo di sostanze stupefacenti, generando preoccupazione e incomprensioni. Il rischio è particolarmente delicato per chi assume regolarmente farmaci per la salute mentale, perché un risultato non confermato potrebbe influenzare il modo in cui viene valutata la sua situazione clinica. “Un falso positivo può avere conseguenze importanti, soprattutto per una persona che assume regolarmente farmaci psichiatrici”, sottolinea Simona Pichini, direttrice del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’ISS. Un risultato errato, aggiunge, potrebbe far sospettare il consumo di sostanze stupefacenti e influenzare decisioni sanitarie e assistenziali. La ricercatrice richiama quindi la necessità di non considerare un test rapido positivo come una prova definitiva dell’assunzione di fentanyl, soprattutto quando il risultato è inatteso o può avere conseguenze rilevanti.

La conferma di laboratorio resta fondamentale

I test rapidi sulle urine rappresentano uno strumento utile per ottenere indicazioni in tempi brevi, ma i risultati devono essere interpretati tenendo conto dei loro limiti. La possibilità di interferenze farmacologiche dimostra quanto sia importante distinguere tra un risultato preliminare e la conferma della presenza di una sostanza. Quando emerge una positività inattesa, in particolare in una persona che assume farmaci potenzialmente interferenti, è quindi opportuno ricorrere ad analisi di laboratorio più specifiche e affidabili. Questi esami permettono di verificare il risultato iniziale e di ridurre il rischio di conclusioni errate. Lo studio dell’ISS richiama così l’attenzione su un aspetto concreto della pratica clinica: un test deve essere valutato non soltanto in base al risultato che restituisce, ma anche considerando le possibili interferenze e il contesto in cui viene utilizzato. La corretta interpretazione dei dati tossicologici è essenziale per evitare che un falso positivo si trasformi in un sospetto infondato, con possibili ripercussioni sulla persona e sul suo percorso di cura.

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