Nutri e Previeni 26 Ottobre 2026 14:15

Cibi ultraprocessati, nei bambini una maggiore risposta cerebrale agli stimoli alimentari

Osservato tra i 7 e i 10 anni un’associazione tra il consumo di alimenti ultraprocessati, la risposta cerebrale alle immagini di cibi appetibili e le variazioni della composizione corporea nell’anno successivo

di Isabella Faggiano
Cibi ultraprocessati, nei bambini una maggiore risposta cerebrale agli stimoli alimentari

Il rapporto tra alimentazione e cervello potrebbe contribuire a spiegare, almeno in parte, perché alcuni bambini siano più esposti al rischio di un aumento del grasso corporeo. A suggerirlo è uno studio pubblicato su JAMA Network Open, secondo cui un maggiore consumo abituale di alimenti ultraprocessati è associato a una risposta più intensa di una specifica area cerebrale quando i bambini osservano immagini di cibi appetibili. La stessa risposta risulta associata a un maggiore incremento dell’adiposità nei dodici mesi successivi. La ricerca, condotta da Kathleen Page e colleghi della Keck School of Medicine della University of Southern California nell’ambito dello studio longitudinale BrainChild, ha coinvolto 46 bambini tra i 7 e i 10 anni, tutti normopeso all’inizio dell’osservazione. “I bambini hanno un cervello ancora in fase di sviluppo, le abitudini si stanno formando e le preferenze alimentari si stanno definendo”, osserva Page, sottolineando l’importanza di comprendere i meccanismi che possono collegare le esperienze alimentari precoci alle successive traiettorie di salute. I risultati non dimostrano che gli alimenti ultraprocessati provochino direttamente modificazioni cerebrali o aumento di peso. Individuano, tuttavia, un’associazione che merita ulteriori approfondimenti, soprattutto in una fase della vita in cui si consolidano comportamenti e preferenze destinati a influenzare le abitudini future.

Cosa succede nel cervello quando i bambini vedono cibi appetibili

Per studiare la risposta cerebrale, i ricercatori hanno sottoposto i bambini a una risonanza magnetica funzionale mentre osservavano immagini di alimenti, tra cui biscotti e patatine fritte, alternate a fotografie di oggetti non alimentari. I dati ottenuti sono stati messi in relazione con le informazioni sulle abitudini alimentari e con le misurazioni della composizione corporea, ripetute dopo circa un anno. L’attenzione si è concentrata sullo striato, una regione cerebrale coinvolta nei meccanismi della ricompensa, nella motivazione e nell’apprendimento. In particolare, è emersa un’associazione tra il consumo di alimenti ultraprocessati e una maggiore risposta dello striato dorsale agli stimoli alimentari. Non è stata invece osservata un’associazione statisticamente significativa per lo striato ventrale. Lo striato dorsale partecipa a processi che contribuiscono a collegare gli stimoli alle azioni e alla formazione delle abitudini. Una maggiore reattività di quest’area davanti a immagini di cibo potrebbe quindi rappresentare un elemento utile per comprendere il rapporto tra esposizione agli alimenti, motivazione e comportamento alimentare. Resta da chiarire, però, in quale direzione si sviluppi questa relazione. Non è possibile stabilire se il consumo più frequente di ultraprocessati sia associato a una maggiore risposta cerebrale oppure se i bambini più reattivi agli stimoli alimentari tendano a scegliere più spesso questi prodotti. Le due dinamiche potrebbero anche coesistere.

L’associazione con il grasso corporeo dopo dodici mesi

I ricercatori hanno valutato anche l’evoluzione della composizione corporea nell’anno successivo alla prima rilevazione. Una maggiore risposta dello striato dorsale alle immagini di cibo è risultata associata a un incremento dell’indice di massa corporea e della percentuale di grasso corporeo. Il consumo iniziale di alimenti ultraprocessati è risultato inoltre associato a una maggiore circonferenza vita alla fine del periodo di osservazione. L’analisi ha rilevato anche associazioni con l’indice di massa corporea e la percentuale di grasso corporeo, sebbene queste ultime richiedano particolare cautela sul piano statistico. Un elemento interessante riguarda il ruolo della risposta cerebrale nelle associazioni osservate. Quando i ricercatori hanno considerato l’attivazione dello striato dorsale nei modelli statistici, l’associazione tra consumo di ultraprocessati e variazione dell’indice di massa corporea si è attenuata del 31%, mentre quella relativa alla percentuale di grasso corporeo si è ridotta del 44%. Queste riduzioni suggeriscono che la risposta cerebrale possa contribuire a spiegare parte del legame osservato tra alimentazione e variazioni della composizione corporea. Non dimostrano, tuttavia, che l’attività dello striato dorsale sia il meccanismo attraverso cui gli alimenti ultraprocessati determinano un aumento di peso. Per verificare questa ipotesi saranno necessari ulteriori studi.

Non soltanto una questione di zuccheri

Un’altra questione affrontata dai ricercatori riguarda il possibile ruolo degli zuccheri aggiunti. Nelle analisi esplorative, il loro consumo non è risultato significativamente associato alla risposta dello striato dorsale o ventrale, sebbene la direzione delle associazioni fosse simile a quella osservata per gli alimenti ultraprocessati. Quando il consumo di zuccheri aggiunti è stato considerato nelle analisi, l’associazione tra alimenti ultraprocessati e risposta dello striato dorsale si è attenuata e non ha più raggiunto la significatività statistica. Il risultato non permette di identificare con certezza quali caratteristiche degli alimenti siano maggiormente coinvolte. Suggerisce, piuttosto, che il rapporto tra ultraprocessati e risposta cerebrale potrebbe essere legato a una combinazione di fattori, non riconducibili necessariamente al solo contenuto di zuccheri. Gli alimenti ultraprocessati, infatti, costituiscono una categoria eterogenea, che comprende prodotti con caratteristiche nutrizionali e sensoriali differenti. I risultati ottenuti a livello di categoria non possono quindi essere automaticamente estesi a ogni singolo alimento.

Dalla ricerca a possibili interventi precoci

Comprendere come le abitudini alimentari si associno alla risposta cerebrale durante l’infanzia potrebbe contribuire, in futuro, a individuare strategie di prevenzione più mirate. È questa una delle prospettive indicate dal gruppo di ricerca, che intende verificare se sostituire gli alimenti ultraprocessati con prodotti meno trasformati possa modificare la risposta agli stimoli alimentari e influenzare l’evoluzione del peso corporeo nel tempo. Si tratta, per ora, di una prospettiva di ricerca e non di un intervento di efficacia già dimostrata. Lo studio presenta infatti limiti importanti: il campione è ridotto, comprende soltanto bambini inizialmente normopeso e non consente di stabilire un rapporto causale. Anche le informazioni alimentari, basate sul ricordo dei consumi nelle 24 ore precedenti, possono essere soggette a imprecisioni. Inoltre, la risposta cerebrale è stata misurata in un solo momento. Per comprendere meglio come si sviluppino le associazioni osservate sarebbero necessarie ricerche più ampie, con valutazioni ripetute delle abitudini alimentari, dell’attività cerebrale e della composizione corporea durante la crescita. Il lavoro aggiunge così un tassello allo studio dei rapporti tra alimentazione, meccanismi della ricompensa e sviluppo infantile. Il dato centrale non è la dimostrazione che gli ultraprocessati alterino il cervello dei bambini, ma l’individuazione di un’associazione tra consumo di questi alimenti, risposta dello striato dorsale e successive variazioni dell’adiposità. Comprendere meglio questo legame potrebbe aiutare a orientare, in futuro, interventi precoci per promuovere abitudini alimentari più salutari.

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