Mondo 6 novembre 2017

Le ONG al G7: bene sul clima, ma fare di più su salute donne e migranti

«Il G7 Salute, che si è concluso oggi a Milano, poteva essere l’opportunità di fare la differenza per la presidenza italiana. Se gli intenti politici sono apprezzabili, nella dichiarazione manca l’impegno dei paesi G7 a investimenti finanziari concreti e quantificabili e alla realizzazione di un piano di azione operativo che garantisca l’attuazione di tutte le […]

«Il G7 Salute, che si è concluso oggi a Milano, poteva essere l’opportunità di fare la differenza per la presidenza italiana. Se gli intenti politici sono apprezzabili, nella dichiarazione manca l’impegno dei paesi G7 a investimenti finanziari concreti e quantificabili e alla realizzazione di un piano di azione operativo che garantisca l’attuazione di tutte le iniziative riportate». È quanto dichiarato in una nota dalla GCAP Italia, coalizione composta da decine di organizzazioni, sindacati e movimenti della società civile che è stata rappresentata a Milano da Action Global Health Advocacy Partnership, Aidos, Osservatorio AiDS e Oxfam, insieme a Friends of Global Fund Europe e Osservatorio Internazionale per la Salute.

«Buona notizia è avere riconosciuto, nonostante le differenze di posizionamento degli Stati Uniti, l’impatto sulla salute dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale. Sono infatti circa 12,6 milioni le morti annuali attribuibili all’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, alle esposizioni chimiche, ai cambiamenti climatici e alle radiazioni ultraviolette. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ricorda che il 26% dei decessi tra i bambini e bambine di età inferiore a cinque anni sono causati da malattie correlate all’inquinamento. Per non parlare dei cosiddetti migranti climatici che senza provvedimenti adeguati potranno essere 1 miliardo entro il 2050.

Come dichiarato dal direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, in apertura del summit – prosegue la nota -, dobbiamo incrementare gli investimenti in ricerca e sviluppo per combattere la resistenza antimicrobica, in particolare della tubercolosi (TBC). Con 1,7 milioni di morti nel 2016, è il primo killer a livello mondiale tra le malattie infettive. Se non si trovano risposte urgenti, nel 2050, la TBC rappresenterà un quarto delle morti per infezioni da batteri antibiotico-resistenti. Salutiamo l’iniziativa del G7 di supportare politicamente l’organizzazione di una riunione di alto livello delle Nazioni Unite sulla tubercolosi nel 2018. A parte il riferimento al necessario sostegno a UNITAID (organizzazione internazionale che investe nella ricerca e sviluppo di nuovi farmaci e tecniche diagnostiche accessibili ai paesi più poveri), rileviamo, tuttavia, con preoccupazione l’assenza di un impegno politico sull’accessibilità e il controllo del prezzo dei farmaci per tutte le malattie, in tutti i paesi.

Questione critica e trasversale è la salute delle donne, è stata infatti sottolineata l’urgenza di affrontare la mortalità perinatale e quella materna e di occuparsi della malnutrizione delle donne in gravidanza. Ma altrettanto importante sarebbe garantire l’accesso ai servizi per la salute, in particolare quella sessuale e riproduttiva, lungo l’intero ciclo di vita di donne e ragazze che, come sottolineato dal Direttore generale dell’OMS, devono essere libere di scegliere se, quando e con chi avere figli; l’accesso ai servizi è inoltre necessario per evitare le malattie a trasmissione sessuale e per la libertà dalla violenza di cui è vittima una donna su tre nel pianeta. Questo sarebbe possibile grazie al finanziamento di attori multilaterali come UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione) di cui purtroppo non c’è traccia nella dichiarazione finale.

Bene che si riaffermino gli impegni e gli obiettivi fissati nei G7 e G20 precedenti, in collegamento con l’Agenda 2030: sconfiggere la polio e porre fine a HIV/AIDS, malaria, TBC entro il 2030 attraverso il pieno sostegno a meccanismi di finanziamento quali UNAIDS, Global Fund, GPEI, UNITAID e GAVI, su cui si chiede anche all’Italia un impegno più ampio.

La disuguaglianza in salute va contrastata sia con la promozione di politiche volte a perseguire la copertura sanitaria universale, sia attraverso il rafforzamento dei sistemi sanitari nazionali per assicurare cure e prevenzione, sconfiggere le principali epidemie e affrontare le emergenze sanitarie. Questo significa garantire anche il diritto alla salute dei/delle migranti e rifugiati/e nei paesi di origine, di transito e di destinazione, assicurando la loro salute fisica, mentale e l’accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva.
Ribadiamo che la salute globale è un diritto umano fondamentale e che l’accesso universale ai servizi sanitari è la precondizione per garantire il diritto alla salute e requisito fondamentale per lo sviluppo sostenibile di ogni paese.

Ci auguriamo che la presidenza canadese – conclude la nota – ponga la salute globale al centro dell’agenda del prossimo G7 e che vi siano delle iniziative di finanziamento come già avvenuto in passati summit per dare concretezza agli impegni politici assunti».

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